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“Love is all you need”, l’inno alla vita di Susanne Bier

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E’ una commedia sulla vita vera la nuova pellicola di Susanne Bier. La regista danese, già premio Oscar come miglior film straniero, si prende una vacanza dai drammi esistenziali e ci regala un bel racconto sui sentimenti, “Love is all you need” (in questi giorni nelle sale con Teodora), che affronta “le cose della vita di cui faremmo volentieri a meno” con il sorriso sulla bocca, nel rispetto dei classici stereotipi ma senza risultare stucchevole. Così, sin dall’inizio, si viene teneramente coinvolti dalla storia d’amore tra l’ex 007 Pierce Brosnan (qui vedovo chiuso nel suo dolore e refrattario alle donne) e la bravissima star nordica Trine Dyrholm.

L’azione si svolge tra i limoni e i mandolini di Sorrento, il pretesto è il matrimonio degli acerbi Astrid e Patrick (Molly Blixt Egelind e Sebastian Jessen). Dalla fredda Copenhagen arrivano la madre della sposa Ida (Dyrholm, reduce da un cancro al seno e appena tradita dal marito) e il padre dello sposo Philip (Brosnan), il marito fedifrago (Kim Bodnia) con la giovane fiamma e la zia invadente a caccia di maschio (Paprika Steen). Ma gli sposini non sono proprio convinti, mentre la freccia di cupido colpirà i più attempati Ida e Philip, a dimostrazione che l’amore non guarda in faccia l’età né le cicatrici che la vita purtroppo ci lascia.

Tutto – luoghi, personaggi e trama – potrebbe far pensare alla fiera delle banalità, ma quando c’è un’artista del cuore come Bier questo non succede. L’abbiamo visto in “Dopo il matrimonio” e nel recente “In un mondo migliore”, e possiamo confermarlo con “Love is all you need”. Grazie a una scrittura raffinata e profonda, dove gli elementi leggeri vengono utilizzati non per attutire la drammaticità dei contenuti bensì per rendere la messa in scena più vera, e a un cast ben assortito (tutti bravi, anche il nostro Ciro Petrone da “Gomorra”), il film riesce a toccare i tasti più diversi e vulnerabili senza mai annoiare. Per quasi due ore si ride e si piange (i cuori romantici preparino i fazzoletti), ma si riflette anche. Certo i momenti di cinismo non mancano (sempre di cinema danese si tratta!), e però dalla sala si esce con l’impressione di aver visto un inno all’amore e soprattutto alla vita. Che, nonostante tutto, vale la pena di essere vissuta.

Alcuni commenti della critica:

“Love is all you need è un’operazione del tutto riuscita. (…) Il racconto è ricco di equivoci e colpi di scena, alcuni magari annunciati e illuminato da qualche battuta folgorante. Si ride molto e senza trucchi volgari che è una grazia del cielo non soltanto alle mostre del cinema. A voler cercare un difetto, si vede un po’ troppo l’ansia di Susan Bier, dopo il meritato Oscar per In un mondo migliore, nel voler conquistare il pubblico statunitense con un intelligente cocktail hollywoodiano di giuste dosi umoristiche e drammatiche. Quella formata dalla bravissima Trine Dyrholm e dallo splendido Pierce Brosnan nella parte di principe azzurro di mezza età già vista in Mamma mia! E’ comunque una coppia irresistibile”.
Curzio Maltese, la Repubblica

“Una commedia agrodolce ambientata non a caso in una limonaia di Sorrento dove una coppia di ragazzi invita al loro matrimonio familiari e amici. Tutti hanno un magone sotterraneo. Ma nei momenti emotivamente più coinvolgenti siamo più fragili e così niente va per il verso giusto. Divertente, con grazia”.
Maurizio Caverzan, Il Giornale

“Love is All You Need è una perfetta macchina solletica-sentimenti, e manderà in visibilio le spettatrici. Chi è in stallo in un matrimonio noioso e arido avrà di che sognare e chi in cerca dell’amore con la A maiuscola e non ha più vent’anni rinnoverà le speranze di incontrare se non il principe azzurro per lo meno un nuovo amore. Non si faccia però l’errore di pensare a un passatempo adatto al solo pubblico femminile, il film della Bier è molto più complesso della semplice storia d’amore che ne è l’asse portante.
Tra una risata e l’altra si ha modo di riflettere sul senso della vita, sulla malattia, sulla necessità di seguire fino in fondo la propria natura e di aprirsi al rinnovamento. Temi universali non vincolati al genere”.
Angela Prudenzi, Cinematografo.it

“La presenza di Pierce Brosnan, poi, se da un lato supporta il gioco interno al film contribuendo a lungo ad alimentare l’impressione di essere di fronte ad una fotocopia di Mamma Mia (ed è un giochino sterile per non dire fastidioso), dall’altro, nonostante dia riprova della sua statura attoriale, indebolisce in un colpo solo tutto quello che di autentico c’è nel film, sotto i colori di plastica e le metafore degli innesti tra arance e limoni. La Ida di Trine Dyrholm, infatti, è un personaggio che poteva essere davvero nuovo nel contesto di genere in cui è calato, però Brosnan è un principe troppo azzurro perché la credibilità del tutto non ne risenta irrimediabilmente”.
Marianna Cappi, MYmovies.it

“Dopo il dramma a sfondo sociale di In un mondo migliore, Susanne Bier cambia tono e registro, dirigendo una commedia romantica. Un’opera che vede la costa sorrentina testimone di una doppia storia d’amore, ma anche dello sfilare di una galleria di caratteri grotteschi ma sempre credibili”.
Marco Minniti, Movieplayer.it

“Fedele agli spunti iniziali che parlano di dolori, perdite e disillusioni, ma allo stesso tempo anche alla cornice zuccherosa e da cartolina (turistica o di S. Valentino che sia) che comprende il tutto, Susanne Bier gira un film ai limiti della schizofrenia, dove agli squarci di Sorrento, gli innamoramenti lampo e agli sguardi languidi sulle note di ‘That’s Amore’ si uniscono e contrappongono momenti di dramma familiare borghese dalla rigidezza e la ruvidità tutte scandinave. Se in questi ultimi casi, coerentemente con quanto mostrato in tutte le sue ultime regie, la Bier dimostra una mano piuttosto pesante e nemmeno troppo velatamente ricattatoria, nei primi invece tiene una calligrafia cinematografica leggera e svolazzante, per quanto misurata e mai né sopra né al di fuori delle righe”.
Federico Gironi, ComingSoon.it

“Le situazioni da commedia si trascinano piuttosto stancamente, senza vere sorprese e senza una sola risoluzione che non sia intuibile dal primo incontro tra i personaggi. Se questa è la visione dell’Italia degli stranieri, meglio affidarsi al cinema nostrano”.
Mauro Corso, FilmUp.com

 

1 commento

  1. sono uscito dal cinema dopo 40 minuti di programmazione del film pensando di aver visto come minimo 30 di troppo di questo filmaccio
    credo non occorra dire di più
    .

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