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“Iron Man 3”: un eroe lo è anche senza armatura

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Sulla scia del grande successo internazionale dei primi due capitoli arriva nelle sale “Iron Man 3”, diretto per la prima volta da Shane Black. Ad interpretare l’uomo d’acciaio Tony Stark è ancora una volta Robert Downey Jr., la cui immagine è ormai inevitabilmente legata ad un personaggio che ha del tutto fatto suo. Nel cast ritroviamo anche Gwyneth Paltrow (nei panni della compagna del protagonista e con qualche scena d’azione nel finale), Don Cheadle e Jon Favreau che, dopo avere diretto i primi due capitoli di Iron Man, interpreta il ruolo del fedele amico di Tony Stark; tra le new entry ci sono Guy Pearce (nel ruolo del cattivo), Ben Kingsley (il Mandarino) e Rebecca Hall.

In questa nuova avventura ritroviamo un Tony Stark più umano che supereroe, alle prese con ansia, paure e crisi di panico scaturite dopo l’incontro e la battaglia con gli Avengers per salvare il mondo dagli attacchi alieni.  Un terzo capitolo in cui si torna alle origini per esplorare cosa è in grado di fare Tony senza la sua armatura.
Il suo nemico stavolta è un terrorista (il Mandarino) che minaccia gli Stati Uniti d’America ed è in possesso di un’arma incredibile: il potenziamento biologico delle persone, con cui è capace di renderle quasi invincibile e resistenti a tutto.
Il film nasce dall’unione di due storie del supereroe della Marvel: una degli anni ’70, con protagonista il Mandarino, uno dei cattivi più famosi del franchise, che è stata ripresa ed attualizzata ed una, più recente, dei fumetti Extremis che parla del potenziamento biologico degli esseri umani.

A rendere interessante il terzo film di Iron Man è certamente l’elemento introspettivo, la dimensione più umana del supereroe. Dopo l’avventura con gli Avengers, il mondo non è più quello che Tony Stark credeva di conoscere. Le sue certezze crollano, la consapevolezza di un’altra dimensione lo angoscia e la scoperta di non essere l’unico uomo dotato di poteri speciali e non necessariamente il più potente, lo mette in crisi e mina il suo ego. Da qui nasce l’ossessione per la corazza, che lo porta a potenziarla e costruirne una dozzina durante le notti insonni e a cercare una risposta alla domanda che lo perseguita: è l’uomo che fa l’armatura o l’armatura che fa l’uomo?

Divertente, brillante e misuratamente dinamico, “Iron Man 3” è certamente uno dei migliori film dei supereroi della Marvel, pur non raggiungendo le cime del primo capitolo della saga. Merito anche del carisma del suo affascinante interprete e dell’immancabile cifra ironica che fa dei film di Iron Man qualcosa che va oltre la spettacolare messa in scena. Poco riuscito perché troppo macchiettistico, invece, il personaggio del Mandarino.

Da segnalare la versione 3D che, una volta tanto, regala al film qualcosa in più. Infine un consiglio: non alzatevi prima della fine dei titoli di coda…

“Iron Man 3” è al cinema dal 24 aprile distribuito da Walt Disney in oltre 800 copie.

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Federico Gironi, ComingSoon.it
(…) Allora, dopo un incipit molto lento ma funzionale, Iron Man 3 dà il meglio di sé, con qualche goffaggine, nella parte in cui Tony Stark fa coppia e squadra con un bambino in cui rivede sé stesso e che vede in lui un padre; mentre quando impazza l’azione vera e propria, l’interesse cala.
Certo, nel finale nel porto di Miami ci sono echi dei momenti a bordo dell’Alba Varden di Arma Letale 2, e certi picchi drammatici tra Tony e Pepper ricordano quelli tra Martin e Rika nello stesso film, e sono molte le scene o le battute in cui torna alla mente L’ultimo boyscout: ma troppo spesso Black cede alle esigenze piatte e fracassone del cinema di oggi, calandosi nell’anonimato, non facendo né meglio né peggio di tanti altri registi (…).

Marianna Cappi, MYmovies.it
(…) Sfortunatamente, la misura non è perfetta: come nel secondo episodio, c’è molta, troppa carne al fuoco e qualche costoletta di narrazione ne fa le spese e non riceve sufficiente cottura, specie nel momento del prefinale, dove le linee del presidente, del Mandarino e dell’amata in pericolo si assommano l’una sull’altra. Peccato anche che il ruolo della Paltrow, finalmente ampliato, non riservi, però, alcun incremento di qualità, né di scrittura né d’interpretazione.

Mattia Pasquini, Film.it
La prima parte del film sarà pure meno dinamica di altre, ma inquadra in maniera interessante l’argomento (molto meglio, e con più equilibrio, di quanto fatto da The Avengers, per dirne uno…), e introduce l’altro elemento eccezionale di questo primo film della Seconda Fase degli eroi della Marvel: il crossover con Il Mandarino. Da qui arrivano le sorprese più grandi, che potranno forse indispettire i fan più puristi ma che davvero -- merce rara nel cinema (soprattutto supereroistico) di oggi -- possono essere definite tali, e che se non avranno ripercussioni dirette sul futuro della saga di certo concorrono (insieme a un finale da ‘fuochi di artificio’) a rendere questo terzo capitolo uno dei migliori Marvel visti fino ad ora (…).

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