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“Sacro GRA”: un Leone d’oro per le vite ai margini di Roma

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Acclamato come il primo documentario ad aver vinto una Mostra del cinema di Venezia, “Sacro GRA” di Gianfranco Rosi non è un documentario nel senso classico del termine perché non lo è nello stile, nel modo attento e affascinante di narrare una realtà in cui, a dispetto del titolo, il protagonista non è l’autostrada urbana di Roma.
Lo spunto del docufilm si deve al progetto del paesaggista-urbanista Nicolò Bassetti, autore del soggetto, che nel 2008 iniziò a esplorare a piedi i luoghi intorno al Grande Raccordo Anulare, percorrendo 300 chilometri in venti giorni. Universo in cui poi Rosi si è addentrato per sei mesi.

Il regista esplora le vite di sette personaggi che gravitano attorno al “sacro”, nel senso di misterioso – come spiega lo stesso Rosi – GRA: un botanico che attraverso sonde sonore e pozioni chimiche cerca di salvare le palme della sua oasi dai letali punteruoli rossi, un principe dei nostri tempi che affitta il proprio castello per qualsiasi cosa, un nobile piemontese e sua figlia che vivono in un monolocale, un attore di fotoromanzi che un tempo era una comparsa cinematografica, un barelliere in servizio sull’ambulanza ed un pescatore d’anguille che vive sulle sponde del Tevere.

Mantenendosi ai bordi della capitale, Rosi esplora delle vite ai margini che gravitano attorno al raccordo anulare, affrescando esistenze come delle figurine, che hanno una loro dimensione ma non una profondità, come se bastassero a se stesse.
Un film interessante ma che non vale il Leone d’oro vinto a Venezia.

“Sacro GRA” è nelle sale dal 19 settembre, distribuito in Italia da Officine UBU.

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TRAILER

SACRO GRA - TRAILER

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Curzio Maltese, la Repubblica
(…) Tanti pezzi di verità, filmati con indubbio talento, ma che non riescono mai a guadagnare il respiro di una narrazione. Non riescono insomma a colpire al cuore, come il precedente e magnifico El Sicario.

Alberto Crespi, l’Unità
(…) Sacro Gra è un film “recitato”, ma disquisire sulla purezza o meno dell’approccio documentaristico è un errore (…) A noi non dà alcun fastidio che i personaggi si mettano di tanto in tanto “in posa” per la macchina da presa. E’ comunque la loro verità, e non sta a noi discuterla (…) Alla fine del film, si ha la sensazione che il Gra sia stato una scusa. Ma forse Rosi voleva proprio così.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
(…) Tasselli di paesaggio umano colti con un occhio di cinema che è stato giustamente apprezzato dalla giuria veneziana. Ma in tutto questo è proprio il GRA che ci sembra restare fuori fuoco, inafferrabile.

Massimo Bertarelli, il Giornale
(…) Neanche uno Sketch da ricordare. Indimenticabili restano solo gli sbadigli.

Deborah Young, Hollywood Reporter
Un approccio umanistico umoristico ravviva un documentario inventiva circa le persone che vivono intorno al raccordo anulare di Roma.

Jay Weissberg, Variety
L’idea rimane più coinvolgente rispetto al prodotto finale.

Valerio Sammarco, Cinematografo.it
Non un film sul Raccordo Anulare, ma con il Raccordo Anulare. L’umanità ai margini di Rosi vale un Leone d’Oro.

Gabriele Niola, MYmovies.it
Distruggendo ogni convenzione sul documentario, Rosi guarda e fa guardare la realtà come fosse cinema.

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