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“Il Capitale Umano”, il lato dark di Paolo Virzì

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Video conferenza stampa e interviste a Paolo Virzì, Fabrizio Bentivoglio, Valeria Golino, Valeria Bruni Tedeschi, Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli e Giovanni Anzaldo. 

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Dopo averci intelligentemente e talvolta amaramente divertito con film come “Ovosodo”, “Ferie d’agosto”, “Caterina và in città” e “Tutta la vita davanti” Paolo Virzì sta da qualche anno cambiando spesso tono. Dal nostalgico “La prima cosa bella” al romantico “Tutti i santi giorni”, per la sua undicesima regia Virzì si cimenta ora con il noir, portando sul grande schermo “Il Capitale Umano”, scritto assieme ai sodali Francesco Bruni e Francesco Piccolo. Una prova che va applaudita nello stagnante mondo del cinema italiano, in cui sono pochi i registi che osano tentare strade per loro inedite preferendo ripetere copioni già visti.

Liberamente ispirato all’omonimo romanzo di Stephen Amidon, il film racconta in capitoli la tentata ascesa sociale di un avido immobiliarista che si affida ad un affarista senza scrupoli, il sogno di una vita diversa di una donna ricca e infelice e il desiderio di un amore vero di una ragazza oppressa dalle ambizioni del padre. Le loro vite e quelle dei familiari s’incrociano con inaspettate e drammatiche conseguenze.
Ottime le prove del ricco cast: Fabrizio Bentivoglio, Fabrizio Gifuni, Valeria Bruni Tedeschi, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio e i giovani Matilde Gioli, Guglielmo Pinelli e Giovanni Anzaldo. Le musiche sono curate da Carlo Virzì, fratello del regista.

Con “Il Capitale Umano” Virzì abbandona i toni della commedia e mette da parte la goliardia, per raccontare con sottile ironia e amaro sarcasmo l’anima più fragile e squallida del paese e come gli sbagli dei padri ricadano inevitabilmente sui figli.

“Il Capitale Umano” è nelle sale dal 9 gennaio distribuito in oltre 350 sale da 01 Distribution.

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VIDEO INTERVISTE

Paolo Virzì e Valeria Bruni Tedeschi

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Valeria Golino e Fabrizio Bentivoglio

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Guglielmo Pinelli, Matilde Gioli e Giovanni Anzaldo

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VIDEO CONFERENZA STAMPA

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
Interessante il lavoro di riscrittura compiuto da Paolo Virzì e i suoi co-sceneggiatori Francesco Bruni e Francesco Piccolo sull’omonimo romanzo di Stephen Amidon, cui si ispira il film Il capitale umano. Non è tanto di aver trasportato l’azione dal Nord-Est Usa all’Italia, in una innominata cittadina della Brianza prealpina, cuore dell’opulento nordovest. Piuttosto in un’apparenza di fedeltà al libro, colpisce come, grazie certe variazioni nei caratteri e a una struttura narrativa ricomposta in capitoli intitolati ai personaggi sotto il punto di vista viene di volta in volta inquadrata la vicenda – il copione abbia assunto una dimensione del tutto autonoma rispetto alla pagina; decisamente nostrana e molto nelle corde di Virzì, autore fin dagli esordi di più o meno velate commedie amare.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero
(…) film di puro e godibilissimo racconto, cosa quasi unica nel nostro cinema (…) in questa trama mobile di amori, alleanze, screziate da lampi di sarcasmo (del regista) e di violenza (dei personaggi), si agitano luoghi e situazioni che alludono a un degrado e a un declino molto più generali.

Alberto Crespi, l’Unità
E’ incredibilmente denso e inverosimile il contesto sociale che Virzì, Piccolo e Bruni riescono a ricostruire: Il capitale umano è veramente il ritratto dell’Italia di oggi, colta anche nella sua stratificazione sociale (si va dai ricchissimi ai proletari, o a ciò che rimane di loro). Ma è anche azzeccatissimo il lavoro sui personaggi: tutti hanno dei doppi fondi (…).

Massimo Bertarelli, il Giornale
Crudele dramma social familiare di Virzì, cui riesce bene il trapianto in Brianza di un romanzo ambientato in Connecticut (…) Il film, che si arrotola secondo quattro diversi punti di vista, non ha dubbi nell’individuare i peggiori nei ricchi: insensibili, avidi e immorali.

Concita De Gregorio
Con Il capitale umano Paolo Virzì ha cambiato passo. È andato in Brianza a raccontare com’è cambiata l’Italia, lo ha fatto come se partisse per l’Alaska. Ha messo in valigia i suoi attrezzi da sarto di storie e come un esploratore si è addentrato di soppiatto nella terra dei ricchi. Di quelli che “hanno scommesso sulla rovina del nostro paese, e hanno vinto”. Gli speculatori, i maghi della finanza, quelli che ti promettono di guadagnare il 40 per cento sui tuoi risparmi e che poi se li mangiano, con la tua vita intera. Che calcolano con un algoritmo quanto costa la tua morte, il «capitale umano» del titolo: il risarcimento agli eredi per l’assenza. Il film è bellissimo, il migliore di Virzì. Potente, lieve, preciso. Il regista dirige un gruppo di attori eccezionali rendendo ciascuno di loro, se ancora possibile, una sorpresa. La storia avviene alla vigilia di Natale in un piccolo paese della Brianza. C’è una cena di gala, c’è un incidente – il cameriere della cena che torna a casa in bici, investito da un Suv – c’è un colpevole ignoto. Affresco polifonico e corale (riscrittura del romanzo di Stephen Amidon). L’America è qui, in Brianza.

Valerio Sammarco, Cinematografo.it
Il romanzo di Stephen Amidon “riletto” da Paolo Virzì: il suo film più cupo e doloroso, da vedere.

Dario Zonta, MYmovies.it
Paolo Virzì fa un salto in avanti nel personale viaggio politico nell’Italia del suo presente, puntando finalmente la bussola verso il nord del Paese, trovando un cuore nero che non fa ridere proprio per niente. La goliardia toscana, il cinismo burlone romano (modi e luoghi che hanno caratterizzato la sua commedia) sono lontani, lontanissimi, senza quasi più alcun eco in queste lande brianzole, disegnate come fossero terre straniere abitate da genti aliene che comunicano in un linguaggio misterioso e duro. Virzì si fa suggestionare dal suo limite, un misto di gap culturale e sociale (un livornese in Brianza), che presto trasforma nella sua arma migliore, abbandonando il facile gigioneggiare nelle disgrazie del malcostume centroitaliano per addentrarsi nei meandri di un apologo potente e inaspettato.
Liberamente tratto dal thriller di Stephen Amidon, ambientato nel Conneticut, con l’aiuto di Francesco Piccolo e Francesco Bruni, Il capitale umano vanta un cast variamente composto su cui domina Fabrizio Bentivoglio che interpreta senza alcun timore il personaggio di Dino Ossola. Ecco, crediamo che questo tipo unico di “scemo” sia in assoluto una delle migliori descrizioni di un certo italiano contemporaneo, degno della migliore tradizione del cinema nostrano.

Daniela Catelli, ComingSoon.it
Forse, al di là dell’avvincente costruzione e del perfetto gioco di squadra, non c’è molto di nuovo in quello che ci raccontano gli autori del Capitale umano, ma a loro va il merito di essere riusciti a farlo senza cadere in dinamiche da soap opera e in un facile moralismo, mantenendo tra le righe un umorismo amaro e sottile. Virzì e i suoi cosceneggiatori non assolvono né condannano i loro personaggi, ma lasciano che sia lo spettatore, come si faceva un tempo, a trarre le sue conclusioni. Splendidi complici gli attori, diretti come al solito dal regista con grande maestria; a noi sono parsi grandiosi Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni, in un cast senza una sola nota stonata e con una piccola ugola che si stacca dal coro: la debuttante Matilde Gioli, che potrebbe trovarsi tra qualche anno a ringraziare Paolo Virzì per averla introdotta in un mondo in cui sembra già essere perfettamente a suo agio.

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TRAILER

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POSTER

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