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“Reality”, il lato oscuro dei sogni

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Video intervista a Aniello Arena, Nando Paone e Loredana Simioli.

Dopo aver vinto il Gran Prix della Giuria all’ultimo festival di Cannes, arriva nelle sale “Reality” di Matteo Garrone, tratto da una storia vera. A quattro anni di distanza da “Gomorra”, che gli valse lo stesso riconoscimento e le critiche entusiastiche della stampa internazionale, il regista supera con successo l’impegnativa prova successiva, confermando il suo talento e dimostrando, cimentandosi nella commedia amara, di saper cambiare genere.

La storia è quella di Luciano, un pescivendolo napoletano che, per aumentare gli scarsi guadagni familiari, si arrangia con piccole truffe insieme alla moglie Maria. Un giorno, spinto dai figli e dai parenti, partecipa ad un provino per entrare nella casa del Grande Fratello e da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Luciano perde la percezione della realtà rimanendo vittima delle sue illusioni. Garrone cala il protagonista in un mondo parallelo alla realtà, quello del sogno e delle aspettative che si scontra dolorosamente col primo. Ad interpretare Luciano è lo straordinario Aniello Arena, detenuto del carcere di Volterra che ha iniziato in prigione la sua formazione attoriale. Nel cast anche Nando Paone, Loredana Simioli, Nunzia Schiano e Claudia Gerini (nel ruolo di presentatrice del GF).

Va subito specificato che “Reality” non è un film di critica o condanna contro i reality show ma piuttosto una parabola su come l’inseguimento dell’apparenza provochi infelicità ed alienazione. E’ il lato oscuro dei sogni e delle speranze di cui si cade vittime quando non si accetta la realtà, la possibilità di aver fallito. “Never give up” ripete come un mantra un ex-concorrente del Grande Fratello, da frase d’incoraggiamento “Non rinunciate ai vostri sogni” diventa fonte di frustrazione. D’altronde, come scriveva Shakespeare, “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”.

Visivamente impeccabile e con scene di felliniana memoria, il film vanta almeno due parti notevoli: l’inizio e, soprattutto, la fine in cui il cinema svela il meccanismo televisivo. A difettare sono certe non necessarie reiterazioni che avrebbero giovato all’economia della storia. Per il resto un film da non perdere.
“Reality” è nelle sale cinematografiche dal 28 settembre, distribuito in 350 copie da 01.

Alcuni commenti della critica:

“Il genocidio di un popolo e di una cultura di cui parlava Pasolini si è ormai compiuto e Garrone ce lo racconta con un film intenso e dolente, apparentemente lontano dallo sguardo cronachistico e ‘neorealista’ di Gomorra ma in realtà speculare e altrettanto ‘politico’, Reality, (…) ci illustra il vuoto di valori e di senso della realtà di un popolo intero, quello che ha barattato la sua cultura e la sua morale per molto meno di un piatto di lenticchie, per un’identità inconsistente e volatile, che promette successo e ricchezza e invece offre stanche maschere da marionetta (…) Questa parabola autodistruttiva, Garrone la racconta all’inizio con i toni della commedia farsesca, a volte venata di una favolistica surrealtà, (…) a volte di una più concreta e intrigante meridionalità (…) e servita da un cast straordinario, a cominciare dal protagonista Aniello Arena (carcerato a Volterra) per proseguire con molti volti presi dalla compagnie dialettali campane”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“Probabilmente lo spirito contenuto in ‘Reality’ di Matteo Garrone avrebbe risvegliato l’interesse di Fellini, che non si concedeva facilmente all’interesse per il cinema degli altri. ‘Reality’ (più che discendente dalla tradizione italiana di commedia di cui non ha la sfrontatezza cinica e allegra) è felliniano al di là degli orpelli che si ritengono felliniani. Lo è nello sguardo carezzevole e graffiante insieme, nel percorso che segue, nel modo di portare attenzione alla vita e alla società contemporanea, nel modo di osservare l’attualità e nel modo molto singolare – deformante, sognante, soggettivo – di non essere distante e astratto, a dispetto delle apparenze e del lasciarlo credere, ma politico. Soltanto che quello di Luciano, pescivendolo e piccolo truffatore, non è un viaggio nella conoscenza di sé ma verso lo smarrimento di sé”.
Paolo D’Agostini , Repubblica.it

“Garrone ha un dono per costruire mondi a cavallo tra reale e immaginario, usando ciò che non si vede (o si vede fin troppo) per leggere attraverso lo spaesamento il mondo in cui viviamo. Succedeva in Gomorra; succede nella prima metà di Reality, dove un certo sottobosco partenopeo si riaffaccia in chiave bonaria, quasi alla Eduardo, un Eduardo postmoderno popolato di figure familiari e vagamente mostruose”.
Fabio Ferzetti, Il Messaggero

“(…) il regista viaggia da un immaginario a un altro, amalgamando con felice coerenza figurativa un paesaggio umano della commedia italiana anni 50 60”.
Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa 

“Reality è magnifico finché la dimensione fiabesca rimane sotto traccia, velata da uno sguardo impietoso sui miti culturali della provincia italiana. Il matrimonio iniziale, la vita di quartiere in una piazza napoletana miracolosamente ricostruita dallo scenografo Paolo Bonfini: da oscar), l’arrivo per il provino in una città che omaggia Fellini e contemporaneamente ne infanga la memoria, sono pezzi memorabili. Ne emerge il ritratto di un’Italia post pasoliniana in cui la tv ha sostituito la fede e la speranza – e ha deformato, tanto per esaurire le virtù teologali – il concetto stesso di carità; un paese cafone dentro, nei comportamenti e nelle psicologie. Quando Luciano si piega nel suo solipsismo, c’è il rischio che l’affresco antropologico sii riduca al ritratto d un’isolata patologia. Bel film, ma con un finale diverso poteva essere bellissimo”.
Alberto Crespi, l’Unità

“Metà dramma e metà commedia, fatica a trovare un tono tra personaggi stereotipati e una trama comoda, con accenni a Fellini e al neorealismo italiano che lasciano il gusto di una grande pizza riscaldata”.
Deborah Young, Hollywood Reporter

“Pur non suscitando la stessa passione di Gomorra, il nuovo film di Garrone con la sua storia di un uomo che scivola nella pazzia per colpa della tv dei reality, coinvolgerà chiunque abbia mai studiato la cultura pop contemporanea o abbia mai guardato l’E Network”.
Steven Zeitchik, Los Angeles Times

“Per il suo ultimo film in concorso a Cannes, Matteo Garrone ci ha portato indietro di un paio di attori del suo film denuncia sulla vera vita della camorra Gomorra – ma il tono e la sensazione è molto diversa. Questo è una chiassoso satira che mostra dalla televisione la realtà e i valori reali: a Napoli, lo sfacciato proprietario di una bancarella di pesce e all’occorrenza artista della truffa Luciano (Aniello Arena) diventa ossessionato dal partecipare al Grande Fratello (…) E ‘un film simpatico girato con gusto e cuore –  anche se fondamentalmente un po’ sentimentale e prevedibile”.
Peter Bradshaw, The Guardian

“Reality oscilla tra un grottesco visionario e lucido (l’incipit e il finale  hanno la stessa forza visionaria dell’overture di Gomorra), e un pittoresco non ben gestito. Tra personaggi eccessivi, quasi abnormi e situazioni surreali figlie di una visionarietà felliniana, Garrone non sempre riesce a destreggiarsi a dovere”.
Alessandro Aniballi, Radio Cinema

“Dalle musiche di Desplat alla trasfigurazione fiabesca di una misera realtà, dalla prospettiva felliniana e insieme debitrice dello sguardo di maestri come Germi e Risi, Eduardo e De Sica, dall’inesausta ricerca di un tono insieme favolistico e tragico all’enorme lavoro sulla direzione degli attori, ogni cosa in Reality riporta alla mente i momenti della più alta commedia all’italiana. Garrone si affida nuovamente ad attori semisconosciuti e torna nel napoletano, terra che ospitò un caso simile a quello raccontato nel film. Che si apre con un pianosequenza aereo e relativo ‘zoom in’ su una carrozza diretta ad uno sfarzoso matrimonio e si chiude con uno ‘zoom out’ ascensionale sul protagonista disteso e ridente nel giardino della ‘casa’: in mezzo, il racconto di un sogno che porterà inevitabilmente alla follia, disarmante specchio di un paese alla deriva”.
Valerio Sammarco, Cinematografo.it

“Garrone firma una potente commedia tragica, tra Pirandello e Orwell”.
Giancarlo Zappoli, MYmovies.it

3 Commenti

  1. Ho visto il film. Mi è piaciuto molto. Bravo Luciano (ed altri attori). Luciano (Aniello) si è immedesimato perfettamente nel personaggio. Però mi permetto di dargli un consiglio: resta con i piedi per terra, sei bravo ma rimani sempre un uomo umile e modesto come ti sei sempre comportato. Un abbraccio a tutti i protagonisti con cordialità giulio da Napoli detto gilbtg

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