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“Ti ho cercata in tutti i necrologi”: il ritorno alla regia di Giancarlo Giannini

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Ha un titolo originale ed accattivante il secondo film da regista di Giancarlo Giannini “Ti ho cercata in tutti i necrologi”, nelle sale dal 30 maggio. A 26 anni di distanza dal suo esordio alla regia con “Ternosecco”, l’attore ci riprova con un film da lui non solo diretto, ma anche prodotto e interpretato.

La storia è quella di un becchino che, per pagare un debito di gioco, accetta di farsi letteralmente dare la caccia da ricchi uomini armati. Una folle caccia all’uomo da cui il protagonista resterà affascinato al punto da farlo diventare un abitudine, fino all’inaspettato incontro con una bella e misteriosa giovane donna. Nel cast, accanto a Giannini, F. Murray Abraham e Silvia De Santis.

Una prova, questa seconda regia di Giannini, che però, dispiace dirlo, non convince. Il film risulta infatti un potpourri di citazioni e generi  (noir, dramma psicologico, thriller ) che disorienta lo spettatore. A peggiorare le cose sono le visioni oniriche e le trovate surreali della storia, che risultano ridicole e fuori luogo. Nonostante ciò va però apprezzato il coraggio dell’attore che, senza paura, ha deciso di rimettersi in gioco rischiando consapevolmente la caduta.

“Ti ho cercata in tutti i necrologi” è al cinema dal 30 maggio distribuito da Bolero Film in 50 copie.

Ti ho cercata in tutti i necrologi - Trailer

ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Paolo D’Agostini, la Repubblica
(…) L’impressione è davvero che Giannini abbia fatto questo film per se stesso – che non è necessariamente una condanna, una premessa negativa – e per dare libero corso a fantasmi e fantasie coltivati nel corso del tempo (dichiara egli stesso di aver pensato a lungo a questo soggetto). Molto, molto rispettabile. Ma sinceramente si resta un po’ freddi.

AS, Il Giornale
Giancarlo Giannini, che dirige se stesso, è bravo ma poco credibile, se a settant’anni saltabecca come Raoul Bova. L’umorismo (involontario) supera quindi la tensione.

Alberto Crespi, l’Unità
Un’idea da film alla John Houston (per citare un regista e attore venerato da Giannini), buona anche per un Tarantino sanguinario, che si è tradotto in un noir un po’ strampalato, continuamente scosso da bizzarre idee di sceneggiatura e di regia (…) A Giannini il merito del suo coraggio e di uno sguardo libero e non omologato.

Dario Zonta, MYmovies.it
Giancarlo Giannini torna alla regia dopo il suo esordio in Terno secco e lo fa con un film tanto ambizioso quanto stralunato, difficilmente collocabile all’interno di una specifica esperienza cinematografica che non sia quella di un attore poliedrico ed eccentrico, amante del cinema e delle sue proprietà mimetiche. Il film è pervaso di citazioni, a partire dal nome del suo protagonista, Nikita, e di omaggi ai maestri del cinema, a cominciare da John Huston. E chissà, forse un soggetto così particolare (la caccia all’uomo) avrebbe davvero potuto incuriosire il cacciatore Huston.
Giannini ha inseguito questo progetto cinematografico per molti anni, facendone quasi un’ossessione, e tali sono state le difficoltà, che s’è inventato anche produttore, pur di realizzarlo. Il risultato è tutto nella visione eccentrica del regista e interprete Giannini, che riversa nel film la libertà del suo sguardo intrepido senza preoccuparsi di essere eccessivo, strampalato e disturbante.

Massimo Giraldi, Cinematografo.it
Nel faticoso sviluppo narrativo, la linearità del copione evapora lentamente di fronte alla necessità di dare un senso ai pezzi sparsi del racconto. Se, dopo oltre cento film interpretati, il Giannini attore permette a Nikita di avere un volto minimamente credibile, nella seconda prova da regista il Giannini direttore resta impantanato nel vago e nell’indistinto. Che film è quello che vediamo? Un drammatico, un thriller metafisico, un trattato di filosofia esistenziale? Il ricorso a molte citazioni di storia del cinema (da lui stesso dichiarato) apre qualche spiraglio sull’idea di un puzzle espressivo, come un vestito di Arlecchino, ma non aiuta a dare un’identità precisa all’operazione. Prevale un manierismo di fondo, confermato dalla presenza di F. Murray Abraham (Braque), uomo ambiguo e infido, tutto disegno e poca sostanza. Silvia De Santis è la donna che circuisce Nikita. Con modi quasi viscontiani.

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