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Disconnect: quando l’iperconnettività ci allontana dalla realtà

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Cyberbullismo, frode, alienazione e perdita di contatto con il mondo esterno. Quando la vita su internet rovina quella reale.

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Dopo l’anteprima al Festival di Venezia 2012, ecse in ritardo nelle sale italiane “Disconnect” di Henry Alex Rubin.
Tre storie diverse che s’intrecciano fra loro con protagonisti che vanno da Jason Bateman a Alexander Skarsgård, tre aspetti diversi dello stesso fenomeno, il dilagare imperante della tecnologia nelle nostre vite.

Quanti di noi sono perennemente connessi ai social network? Quanti altri durante una cena o un’uscita tra amici parla con le stesse persone presenti in quel momento attraverso Facebook ad esempio? Situazioni impensabili meno di una decade fa che fanno parte della nostra quotidianità.

Il regista Henry Alex Rubin analizza tre aspetti negativi di questa overdose e alienazione da internet. In primo luogo, mai condividere le informazioni riservate come i dati sensibili, ne sanno qualcosa Paula Patton e Alexander Skarsgård che dopo la perdita del figlio si rifugiano sul web cercando consolazione in modi diversi, perdendo tutti i soldi a causa della condivisione di informazioni riservate. Jason Bateman si ritrova invece con il figlio in coma, vittima del cyberbullismo dopo aver condiviso una foto a luci rosse in seguito a un brutto scherzo giocato dal figlio di Frank Grillo. Altra storia collegata quella della reporter Hope Davis che in cerca dello scoop perfetto complica la vita di un ragazzo che per sopravvivere si spoglia ed esibisce via webcam.

Un film interessante, che analizza con piglio critico la situazione attuale. Un monito per prestare la giusta attenzione a un aspetto della nostra vita che sta prendendo il sopravvento sopra tutto il resto.

“Disconnect” è nelle sale dal 9 gennaio distribuito da Filmauro.

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TRAILER

 

DISCONNECT TRAILER ITA

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

David Rooney, Hollywood Reporter
I punti tematici sono realizzati in modo chiaro, con una tensione ben sostenuta e non manca l’impatto drammatico. E ‘solo che è tutto un po’ ovvio…

Peter Travel, Rolling Stone
Come un nuovo regista lavora con gli attori su ciò che dice, così le performance in Disconnect sono di prima classe in tutti i sensi.

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Il regista Henry Alex Rubin manovra la materia con tono concitato ma non sommario, certo privilegiando il lato didascalico delle relazioni pericolose al pc, usando un cast di ottimi attori col sospetto davvero che si stia parlando in modo intelligente di cose che ci riguardano oggi e ancor più domani, facendo salto in alto dalla cronaca alla morale.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
Non ci sembra giusto accusare Disconnect – esordio nel lungometraggio di finzione di Henry-Alex Rubin, giovane documentarista già candidato all’Oscar per il suo Murderball – di mettere sotto tiro la rete. A nostro avviso il film si limita a prendere atto delle insidie del mondo in cui viviamo: non è che le nuove tecnologie creino di per sè solitudine e incapacità di contatti umani – il cinema di Antonioni e altri parlava di alienazione decenni prima dell’invenzione di Internet: tuttavia è indubbio che possano diventare ottimi strumenti di isolamento e fuga dalla realtà (…) Strutturato come Crash e Babel su un intreccio di storie che si scoprono collegate, Disconnect è un po’ troppo programmatico nell’assunto, ma il disegno è limpido, la regia fluida e gli interpreti, da Hope Davis a Frank Grillo a Jason Bateman, assai efficaci.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero
Siamo tutti sempre connessi, ma non ci guardiamo più negli occhi. E se tornassimo a toccarci, anche in chiave violenta, per ricominciare a sentire il corpo e il peso, della nostra esistenza? (…) Non siamo certamente dalle parti dell’esaltazione del web ma non bisogna vedere il film di Rubin nemmeno come un monito apocalittico. E’ una pellicola che parla ai genitori degli adolescenti delle società occidentali di adesso e dice: i vostri figli ci stanno ormai dentro fino al collo. Ed è un collo che può decidere di spezzarsi con il più classico dei suicidi.

Maurizio Acerbi, il Giornale
Il titolo è quasi un invito a disconnettersi dal mondo virtuale per connettersi a quello reale (…) Un film che cambierà il vostro rapporto con la rete.

Angela Prudenzi, Cinematografo.it
L’altra faccia della Rete: tasselli funzionali e script un po’ prevedibile per il thriller di Rubin.

Marianna Cappi, MYmovies.it
Film ragionevole ma la regia è senza personalità.

Daniela Catelli, ComingSoon.it
(…) A non convincerci del tutto è l’aspetto un po’ moralistico, da cautionary tale, dell’operazione, ma a livello di recitazione e di regia questo invito a disconnettersi dal virtuale per dare ascolto alle persone reali che ci stanno accanto, è senz’altro un ottimo prodotto.

Luciana Morelli, Movieplayer.it
Con un talento scoperto grazie al fiuto di James Mangold che lo volle come regista della seconda unità in Ragazze interrotte e Copland, Rubin dirige questo thriller-drama indipendente con la maestria di un narratore navigato.

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