Home Newsletter Moccia post-maturità. Arriva il tempo di “Universitari”.

Moccia post-maturità. Arriva il tempo di “Universitari”.

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Video conferenza stampa con Federico Moccia, Giampaolo Letta e cast.

Gli adolescenti di Moccia sono cresciuti e sono passati dai banchi del liceo a quello delle aule universitarie in “Universitari – Molto più che amici”.

Villa Gioconda, set perfetto per un film horror più che una commedia su giovani in crisi post adolescenziale. Questa è la casa di sei studenti universitari alle prese con i problemi della vita da fuori sede con l’aggiunta melodrammatica di famiglie sventurate e scontri religioso/razziali.

Una pazza proprietaria di casa, con la mania per il crimine e le vendette “private” è inclusa nel prezzo e costringe alla convivenza mista tre ragazzi e tre ragazze, ognuno con i propri sogni e ambizioni, problemi e relative soluzioni, che intrecceranno i loro destini dandosi appuntamento dieci anni dopo, per vedere se i loro desideri e le loro aspettative si sono realizzate.

Federico Moccia è maturato, trasponendo la storia di giovani alle prese con il futuro e con problemi più o meno reali. Ma non pensate che abbia lasciato indietro il “romanticismo” che lo contraddistingue. Niente lucchetti e motorini a Ponte Milvio, più un leit motiv che accompagna latente tutto il film, manifestandosi solo nel finale.

Sulla carta un buon progetto, trasposto però in maniera superficiale, ibrida e poco incisiva. Non appassionano fino in fondo le storie dei protagonisti e non coinvolgono i diretti interessati, gli universitari, che non si rispecchiano in quell’affresco variopinto dipinto a tinte tenue da Federico Moccia. Troppo banale e stereotipato il film fu boicottato dagli stessi studenti de La Sapienza di Roma durante le riprese.

La vita fuori dallo schermo è diversa e Moccia si applica nel trasporla ma potrebbe fare di più. La sentenza? Rimandato al prossimo appello, o meglio, al prossimo film.

Prodotto da Marco Belardi per Lotus Production e da Medusa Film, scritto dallo stesso Moccia insieme a Ilaria Carlino, il film ha come protagonisti Primo Reggiani, Nadir CaselliSimone Riccioni, Brice Martinet, Sara Cardinaletti e Maria Chiara Centorami, affiancati da Paola Minaccioni, Enrico SilvestrinBarbara De Rossi, Maurizio Mattioli e Amanda Sandrelli, oltre a Fabio Troiano e Dario Bandiera.

Nelle sale dal 26 settembre 2013, distribuito da Medusa.

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Video conferenza stampa
con Federico Moccia, Giampaolo Letta e cast

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Paolo D’Agostini, la Repubblica
(…) Improbabile ma scorrevole. Qualche scivolata retorica di troppo ma nel complesso i sei personaggini stanno in piedi. Moccia conferma che nel suo campo (accenni problematici sì, ma mai calcare la mano) sa il fatto suo.

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Come prima, peggio di prima, Moccia continua a mettere in tavola la sua gioventù carina, sbarazzina, insistente e inesistente con battute vecchie da anni 30. La convivenza di sei ragazzi (Universitari? Ma di che?) con le complicazioni del caso e famiglie peggio che nei melodrammi di Matarazzo. Infastidisce che il regista prenda a prestito la realtà più drammatica per farne una battuta, che non fa ridere.

Francesco Alò, Il Messaggero
Quando è in scena il film decolla. Che Moccia sia pronto per le psicopatologie degli adulti?

Massimo Bertarelli, il Giornale
Desolante commediola di rara inconsistenza scritta e diretta da Federico Moccia, recidivo cantore delle banalità giovanili.

Paola Casella, MYmovies.it
Che cosa allontana un film di Moccia dal cinema? Proviamo ad elencare. La voce fuori campo che sostituisce ripetutamente la messa in scena. I dialoghi improntati al format televisivo, a metà fra la sitcom e il reality, con litigi strillati e battute puerili (nonostante uno dei personaggi sia un aspirante comico). Le caratterizzazioni che sembrano non tenere in conto la plausibilità o la coerenza interna dei personaggi. Le numerose sottolineature della trama. La presenza di musica fracassona a riempire i vuoti di dialogo. Gli errori di continuità filmica. I costanti abbracci. Le scene di gruppo da cartolina. I dialoghi giovanilistici (“Oh ragazzi, time out!”).

Carola Proto, ComingSoon.it
Laddove il film non attira le nostre simpatie è nella precisa scelta di lasciare completamente da parte qualsiasi protesta studentesca e nella leggerezza con cui viene annegata in una brodaglia di omogeneità qualsiasi diversità culturale o razziale fra i personaggi. Se lo stile di regia è fluido, sono i dialoghi ad apparire improbabili e in quest’ultimo caso non aiuta una musica talmente alta e martellante da privare completamente di senso le parole.

Francesca Fiorentino, Movieplayer.it
Il film pretende di essere realistico, di saper raccontare il mondo dei ventenni, senza avere però un briciolo di autenticità e l’ipotetica ‘verità’ si scolorisce nel ritratto monodimensionale di una gioventù che cerca disperatamente una famiglia

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