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Sergio Rubini “si rifà vivo” con una commedia surreale sull’invidia e la pacificazione

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Con la sua undicesima regia Sergio Rubini debutta nella commedia surreale con “Mi rifaccio vivo”, film sull’invidia e la vendetta che ha per protagonisti Emilio Solfrizzi, Neri Marcorè e Lillo Petrolo (del duo Lillo & Greg) e con Margherita Buy, Vanessa Incontrada, Valentina Cervi, Enzo Iachetti, GianMarco Tognazzi e lo stesso Rubini.

Il film parte dal proverbio “l’erba del vicino è sempre più verde”, raccontando la rivalità di Biagio e Ottone, nemici sin dai tempi della scuola. Dopo l’ennesima sconfitta e stanco di essere l’eterno secondo, Biagio decide di uccidersi ma, grazie ad una buona azione fatta poco prima di morire, ha diritto ad una settimana di bonus per poter dimostrare di essere un uomo migliore. Anziché dare una svolta positiva al proprio destino però Biagio  decide di vendicarsi di Ottone, rovinandogli vita privata e affari.

Fatto salvo un cast perfetto ed impeccabilmente diretto, dispiace dire che il film di Rubini purtroppo non funziona. A difettare sono lo scarso spessore dei personaggi e, tranne qualche rara eccezione, le situazioni divertenti (buona la trovata di Dio/Karl Marx e lo sberleffo nei confronti del cibo e della filosofia orientali). Il meccanismo narrativo non convince, risulta ripetitivo e così si fatica a sostenerne la durata. Decisamente bocciato il lieto fine, in una commedia che avremmo preferito cattiva fino in fondo.
Rubini però ci piace e abbiamo fiducia che, nonostante questo passo falso, riuscirà a compiere in maniera migliore il suo cambiamento.

Prodotto da Fandango con Rai Cinema, “Mi rifaccio vivo” è nelle sale dal 9 maggio distribuito da 01 in 340 copie.

Mi Rifaccio Vivo - Trailer

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Carola Proto, ComingSoon.it
L’impressione è che non sia giusta la scelta di Marcorè, che quando deve far ridere scivola nel caricaturale, finendo per guastare anche i momenti in cui dovrebbe invece farsi portavoce delle riflessioni da cui parte il racconto. A ben guardare, infatti, i momenti seri ci sono, il problema è che Solfrizzi non ce la fa da solo a incarnare l’anima profonda di un film che invita a liberarsi da astio, invidia e vittimismo per accogliere e capire l’altro. E non aiutano, in questo senso, nemmeno i personaggi femminili, che, ad eccezione della tenera signora Bianchetti di Vanessa Incontrada, risultano istericamente sopra le righe.

Marzia Gandolfi, MYmovies.it
Con Mi rifaccio vivo Rubini sembra trovare la misura di un discorso che evidentemente gli sta a cuore ma a cui il regista non sacrifica il piacere del racconto e la centralità del punto di vista assegnato a Emilio Solfrizzi, uno dei volti più duttili ed empatici della nostra cinematografia, usato con una parsimonia che sfiora l’avarizia. Protagonista per la seconda volta dopo La terra nel cinema di Rubini, l’attore barese è il corpo agente di Lillo, ‘suicidatosi’ nel prologo e ridiveniente per fallire vita e azienda dell’invincibile uomo di affari di Neri Marcorè, fortunato e abbigliato al modo di Gastone. Acrimonioso come Paperino, il Bianchetti di Lillo incarnato da Solfrizzi e afflitto da un nemico elevato a persecutore si assumerà le proprie responsabilità coltivando una dimensione più etica della vita. Narciso capriccioso, il protagonista si specchia un’ultima volta nelle acque del lago e nel rancore che lo ha consumato, decidendo di fare il Bene dell’altro. Pur nelle imperfezioni non si può non riconoscere al cinema di Rubini un’innegabile magia che converge nella sequenza sul cornicione, realizzando un pezzo di cinema (comico) di straordinaria efficacia.

Francesco Manca, everyeye.it
Un ritorno, quello di Rubini in cabina di regia, che si manifesta a gran voce sin dall’emblematico titolo: Mi rifaccio vivo. Un ritorno alla commedia, ai toni brillanti, all’umorismo grottesco e alle atmosfere surreali che hanno caratterizzato e reso distinguibile all’interno del panorama cinematografico tricolore buona parte della sua filmografia.

1 commento

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