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Matthew McConaughey: “Dallas Buyers Club” mi ha azzannato, volevo farlo ad ogni costo

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Abbiamo incontrato l’attore americano a Roma, dov’è arrivato per presentare il film che gli è valsa la sua prima candidatura all’Oscar.

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Una storia coinvolgente che racconta il bruciante desiderio di vita e un’interpretazione straordinaria, che non può lasciare indifferenti: sono questi, volendo riassumere, i motivi fondamentali per cui andare al cinema a vedere “Dallas Buyers Club” di Jean-Marc Vallée.

Ispirato ad una storia vera, il film racconta la battaglia di Ron Woodroof, elettricista/cowboy del Texas per niente simpatico e alquanto bifolco al quale, nel 1986, viene diagnosticato l’AIDS con una prognosi di pochi giorni di vita. Tutt’altro che rassegnato a questa condanna a morte e senza cure mediche adeguate, Ron decide di assumere dei farmaci alternativi in un mix di vitamine di sua invenzione. Entra così in contatto con altri ammalati, soprattutto omosssuali, superando l’iniziale omofobia e battendosi contro le case farmaceutiche.

L’eccezionale performance attoriale a cui ci riferivamo sopra è quella di Matthew McConaughey, dimagrito 23 chili per interpretare il ruolo del protagonista (che con molta probabilità vincerà l’Oscar a cui è candidato per questo ruolo), accanto ad un convincente ed irriconoscibile Jared Leto (frontman del gruppo musicale 30 Seconds to Mars) nei panni di un transessuale sieropositivo.

“Dallas Buyers Club” è prima di tutto un ottimo lavoro attoriale ma sbaglia chi crede che questo sia solo il film con “Matthew McConaughey pelle ed ossa”, come ha detto lui stesso in conferenza stampa a Roma, perché  “il fatto di spingersi oltre i limiti umani non è sinonimo di buona arte. E’ il film che dà un impatto fortissimo e non la mia magrezza”.

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Un impatto che però deve aver spaventato parecchio Hollywood dato che la sceneggiatura del film ha girato 20 anni prima di essere realizzata: “Gli Studios vogliono fare film di qualità ma anche incassare. – spiega l’attore – Quando leggevano: film d’epoca, dramma su HIV con eroe omofobico, i produttori pensavano: i quattrini non li vedrò mai”.
“La sceneggiatura è arrivata sulla mia scrivania circa 5 anni fa quando nessuno era ancora coinvolto alla realizzazione. Io mi sono detto devo partecipare, anche se non so ancora in che ruolo e quando. La prima cosa che ho scritto sulla copertina dello script è stata: questa sceneggiatura ha le zanne e io sono stato azzannato. I soldi ci sono mancati fino a 5 settimane prima di girare ma io e il regista volevamo assolutamente fare questo film. Alla fine lo abbiamo realizzato con meno di 5 milioni di euro”.

McConaughey ha raccontato che la perdita di peso è stata “una cosa da militante. L’ho fatta con precisione e seguito da un medico. Perdevo 1 chilo e mezzo/2 a settimana e per farlo ho condotto una vita da eremita, non sono mai uscito di casa o andato al ristorante per 4 mesi. La cosa sorprendente è stata che tanta più energia perdevo dal collo in giù e più ne acquistavo a livello mentale, anche se mi alzavo ogni mattina alle 4. Com’è successo al protagonista man mano che il corpo rinsecchiva paradossalmente aumentava la sua energia e voglia di vivere”. L’aspetto più duro del ruolo per McConaughey non è stato solo la perdita di peso ma anche “la tanta rabbia che il personaggio aveva dentro di sé”. Da Ron Woodroof  l’attore texano ha anche imparato “che se vuoi qualcosa devi fartela da te”.

Per McConaughey il ruolo in “Dallas Buyers Club” è un ulteriore passo nella sua svolta artistica e autoriale, lontana dalla carriera nelle commedie sentimentali e i blockbuster con cui il pubblico lo identificava fino a qualche tempo fa: “Quattro anni fa ero soddisfatto di quello che facevo, ma cercavo qualcosa che mi dasse di più, così ho cercato di dare una scossa. –  racconta l’attore – In realtà volevo un ruolo che rappresentasse una sfida, che mi spaventasse, che mi facesse mancare il terreno sotto i piedi e per cui mi chiedessi ‘e questo come lo faccio?’ Mia moglie mi disse ‘vedrai che se dirai di no a cose che non vuoi più fare smetteranno di pensare a te per certi ruoli’. Così ho rifiutato commedie e action, anche perché non era un problema non lavorare per un po’ di tempo. Per un certo periodo non mi hanno più offerto nulla, nel frattempo è nato il mio primo figlio e mi sono potuto dedicare a lui. Poi qualche regista ha cominciato a cercarmi e a propormi dei ruoli nuovi, Friedkin (“Killer Joe” ndr.) e Soderbergh (“Magic Mike” ndr.). A questo punto sono diventato una buona idea a cui pensare. C’è stata una specie di cancellazione del marchio, di ciò che ero stato fino a quel momento. Credo che questo desiderio di cambiamento rientri molto nella naturale evoluzione di un uomo che compie 40 anni. La cosa più importante in questo processo è stata la famiglia, perché tanto si è più sicuri quando si torna a casa tanto più si può volare in alto quando si è fuori”.

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Passato in concorso all’ultimo Festival del Film di Roma, dove ha vinto il premio per il miglior attore protagonista e quello del pubblico per il miglior film, “Dallas Buyers Club” è candidato a 6 premi Oscar tra cui quelli per il miglior film, sceneggiatura, miglior attore protagonista e non.

“Dallas Buyers Club” è al cinema dal 30 gennaio, distribuito da Good Films in 150 copie.

Curiosità: la canzone “City of Angels”, scritta da Jared Leto, e contenuta nell’album “Love, Lust, Faith and Dreams” dei 30 Seconds to Mars ed è stata inserita nella colonna sonora del film in versione acustica.

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TRAILER

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POSTER

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Paolo D’Agostini, la Repubblica
La cosa migliore del film americano “Dallas Buyers Club” (del regista francocanadese Jean-Marc Vallée) è lo sviluppo, il percorso, la trasformazione del personaggio (…).

Gabriele Niola, MYmovies.it
Matthew McConaughey porta anche troppo sulle sue spalle un film che dimentica gli altri personaggi.

Mauro Donzelli, ComingSoon.it
(…) Impossibile, poi, non parlare degli attori: naturalmente della grande performance di Matthew McConaughey (che così scheletrico sembra il fratello coi baffi del Christian Bale di L’uomo senza sonno), ma anche del travestitoJared Leto, che evita la maniera e rende umano il suo personaggio (…).

Cineblog.it
(…) 20 anni dopo Philadelphia Hollywood torna così a raccontare quegli anni di paura ed ignoranza, noncuranza ed allarmismo, di HIV e morte, riuscendo ancora una volta ad essere credibile grazie ad un attore sorprendentemente andato ‘oltre’ l’umana trasformazione recitativa. A riuscire nell’impresa nel 1994 Tom Hanks, giustamente celebrato con ogni premio esistente. A ripetersi, e a fare probabilmente addirittura di meglio, Matthew McConaughey. Che statuetta sia.

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