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“Miss Violence”: al cinema il film che ha scioccato Venezia 70

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Dopo aver vinto il Leone d’argento e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile all’ultima Mostra del cinema di Venezia, arriva nelle sale il film di Avranas

Alle proiezioni durante l’ultima Mostra del cinema di Venezia, dov’è passato in concorso, ha sollevato discussioni e scioccato per la durezza con cui tratta temi scomodi come violenza psicologica, pedofilia e incesto. Adesso “Miss Violence” di Alexandros Avranas arriva nelle sale italiane, forte anche di due prestigiosi premi vinti: il Leone d’argento e la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile al protagonista Themis Panou, impeccabile nel ruolo dell’orco-padre-padrone.

Il film è uno spietato e sorprendente ritratto familiare che inizia col suicidio di una bambina undicenne nel giorno del suo compleanno. Un drammatico gesto dietro cui si cela un’orribile realtà…

“Mi chiedo sempre chi abbia il potere: chi colpisce o chi prova il dolore? – dice Avranas – La violenza più efferata è quella del silenzio”. Con “Miss Violence” il giovane regista greco rompe certamente il silenzio che copre alcuni inferni familiari, portando sul grande schermo temi difficili con uno stile rigoroso e immagini forti ma mai totalmente esplicite e indagando sulle colpe diffuse. A fare da contraltare agli orrori mostrati è una messa in scena molto curata ed elegante, con lunghe inquadrature a camera fissa e piani sequenza che rendono fredda la narrazione.
Un film da non perdere e un regista da tenere d’occhio.

“Miss Violence” è al cinema dal 31 ottobre distribuito da Eyemoon Pictures.

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TRAILER

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Mario Sesti, FilmTV.it
(…) Ma è la coreografia di rituali, serrature, sguardi congelati e silenzi assordanti a parlarci di un autore che sembra conoscere bene Haneke e Fassbinder (forse anche Petrolio di Pasolini), insieme alla perfezione del movimento del film che rovescia sullo spettatore l’orrore del suo segreto nella mezz’ora finale, dopo aver alimentato con la reticenza il suo minaccioso mistero.
Forse è l’opera più sconvolgente dell’anno.

Gabriele Niola, MYmovies.it
L’intuizione migliore del film così pare essere quella per la quale lungo tutto il corso della pellicola si fatica a comprendere i ruoli della famiglia. Le parentele sono svelate lentamente e con un continuo ribaltamento di senso, mostrando con i fatti e non con le parole lo smarrimento umano di quel nucleo e aumentando, di scoperta in scoperta, la sensazione di disumana oppressione.
È il punto in cui culmina tutto questo lento costruire a deludere allora. La chiusa di una storia che sembra non avere speranze sceglie una via peculiare, asseconda il titolo, non concilia nè terrorizza davvero ma riesce solo a rendere ancor più fastidiosi e insulsi i personaggi, la cui mancanza di dignità non è mai affrontata, spiegata o solo comunicata. Così, quando è finita, la parabola di Miss Violence e tutta la distanza che il regista prende dai personaggi nel metterli in scena, generano una profonda disaffezione e pochissima partecipazione anche ai drammi più ingiusti che senza empatia risultano artificiosi.

Federico Gironi, ComingSoon.it
(…) Non ci interessano le ambizioni socio-politiche di Miss Violence, il suo voler raccontare il circolo della violenza, gli orrori della sopraffazione e l’incapacità di ribellarsi ad una qualsiasi forma di potere, perfino deviato. Né ci interessano le lunghe inquadrature a camera fissa o i piani sequenza che caratterizzano un film formalmente molto curato e perfino elegante.
Perché il ritratto delle terribili efferatezze nel film, esplicito o implicito che sia, sembra figlio solamente della voglia di scioccare il proprio pubblico, e di farlo per di più attraverso una messa in scena che nella sua rigida freddezza si appella ad una distanza solo apparente, in realtà fastidiosamente estetizzante (…).

Arianna Finos, la Repubblica
Tra tutti i film presentati all’ultima Mostra di Venezia quello del greco Alexandros Avranas (in sala il 31 ottobre per Eyemoon) è il più disturbante.

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