Home Film consigliati “Skyfall”: 007 evergreen, anche dopo 50 anni sul grande schermo

“Skyfall”: 007 evergreen, anche dopo 50 anni sul grande schermo

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James Bond torna al cinema e lo fa con lo stile impeccabilmente British. 

Video anteprima red carpet a Roma con gli attori Daniel Craig, Naomie Harris, il regista Sam Mendes e la produttrice Barbara Broccoli.

Fascino distruttivo, intuito sopraffino, macchine d’epoca e scontro fra le avanguardie tecnologiche e la “vecchia maniera”, tutti tratti distintivi del più famoso agente segreto dell’MI6 al servizio di sua Maestà: James Bond.

Colpi mortali, ferite non guarite, non manca niente a 007 che in “Skyfall” affronta la morte e ne esce vincitore, cadendo nel lato oscuro e buio del suo personaggio. Ma il leitmotiv di tutto il film non è quale delle due Bond Girl tirerà per prima le cuoia, o quanto sesso o gadget hi-tech saranno presenti nel film, in “Skyfall” l’eterna lotta fra il nuovo e il vecchio la fa da padrone. “L’età non è sinonimo di efficienza, né la gioventù di innovazione” è uno dei dialoghi centrali fra James Bond (interpretato per la terza volta da Daniel Craig) e il giovane Q (Ben Whishaw). È meglio dunque affidarsi alla vecchia maniera o affrontare le ombre del passato dando fiducia alle nuove tecnologie? La risposta è una sola, solo James Bond riesce a coniugare entrambe le anime di questo conflitto. E lo fa in maniera perfetta.

In questo terzo Bond dell’era Craig il villain di turno è Silva, alias un biondo posticcio Javier Bardem, che in quanto a recitazione non è secondo a nessun nel cast. Le due Bond Girl sono invece l’esotica Severine (Bérénice Marlohe) e l’affascinante Eve (Naomie Harris), a capo dell’MI6 sempre lei, M, interpretata da una instancabile Judi Dench.

“Skyfall” celebra al meglio l’anniversario di 007, convincendo nella trama e confermando un Bond che non ha mai entusiasmato molto nell’aspetto, ma che ha sempre dato prova di saper interpretare al meglio l’animo contrastato dell’agente segreto, eternamente diviso dall’amore a causa della sua carriera.

Di qualità nettamente superiore al flop “Quantum of Solace” si distacca non solo temporalmente da esso, ma anche a livello narrativo, dove la tensione è mantenuta costante (salvo qualche piccolo calo nella seconda metà del film). Risvolti inaspettati e personaggi efficaci per un James Bond senza tanti orpelli tecnologici, molto più casto delle versioni antecedenti, forse il tempo di dimenticare Vesper (Eva Green) da “Casino Royale” non è ancora maturo? Di sicuro “Skyfall” non riesce ancora a superare quel primo capitolo “dell’età Craig”, ancora vivo e presente nella mente dei fan. Ma una cosa è certa, questo film è il più cupo di tutti. Analizzando il lato dark della personalità di Bond, che cade e risorge così come il Batman di Nolan, si ha l’idea di entrare in uno spaccato ancora incontaminato della vita dell’agente segreto, un aspetto su cui i precedenti film non si erano mai soffermati abbastanza.

Per il cinquantesimo dell’agente 007 in “Skyfall” sono presenti inoltre molte citazioni dei film precedenti, come “Solo per i tuoi occhi” e “Bersaglio Mobile”, ma anche ai “pezzi” storici dell’arsenale Bondiano, come la mitica Aston Martin DBS vista per la prima volta in “Goldfinger”.

Mancano all’appello ancora due film con Daniel Craig protagonista e già si parla di nuovi Bond, magari di colore, con Idris Elba in pole position. Ma c’è ancora tempo, e Mr. Craig ha ancora due pallottole con cui fare centro nei cuori dei fan. Riuscirà a colpire il giusto bersaglio?

“Skyfall” esce nelle sale il 31 ottobre 2012 distribuito da Warner Bros.

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Alcuni commenti della critica:

“Quietati lutti, ombre e fantasmi, James Bond emerge dalla staticità iconica e dall’immodificabilità del passato, smantellando le spoglie epiche dell’oggetto perduto e reintegrando, rinnovati, Q e Miss Moneypenny. Al Silva superbamente eccentrico e decentrato di Bardem, agente di un mondo che non c’è più e da cui dipende patologicamente, non resta che la nevrosi e l’irriconoscenza del debito simbolico con M, vecchia e valorosa ammiraglia destinata alla ‘rimozione’. La trasmissione, nel Bond di Mendes, si realizza sullo scarto, sul resto di corpo, di carne, sull’oggetto museale (quadro o automobile). Perché in quel residuo c’è ancora tantissima vita da accogliere e perseverare dentro un’altra segretissima missione. Dentro al corpo, ieri pesante, oggi bolla di leggerezza, di Daniel Craig”.
Marzia Gandolfi, MYmovies.it

“Skyfall è una continua variazione sul tema ‘ce la farà?’, una narrazione che scalcia di continuo verso la catastrofe, il limite, la fine. Per esorcizzarli ogni volta. D’altra parte non si può uccidere un’ombra (così M definisce i suoi uomini). La si può solo guardare e guardare e guardare. Ed è quello che fa e ci fa fare Mendes attraverso una messa in scena liquida, prismatica, a specchi. Così sofisticata da suscitare ammirazione gelida. Per spettacolarità, architettura del disastro e dispendio tecnico Skyfall è il punto di non ritorno non solo della saga, ma anche dell’action. Difficile fare più di così. Domani potrà essere solo diverso”.
Gianluca Arnone, Cinematografo.it

“Skyfall si presenta come un’architettura ben strutturata ma tutt’altro che inaccessibile, dove gli elementi necessari alla riconoscibilità della saga si fondono armoniosamente con un’attenzione estetica e narrativa che portano chiaramente i segni del ‘Mendes touch'”.
Tiziana Morganti, Movieplayer.it

“Nelle mani di un Sam Mendes fortunatamente molto più vicino (e non solo cronologicamente) a un film come American Life che non ad altri suoi titoli più blasonati, ovvero in grado di piegare la sua autorialità a un contesto che ne contenga le sporcature e le esagerazioni, il 23esimo film del canone ufficiale di James Bond racconta di una ricerca identitaria, di una resurrezione che scaturisca dal produttivo cortocircuito tra quel che si è (stati) e quel che non si (ri)conosce più. Ecco che allora 007 Skyfall è una sorta di veloce bignami di cinquant’anni di storia bondiana, nel quale lo 007 ruvido e problematico di Daniel Craig si perde e si ritrova nel confronto con gli stili e i modi di coloro che l’hanno preceduto, identificandosi per contrasto e per analogia, anche attraverso l’uso di un’ironia quasi iconoclasta, e proprio per questo rispettosissima. Nel corso di questa carrellata, Mendes alterna stili e modi, senza timore di cadere nel camp, prendendosi grossi rischi, abbracciando un po’ goffamente azione e sensualità, con più agio introspezione e sarcasmo, ma nel complesso appare più che capace di soddisfare lo spettatore smaliziato e attento ai dettagli”.
Federico Gironi, ComingSoon.it

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