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“To the Wonder”: ancora amore e spiritualità nel nuovo film di Malick

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Dopo averci abituati a lunghissime attese tra un film e l’altro, Terrence Malick torna al cinema a poco più di un anno di distanza da “The Tree of Life”  con “To the Wonder”. Un eccezione per il cineasta che fino al 2011, aveva realizzato soli cinque film in 38 anni di carriera.
La storia è quella di una coppia che, dopo un amore travolgente vissuto in Francia, decide di andare a vivere assieme in Oklahoma, dove presto nascono i primi problemi. Marina, che anche una ragazza madre, incontra un prete in lotta per la sua vocazione. Neil ritrova il legame con l’amica d’infanzia Jane.
Nel cast Ben Affleck, Olga Kurylenko, Rachel McAdams, Javier Bardem, Rachel Weisz, Michael Sheen e Romina Mondello in un breve e dimenticabile ruolo.

Amore, genitorialità, spiritualità e fede sono i temi che Malick riprende dal precedente film, così come la bellezza delle immagini dalla patinata fotografia e l’estasi della meraviglia del regista e dello spettatore. Il film però si accartoccia su se stesso, vittima di ripetitività e concetti banalmente espressi. Sembrano ormai lontani i tempi in cui il misterioso e ritroso regista firmava film grandiosi come “La rabbia giovane” e “La sottile linea rossa”. Che Malick si disinteressi ad una narrazione troppo costruita è comprensibile ma non con questi risultati che sanno di superficialità e sembrano tradire una paradossale svogliatezza nonostante il periodo più prolifico della sua carriera.
Tra continue corse nei campi di grano, che sembrano spot televisivi, e frasi da cioccolatino, Malick spreca insomma un’altra occasione dopo il già deludente “The  Tree of Life”. Peccato.

Passato in concorso alla 69° Mostra del Cinema di Venezia, “To the Wonder” è al cinema dal 4 luglio, distribuito da 01 in 35 copie.

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TRAILER

To The Wonder Trailer Ita

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Paolo Mereghetti, Il Corriere della Sera
Dopo aver visto To the wonder di Terrence Malick verrebbe da dire al regista che ci aveva meravigliato e ammaliato con capolavori come La rabbia giovane o La sottile linea rossa: capisco le tue scelte ma non condivido i tuoi risultati. Capisco la voglia di liberarsi delle necessità narrative che nella Hollywood di oggi spesso significano trame risibili e messe in scena elementari, ma faccio fatica a seguire il regista filosofo (ha insegnato al Mit e tradotto Heidegger) nel suo tentativo di “spiegarsi”solo per sensazioni visive, per immagini quasi astratte (…)

Curzio Maltese, La Repubblica
Rispetto ai capolavori, questa è un’opera minore di Malick, che significa ancora il meglio che si possa vedere in giro per il mondo del cinema. I fischi di Venezia sono la replica di quelli assai più sonori, che due anni fa avevano salutato Tree of life a Cannes.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero
(…) Scarsa attenzione al racconto, ai personaggi, alle psicologie, ma massima enfasi sulle intersezioni fra le vicende (le emozioni) dei personaggi e i cicli della natura. Come se ognuno di noi partecipasse ad un grande disegno preesistente, e l’individuale fosse molto meno interessante del generale. Svelato da una macchina da presa che insiste su cieli, albe, maree, praterie, branchi d’animali, abbozzando invece con pochi schizzi di colore la storia dei singoli.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
To the wonder appare un esercizio formale intorno a una scatola vuota. Ovvero l’insulsa storia sentimentale fra faccia di pietra Ben Affleck e Olga Kurylenko, bella quanto inespressiva, che ovunque sia, da Parigi all’Oklahoma, è tutta una smanceria e un sognante saltellare (…)

Valerio Sammarco, Cinematografo
(…) imperfetto e sorprendente, retorico e avvolgente, noioso e spettacolare: come i pensieri. E la vita.

Marzia Gandolfi, MYmovies
Muovendosi tra mistero esterno e indagine interiore, To the Wonder ha una bellezza indecifrabile e spietata che invita lo spettatore ad abitare i luoghi del creato, a infilare un’altra percezione, superare le coordinate narrative e riconoscere “cos’è quest’amore che ci ama”.

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