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“Noah”: quando il diluvio universale diventa fantasy

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Darren Aronofsky dirige Russell Crowe nei panni del biblico Noè

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Può essere la Bibbia considerato come un libro fantasy? I credenti dubito adottino questa teoria del loro testo sacro, ma Darren Aronofsky utilizza la storia narrata nell’Antico Testamento per trasporla in un kolossal cinematografico di stampo appunto fantasy.

Le storie presenti nella Bibbia sono forse fra le più narrate nella storia del cinema, e molte di esse hanno preservato l’aspetto religioso. Aronofsky decide con “Noah” di strizzare un occhio ad entrambi gli schieramenti. Porta in scena un fantasy (animali mitici, magia, angeli caduti che da luce si mischiano alla terra divenendo Guardiani, Watchers in inglese) analizzando i concetti fondamentali alla base del racconto dell’Arca di Noè.

L’animo umano ha corrotto questo mondo e il Dio vendicatore del vecchio testamento manda il diluvio a punirlo, ripulendo il mondo dal peccato e salvando gli innocenti. E’ sostanzialmente questo l’approccio del film che si interroga però sulle dinamiche che rendono l’uomo così…umano, dove anche l’animo più incorruttibile può essere turbato dal peccato.

Al contempo da anche la spiegazione del libero arbitrio e del dialogo con Dio. Diciamo però che lo fa in maniera poco coinvolgente, soprattutto perché non è facile parlare di tematiche così profonde dell’animo umano (già sviscerate in ogni salsa possibile) utilizzando l’approccio fantasy.

Nonostante il cast di attori fenomenali (primo fra tutti Russell Crowe, seguito da una magistrale Jennifer Connelly e da un insuperabile Anthony “Matusalemme” Hopkins), “Noah” non convince e lascia lo spettatore perplesso e basito alla fine della proiezione. Sia che sia un cattolico praticante, sia che sia un ateo o un agnostico.

“Noah” è al cinema dal 10 Aprile distribuito in Italia da Universal Pictures.

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
(…) un po’ schizofrenicamente, il nucleo di questo fantasy biblico a sfondo ambientalista è materia da teatro da camera, e attiene a laceranti problemi di coscienza (…) film disuguale e affascinante scaturisce dai visionari scenari del diluvio, così come dalle suggestioni di arcaici, incontaminati paesaggi prima e dopo la tempesta. Al centro dell’affresco un potente Russell Crowe, Noè carismatico, credibile e umano in coppia perfetta con la sensibile Jennifer Connelly, per la seconda volta (dopo A Beautiful Mind) sua sposa; mentre gli ottimi Ray Winstone e Anthony Hopkins arpeggiano in chiave shakespeariana Tabul-Cain e Matusalemme

Alberto Crespi, l’Unità
Molto affascinante nelle sequenze visive (…) il film si indebolisce nella necessità di avere un trama (…) Noah è curioso come riflessione d’autore e banalotto come kolossal in 3D. Non di meno, merita un’occh

Alice Sforza, il Giornale
La storia di Noè è raccontata nella genesi. Poche pagine che sono bastate a Aronofsky per tirare fuori un film, di oltre due ore, che a tratti deborda per la troppa voglia di stupire.

Roberto Nepoti, la Repubblica
(…) Se nelle parti precedenti lo spettatore non provava alcun senso di pericolo, conoscendo bene la fine (le piogge cessano e la colomba bianca annuncia la terra), ora dovrebbe trepidare per la sorte del nascituro: sopravviverà? sarà ucciso dall’implacabile nonno? E invece il film cade in una specie di letargo, fino all’epilogo in cui Noé diventa un deluso capofamiglia all’antica che i figli preferiscono lasciare ai rimorsi e al vino.

Gianluca Arnone, Cinematografo.it
Aronofsky naviga a vista, bilanciando rischio e prudenza, Bibbia e new age. E l’Arca balla, ma non affonda.

Gabriele Niola, MYmovies.it
Un film audace e fedele alla Bibbia, che fonde un montaggio serrato e un uso espressivo dei volti.

Antonio Bracco, ComingSoon.it
(…) Noah conserva un’autorialità di fondo che lo rende un’apprezzabile rivisitazione di una storia classica, con qualche compromesso obbligato con l’approccio hollywoodiano al genere biblico, ma più personale di tanti altri kolossal ad alto budget.

Giorgio Viaro, BestMovie.it
(…) Al netto delle perplessità esegetiche, Noah resta comunque un eccezionale spettacolo catastrofico in 3D con un cast di superlusso (…).

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