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Con “Flight” Denzel Washington vola alto

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L’esperto pilota Whip Whitaker parte da Orlando, in Florida, per quello che dovrebbe essere uno dei suoi soliti voli di linea. Ma qualcosa va storto e dopo una prima turbolenza, abilmente scampata, l’equipaggio inizia a registrare una serie di inspiegabili guasti meccanici. L’aereo sta precipitando, per mantenere la quota il Comandante decide di capovolgerlo: riuscirà a planare senza motori e poi ad atterrare in un campo di fortuna con una manovra ingegnosa che salva 96 delle 102 anime a bordo. I media lo acclamano come un eroe, lui stesso è sicuro che con un altro pilota in cabina i passeggeri sarebbero tutti morti. Le cause dell’incidente, però, non sono chiare e il NTSB (National Transportation Safety Board) decide di avviare un’indagine: si scoprono tracce di alcool e stupefacenti nel sangue di Whitaker, che di conseguenza finisce sul banco degli imputati.

Dopo 12 anni passati a sperimentare le tecnologie motion capture, Robert Zemeckis torna al live action con un lungometraggio, “Flight” (nelle sale con Universal) che parte da un disastro aereo per poi prendere le pieghe del legal thriller e non solo. Il nuovo lavoro del regista di “Cast Away” e “Forrest Gump”, infatti, si compone in sostanza di due film: il primo, spettacolare, ci ricorda la sua classe “tecnica”; il secondo testimonia ancora una volta la sua capacità straordinaria di mettere in piedi un’architettura morale di tutto rispetto. Mentre le indagini svelano la verità, assistiamo all’evoluzione interiore del protagonista: incapace di riconoscere i suoi problemi di alcolista, Whip ne prenderà progressivamente coscienza fino all’espiazione finale.

L’impianto classico, abbondantemente riproposto da tanto cinema hollywoodiano, risente di qualche lungaggine e déjà vu, ma nel complesso l’opera arriva avvincente ed emozionante, grazie soprattutto ai chiaro-scuri dei vari personaggi. Accanto al protagonista, uno stupendo Danzel Washington in odore di Oscar (è tra i cinque candidati ed è bravissimo nel rendere la duplicità eroismo-colpevolezza), si possono ammirare Kelly Reilly nei panni di una fotografa che si sta riprendendo da un passato da tossicomane, il divertente John Goodman (l’amico pusher) a cui bastano due sole scene per farsi notare, gli ottimi Bruce Greenwood e Don Cheadle, rispettivamente nei ruoli del sindacalista e dell’avvocato navigato. Non è il film migliore di Zemeckis, ma piacerà a chi ama i contenuti classici e le grandi interpretazioni.

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Marzia Gandolfi, MYmovies.it
“Salvando i suoi passeggeri e buona parte del suo equipaggio, il comandante Whitaker ha assecondato le ossessioni tipiche dello stile di vita americano. Stile di vita che ha bisogno di eroi e di colpevoli, provocando un divario sempre più incolmabile tra chi arriva in cima e chi resta a guardare. Il leader nero di un aeromobile in avaria, tanto eroico quanto colpevole, interpreta forse il tempo problematico di una nazione che ha vissuto gli ultimi quindici anni come il protagonista al di sopra delle proprie possibilità (…) Zemeckis, in ogni caso, non assolve nessuno, tantomeno il suo (im)pavido pilota, partecipando alla sua sofferenza ma ponendolo davanti al buco nero della sua colpa”.

A. LK., La Stampa
“Zemeckis passa con inalterata abilità di regia a battere la nota intimista, pedinando l’uomo nella sua spirale autodistruttiva sino al riscatto finale. Semmai è il copione che resta un po’ in superficie nello scavo psicologico e nell’orchestrazione degli altri personaggi, ma l’intenso Washington sopperisce alle lacune giocando su una sfumata gamma di toni…”.

Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano
“Robert Zemeckis abbandona i ricami digitali di Beowulf e A Christmas Carol e con Flight prende la rotta del disaster movie e del legal thriller, soprattutto, prende a bordo caso e libertà, dipendenza e verità, Dio e volontà. Nel cast anche la magnifica Kelly Reilly, è tanta roba per un action hollywoodiano, e spuntano implicazioni filosofiche “europee”: lecito pensare a Kieslowski, sebbene la trama si sfilacci nel moralismo finale”.

Marco Minniti, Movieplayer.it
“I limiti di una pellicola comunque intensa ed interessante stanno in una sceneggiatura non perfetta, che non approfondisce alcune tracce suggerite (il substrato religioso, il ragionamento sul destino) e lascia irrisolti alcuni subplot (primo tra tutti la love story, un po’ convenzionale nello svolgimento). (…) Una chiusura della vicenda intelligente e non scontata, insieme a un finale emotivamente forte, contribuiscono comunque a far pendere, per questo Flight, il piatto della bilancia dal lato positivo; qualche limite di script non intacca la sostanziale riuscita del ritorno al cinema “in carne ed ossa” di Zemeckis, che dirige con personalità una storia che, in mano ad altri, sarebbe risultata piuttosto anonima”.

Francesco Alò, Il Messaggero
“Zemeckis mancava al dramma senza computer animation da 12 anni (Cast Away). Oggi ci accorgiamo di nuovo della sua immensa classe. E washington merita il secondo Oscar dopo Training Day”.

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