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“Lincoln”: una pagina di storia firmata Steven Spielberg

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Spielberg torna al cinema dopo “War Horse” con un film interamente dedicato al Presidente più amato degli Stati Uniti d’America, Abraham Lincoln.

Steven Spielberg torna dietro la macchina da presa e ci regala il meno spielberghiano dei suoi film. “Lincoln” è infatti un’opera storiografica, dettagliata, e al contempo immensa, della vita, e dei retroscena, che portarono il Presidente degli Stati Uniti ad abolire la schiavitù nella nazione dalle stelle e le strisce.

Basato su “Team of Rivals: The Political Genius of Abraham Lincoln”, della scrittrice Doris Kearns Goodwin, il film mette in luce le scelte sul campo di battaglia e le decisioni machiavelliche che Abramo Lincoln attuò pur di riuscire ad approvare la legge contro la schiavitù.
Anche per chi ha solo reminiscenze scolastiche l’opera si pone in maniera chiara e decisa, nonostante rappresenti una vera e propria narrazione minuziosa degli avvenimenti legati alla guerra di secessione tra gli Stati Confederati del Sud e l’Unione degli “Yankees” del Nord.

Uno strabiliante Daniel Day-Lewis veste i panni di Lincoln, e la somiglianza è sbalorditiva. Il trucco rende perfetto Lewis, trasformandolo in un Lincoln davvero credibile. Ma non è solo il make-up a fare la differenza, il lavoro attoriale di Daniel-Day Lewis è ineccepibile, e ricalca in ogni aspetto e sfumatura quelle del sedicesimo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Gli attori sono una componente fondamentale del film, l’ambientazione quasi prettamente “in door” rende indispensabile una sinergia fra il cast e il regista. E pur essendo un genere che non appartiene alle sue corde Spielberg riesce a sorprenderci ancora una volta, unendo un cast d’eccezione formato da talenti del calibro del già citato Daniel Day-Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones, Joseph Gordon-Levitt e David Strathairn.

Dal punto di vista della sceneggiatura è impeccabile la scelta di concentrarsi nella fase conclusiva della carriera del Presidente, eliminando gli eroismi della battaglia di Gettysburg, relegandoli al ricordo di un leader giovane e forte in favore di un capo saggio, più vetusto e maturo.

Lincoln viene omaggiato come guida e sostegno della Nazione, e come uomo fragile e devoto alla famiglia, ma la novità è l’accezione machiavellica che Spielberg regala alla sua figura. “Il fine giustifica i mezzi” riassume l’operato svolto per abolire la schiavitù dal più grande repubblicano della storia politica americana. Il suo gesto rimane comunque nobile, ma si può dire lo stesso dei suoi successori che hanno adottato lo stesso motto?

“Lincoln” esce nelle sale italiane giovedì 24 gennaio distribuito 20th Century Fox.

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Marianna Cappi, MYmovies.it
“Lincoln come Spielberg, narratore di una storia che è lezione di politica e di cinema”.

Marco Minniti, Movieplayer.it
“Lincoln non è solo, né principalmente, un biopic sulla figura del sedicesimo presidente degli Stati Uniti: il film di Spielberg vuole essere innanzitutto un’opera sulla centralità della politica, sulla necessità, la profonda dignità, ma anche le contraddizioni e i compromessi, che segnano quest’area dell’attività umana”.

Leotruman, screenWEEK.it
“Più che il ritratto di un uomo, Lincoln di Steven Spielberg ritrae un momento cruciale della nazione americana: l’approvazione del XIII emendamento alla Costituzione, che abolì per sempre la schiavitù. Memorabili interpretazioni di Daniel Day Lewis, Sally Field, Tommy Lee Jones e David Strathairn”.

Federico Gironi, ComingSoon.it
“(…) Film tutto di parola e ragionamento, motori unici di ogni possibile azione, intellettuale e fisica, Lincolnsembra una versione di ‘The West Wing’ ambientata del 1865, un racconto intimo e retroscenistico sui meccanismi del potere, sui suoi machiavellismi, perfino sulla sua declinazione attraverso l’attività oratoria, pubblica o parlamentare che sia. Sulle attività retoriche della politica.
Ecco che allora si comprendono e si giustificano anche le retoriche di Spielberg, che piega il suo stile al contenuto, e che rilancia la democrazia e le sue straordinarie potenzialità proprio nel mostrarle indissolubilmente legate al primato dell’attività politica. Un’attività politica che è, anche, rinuncia, compromesso e perfino sotterfugio.
Spielberg racconta ed endorsa quella che allora e ieri era una realpolitik, capace di toccare tanto il pubblico quanto il privato, e che (la condanna è implicita) in un passato più recente è degenerata spesso in un’attività priva di etica e morale: cinica, opportunista e corrotta (…)”.

Scott Feinberg, Hollywood Reporter
“Si tratta del candidato all’Oscar per antonomasia. Sebbene il film duri due ore e venticinque minuti, ogni scena sembra precisa e necessaria”.

Mike Fleming, Deadline
“In passato ho pensato che Daniel Day-Lewis meritasse l’Oscar sia per Il mio piede sinistro che per Il petroliere. E avrebbe dovuto vincerlo anche con In the Name of the Father. Ma Lincoln è davvero la sua performance migliore”.

Steven Zeitchik, L.A. Times
“Lincoln è discontinuo, pieno di passione e avvincente”.

 

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