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“C’era una volta a New York”: la favola melanconica di James Gray

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Arriva nelle sale italiane “C’era una volta a New York” ovvero “The Immigrant”, il film di James Gray in concorso alla passata edizione del Festival di Cannes

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New York, 1920. Con l’arrivo a Ellis Island, l’isola delle lacrime, Ewa (Marion Cotillard) da il via alla sua nuova vita nella terra delle opportunità e delle speranze. L’America. Ma Ewa è da sola sull’isola, sua sorella Magda viene messa in quarantena all’arrivo a causa della tubercolosi che si porta dietro dal vecchio continente.

Per cercare di far uscire Magda da Ellis Island Ewa finirà nei circoli sbagliati, frequentando Bruno (Joaquin Phoenix) affascinante uomo dalle cattive intenzioni. La ragazza sarà inserita così nel suo circolo e sarà costretta a prostituirsi. La consapevolezza di essere finita all’inferno, non in paradiso, si attenuerà solo con l’arrivo del mago Orlando (Jeremy Renner), cugino di Bruno, con il quale Ewa instaurerà uno strano rapporto, fatto per la prima volta di onestà e di speranza.

“C’era una volta a New York” è un film che lascia solo intravedere il sogno americano, in un periodo in cui i viaggi dei migranti erano nel pieno fervore. La frenesia del nuovo Mondo, la possibilità di riscattarsi con una vita migliore non viene minimamente accennata dal regista James Gray, che sembra trasportare Ewa semplicemente da un girone infernale ad un altro, in una New York dantesca dove la perdizione e la disperazione la fan da padrone.

Cast eccezionale e parti create a misura dei protagonisti, in particolar modo per Marion Cotillard, perfetta in ogni inquadratura, espressiva senza cadere mai nel ridonante, nell’esagerazione, mantenendo sempre un filo di compostezza anche nella disperazione più profonda.

Un film forte e intenso, che s’instaura appropriatamente nella cinematografia di Gray fornendo un nuovo sguardo melanconico e originario sulla protagonista silenziosa di ogni suo film, New York.

“C’era una volta a New York” (The Immigrant) è nelle sale dal 16 Gennaio, distribuito da Bim.

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Alberto Crespi, l’Unità
Un giorno avendone tempo e voglia bisognerà aprire un dibattito sul perché James Gray sia considerato da alcuni un grande regista. Si tratta di un cineasta interessante per motivi che attengono al prefilmico, a ciò che viene prima (e sta fuori) dei film (…) Marion Cotillard è brava, come negarlo?

Massimo Bertarelli, il Giornale
Elegante e gelido dramma in costume attorno a una triste storia d’immigrazione (…) La malinconica Marion Cottilard batte un record: fa l’antico mestiere senza mostrare neppure una caviglia.

Francesco Alò, Il Messaggero
Gray ha cucito il film addosso alla divina Cotillard (Ewa). Attori eccellenti, regia elegante. Chi ama il classico apprezzerà, non poco.

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Manuale di melò, non manca nulla, gli attori soffrono (migliore Jeremy Renner, Phoenix e la lacrimante Cotillard) ma rimane tutto elegante, patinato ma senza pathos.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
Con l’occhio ai capolavori del passato, il film ripercorre sia nella struttura narrativa che nel suggestivo apparato formale tutte le tappe d’obbligo del genere, ma la regia magistrale e la densa sensibilità introspettiva di Gray provvedono a far vibrare di nuova vita gli stereotipi.

Roberto Escobar, L’espresso
Anni Venti del secolo scorso. Insieme con migliaia d’altri in fuga dall’Europa del primo dopoguerra, la polacca Ewa Cybulski (Marion Cotillard) arriva con la sorella Magda a Ellis Island. A modo suo, se ne innamora Bruno Weiss (Jaoaquin Phoenix), un emigrante indurito dalla fatica di sopravvivere che campa sfruttando ragazze come lei. Raccontato con i colori cupi e forti del melodramma, ma con sfumature inaspettate.

Gabriele Niola, MYmovies.it
Un melodramma color seppia che vuole spiazzare ma non riesce a mettere a frutto in pieno le sue idee.

Federico Gironi, ComingSoon.it
(…) Questi temi, e la consueta grande abilità nel girare, sono però gli unici reali punti di contatto di C’era una volta a New York con il cinema precedente di Gray: un cinema finora potente e coinvolgente, che qui invece si appiattisce nelle tonalità ocra di un melodramma già visto e sentito, nei risvolti di una storia priva di ogni originalità come nelle atmosfere che sono chiaramente debitrici di quelle del Leone di C’era una volta in America, dello Scorsese di Gangs of New York, dei loro succedanei e perfino, in qualche modo, del Crialese di Nuovomondo (…).

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 TRAILER

 

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