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Fabio Volo protagonista insoddisfatto di “Studio illegale”

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In principio fu un blog, poi un romanzo best-seller di Federico Baccomo, adesso è anche un film: “Studio Illegale” arriva oggi nelle sale nella versione cinematografica diretta da Umberto Carteni con Fabio Volo, la francese Zoé Felix, Ennio Fantastichini, Nicola Nocella, Marina Rocco e Pino Micol.

La storia, facilmente riassumibile, è quella di un giovane e rampante avvocato milanese (Volo) che dopo aver dedicato la maggior parte del suo tempo al lavoro, si accorge di non avere la vita che vorrebbe. Annoiato dalla professione e dai superficiali ed occasionali rapporti umani, prende consapevolezza della sua situazione dopo il suicidio di un collega e decide di cambiare vita. Ad imprimere una svolta decisiva è l’incontro con la bella avvocatessa francese Emilie (Felix), che rappresenta la controparte di un importante trattativa.

Esteticamente gradevole, grazie anche alla bella fotografia di Vladan Radovic, e ben interpretato da tutto il cast (sebbene diciamo basta al Volo/Peter Pan intrappolato nel ruolo dell’eterno trentenne sciupafemmine redento dalla donna forte e dominante), “Studio Illegale” non funziona. Il film è fiacco, manca di ritmo e di una vera vena tagliente ma abbonda di stereotipi e caratteri desolanti, fatte di donne sculettanti e uomini astuti. Nota negative anche per l’eccessiva e a tratti inadeguata colonna sonora.
Peccato dopo il buon esordio di Carteni con “Diverso da chi?”.

“Studio illegale” è al cinema dal 7 febbraio, distribuito da Warner in 340 copie.

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Sembra una versione maschile di “Sex and the City”: avvocati affamati di successo e di finte ricevute, che poi si ritrovano a Dubai per firmare la trattativa fra un imprenditore in crisi e lo sceicco arabo. Ma l’avvocatessa francese inietta nel nostro rampante Andrea l’indizio di un amore. Che fare? Il film di Umberto Carteni pare uscito dalla Milano da bere di anni fa. Stile piacione da spot e troppa colonna troppo sonora; ma soprattutto il bravo Fabio Volo cerca di diventare spregevole, ma resta un simpatico ragazzo che si prende una cotta per Zoé Félix, attorniato da caratteristi legali vecchio stampo, dal grassone timido al “mostro” barzellettaro golfista. Manca la materia del contendere, le accuse sono superficiali e il cinismo verso i suicidi è un patrimonio acquisito da tempo in città.

Marzia Gandolfi, MYmovies.it
Se alcune note umoristiche sono indovinate, lo sono meno i ruoli di contorno, poco articolati in fase di scrittura ma ben interpretati da Ennio Fantastichini, Nicola Nocella, Marina Rocco, Pino Micol. La sceneggiatura concede poche battute a ciascuno ma è quanto basta per ricavare una mappa di tipi e caratteri sconsolanti, dove gli uomini sono sempre scaltri e le donne ammiccanti.

Matteo Brufatto, FilmUp.com
La sceneggiatura in primis dimostra in molti passaggi la propria fragilità e si attacca con forza alle sequenze di Dubai cercando di cogliere la palla dell’opportunità offerta dalla produzione al balzo, senza riuscirvi pienamente. La parentesi araba, infatti, non offre spunti propri al racconto e sembra una scelta piuttosto malriuscita, tendente a dare colore ad un plot che dovrebbe trovarlo nelle sue pieghe e non certamente nel deserto. Anche in molte fasi della storia si ha più di una volta la sensazione di una leggera deriva che trascini i personaggi piuttosto che un saldo copione.

Salvatore Cusimano, Ecodelcinema.com
L’adattamento cinematografico del fortunato libro omonimo di Federico Baccomo è ben riuscito anche grazie alla presenza del bravo Francesco Bruni, sceneggiatore onnipresente in tutte le recenti commedie italiane di successo.

Elena Bartoni, Voto10.it
(…) La colonna sonora è il vero pezzo forte, nel suo miscuglio di brani famosi inseriti ‘ad hoc’ in scene clou (come la struggente “Dio come ti amo” di Modugno o la bellissima “Woman” di James Brown) con una serie di pezzi composti dall’artista argentino Maxi Trusso.
Al di là di questi tocchi riusciti, il film resta però indeciso tra satira sul cinico mondo degli avvocati rampanti della “Milano da bere” e riflessione sull’autenticità dei veri sentimenti. Una commedia furbescamente cucita addosso al suo protagonista che non si solleva da un prodotto di media fattura adatto a passare un’ora e mezza senza pensieri, sorridendo qua e là.

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