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“Quartet”: il successo non ha età

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Dustin Hoffman diviene regista e realizza un’opera brillante e un’ode alla gioia di vivere.

Beecham House ospita tre vecchie glorie della lirica: Reggie, Wilfred e Cecily. Come di consueto ogni anno sono in prima linea nell’organizzazione del concerto di raccolta fondi per la struttura che li ospita. Ma il caos varcherà la porta insieme alla ex moglie di Reggie, Jean, che, rimasta diva nell’animo, darà parecchi grattacapi ai suoi coinquilini.

“Quartet” è l’opera prima di Dustin Hoffman, presentata con successo alla scorsa edizione del Torino Film Festival, e mette in scena le dinamiche sociali che si ripetono ad ogni fase della vita. L’amore, l’amicizia, la rivalsa e lo scontro sono alla base delle azioni che portano i protagonisti a relazionarsi di nuovo fra loro dopo anni dalla loro “golden age”.

La commedia si regge sulla solida sceneggiatura, che caratterizza con minuziosità ogni personaggio, e sulla bravura del cast scelto dal regista Hoffman, prima fra tutti, la strabiliante Maggie Smith, ma anche Tom Courtenay, Pauline Collins, Albert Finney e Billy Connolly.

I protagonisti della storia sono resi magistralmente da quest’ultimi, dando vita a dei personaggi a cui è impossibile non affezionarsi per la loro imperfetta veridicità. Un’opera prima che coinvolge, diverte e lascia il segno facendo riflettere, senza ricorrere ai biechi mezzi della comicità a buon mercato.

“Quartet” esce nelle sale italiane il 24 gennaio con BIM Distribuzione.

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Miriam Mauti, la Repubblica
“Un film che è un inno alla vita, lanciato da quella casa di riposo, dove – sotto il segno della musica, e nonostante l’età – si litiga, si progetta, ci si innamora”.

Marianna Cappi, MYmovies.it
“L’esordio del grande attore alla regia è un film modesto con brio”.

Luciana Morelli, Movieplayer.it
“Un film leggero, brillante, sagace, mai retorico guidato da quattro grandi istrioni e da un irresistibile Michael Gambon, un film che rispecchia in pieno l’umorismo, l’umanità e l’amore per la musica di un grande attore che a quasi settantacinque anni si è deciso a fare il grande passo dall’altra parte della macchina da presa”.

Mauro Donzelli, ComingSoon.it
“Hoffman regista non è all’altezza del suo cast: scricchiolante come le giunture dei simpatici protagonisti, si limita alla bella confezione della casa di campagna, ma non sbircia troppo quello che accade di interessante al suo interno. L’agrodolce che solo qua e là riesce ad emergere lascia più spesso spazio ad un ritratto zuccheroso e prevedibile”.

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