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Wolverine is back!

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Nuovo capitolo cinematografico dedicato interamente a uno degli X-Men più amati: Logan aka Wolverine. Dopo la morte di Jean Grey in “X-Men – Conflitto finale”, Logan abbandona le scene e si rifugia nei boschi vivendo in solitudine il suo dolore, emarginandosi da quella società che non lo ha mai accettato completamente. Non avendo più un motivo per cui combattere quando Yukio, una mutante giapponese che prevede la morte, riesce a trovarlo per portarlo dal suo maestro, la ragazza si ritrova davanti un uomo ossessionato dal passato e inquieto, in cerca di una nuova ragione di vita. Giunto in Giappone per salutare il suo vecchio amico quest’ultimo gli offre una soluzione per il suo dolore, un modo per rinunciare alla sua immortalità e vivere serenamente il resto della sua vita. Involontariamente dunque Logan sarà costretto a fare i conti con le debolezze umane e non potrà avvalersi del suo potere mutante.

“Wolverine – L’immortale” non entra mai nel vivo, non coinvolge e rimane freddo e distaccato. Un vero peccato considerata l’importanza della figura di Wolverine all’interno dell’Universo Marvel. Il problema però non è il protagonista, ma il contesto, e gli attori che lo circondano. Piatti e senza vita le vicende si snodano inesorabilmente lente per tutta la durata del film. L’unica scena elettrizzante è quella dei titoli di coda, preludio di “X- Men – Giorni di un futuro passato” (previsto per il 2014) quando Wolverine si ritrova in aeroporto e incontra due amici di vecchia, vecchissima, data.

“Wolverine – L’immortale” è dunque un film che appare profondamente diverso dal filone degli X-Men. Anche la scelta di una location differente gioca un ruolo centrale nel film. L’ambientazione nipponica porta con se infatti un’influenza dello stile narrativo considerevole, tanto da condizionare il film con il suo ritmo dilatato, distante dai tempi veloci e sincopati della cultura occidentale a cui siamo abituati.

“Wolverine – L’immortale” (The Wolverine) è un film di genere fantastico diretto da James Mangold e interpretato da Hugh Jackman, Hiroyuki Sanada, Famke Janssen, Will Yun Lee, Rila Fukushima, Tao Okamoto, Svetlana Khodchenkova, Hal Yamanouchi, James Fraser, Garret Sato. Nelle sale italiane dal 25 luglio 2013, distribuito da 20th Century Fox.

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TRAILER

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Federico Pontiggia, Cinematografo.it
L’intenzione era di allontanarsi dalle convenzioni degli X-Men e garantire al Nostro, insieme al primo piano in solitaria, debolezze, crucci e graffi poco supereroici e molto umani: problema, Wolverine – L’immortale rimane nel guado, gli artigli spuntati dall’incertezza, le ferite suturate dall’ignavia, i muscoli sgonfiati dalla mancanza di personalità. Davanti allo schermo tocca resistere, resistere, resistere, ma è sempre più dura: dopo After Earth, Man of Steel, Pacific Rim e altra trita compagnia blockbuster, Hollywood ci ha rotto l’estate. E Wolverine non si sottrae: a voi i cocci.

Gabriele Niola, MYmovies.it
Poca audacia e poca aderenza allo stile visivo dei fumetti d’origine condannano il secondo spin-off di Wolverine.

Domenico Misciagna, ComingSoon.it
Il precedente che più si avvicina a Wolverine – L’immortale è l’altro exploit solitario (o quasi) di Logan al cinema, cioè il prequel X-Men: Le origini – Wolverine, e fortunatamente il risultato ci sembra superiore. Mangold fa di tutto per dare al film una direzione artistica non anonima da blockbuster medio, aiutato dalla collisione del supereroe con i luoghi comuni del Giappone da esportazione: non si può dire che riesca sempre nell’intento, perché il film oscilla tra immagini suggestive e altre già viste, tra momenti emotivi riusciti e cadute pacchiane. Il tragitto emotivo di Wolverine però alla fine rimane divertente da seguire, almeno per chi non abbia una reverenza filologica e sacrale per il materiale originale, e accetti l’entertainment da pop corn al quale l’attore e produttore è orgogliosamente affezionato.

Antonio Cuomo, Movieplayer.it
Wolverine: l’immortale conferma che gli X-Men in gruppo risultano molto più efficaci su grande schermo, ma resta un film che può piacere ai fan del personaggio Marvel che ritroveranno almeno un paio di sequenze ad alto tasso d’adrenalina che sanno rendergli giustizia.

Alessia Laudati, Film.it
Qualcosa dell’intreccio è stato conservato nella realizzazione del film ma ciò che è palese è il tentativo di dare spessore drammaturgico al personaggio di Wolverine e realizzare un noir giapponese, molto crudo e più dark rispetto ai precedenti racconti sul mutante, attraversato dalla vena filosofica sul significato dell’immortalità. L’obiettivo è però riuscito solo in parte e la pellicola risulta strapiena di elementi diversi, eccessivamente sovraccarica di personaggi e conflitti, indecisa tra un registro visivo minimale e violento, oppure esplosivo e carico di effetti speciali. Wolverine, trema, dubita, si indebolisce ma i suoi quesiti sulla vita eterna profumano di già visto e già interrogato, specialmente sul grande schermo.

 

 

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