Home Film consigliati “Nymphomaniac – volume 2”: più estremo e perverso delle premesse

“Nymphomaniac – volume 2”: più estremo e perverso delle premesse

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L’abbiamo lasciata incapace di provare piacere sessuale, quasi consumata dalle continue esperienze con uomini sempre diversi, la ninfomane Joe cerca ora nuove strade, anche eccessive, pur di ritrovarlo. “Nymphomaniac – volume 2” è la parte del viaggio più estrema della storia raccontata da Lars Von Trier, la storia di una donna sesso dipendente che non vuole e non può rassegnarsi al fatto di non riuscire più a godere. In questa seconda parte del film, Von Trier abbandona i toni più parossistici e a tratti grotteschi della prima parte per mostrarci il lato fortemente drammatico di una donna schiava della sua dipendenza, incapace, nonostante vari tentativi, di salvarsi da essa. Finale che lascia in un certo senso a bocca aperta e senza speranza, com’è comprensibile sia al termine di una trilogia sulla depressione.

La prima parte di “Nymphomaniac” funziona meglio di questa seconda ma, nel complesso, è un film che merita attenzione, che mostra un’anima nera, vittima di un conflitto interiore, ma che decide di abbandonarsi alla pulsione più primitiva, quella sessuale, per trovare se stessa, anche a costo del dolore e degli affetti più cari. La protagonista presenta dei punti di contatto con il primo film della trilogia, “Antichrist”, di cui è citata una delle scene chiave.

L’ottima Charlotte Gainsbourg esce dal ruolo di sola narratrice diventando anche protagonista delle scene del racconto e accanto a lei ritroviamo Stellan Skarsgård e Shia LaBeouf a cui si aggiungono Willem Dafoe, Udo Kier e Jamie Bell.

“Nymphomaniac – volume 2” è al cinema dal 24 aprile distribuito da Good Films in 120 copie con il divieto ai minori di 18 anni.

Leggi anche la nostra recensione su “Nymphomaniac – volume 1”

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Finale a cerchio: tutto può ricominciare; è finzione, ma istruttiva. Il vol.II appare più moralistico del primo, con tutti i nodi sessuali che vengono al pettine.

Roberto Nepoti, la Repubblica
(…) Nymphomaniac vol. I-I mantiene il carattere del film-saggio, che conta esempi rari ma illustri quali il cinema di Godard e il pasoliniano Salò o le 1-20 giornate di Sodoma (…).

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
In Nymph()maniac 2, che del numero 1 rappresenta non un secondo capitolo ma il secondo tempo, Joe infilata nel lettuccio della monacale camera di Seligman – il gentile signore che l’ha raccolta contusa e priva di sensi dalla strada – prosegue il racconto della sua peculiare educazione sessuale (…) Il tutto configura un’opera irritante e affascinante, disuguale e densa, mistica e brechtiana com’è nello stile di un cineasta che per alcuni (ci includiamo) è un artista e per altri solo un mistificatore.

Dario Zonta, l’Unità
Lo abbiamo scritto e lo ripetiamo ora: il viaggio nella sessualità di una ninfomane secondo Lars Von Trier sarà completo solo quando si avrà l’opportunità di vedere l’opera per intero e senza tagli, perché anche questo volume 2 risente di una edizione edulcorata, se poi così possiamo dire (…) nel secondo volume si assiste anche al passaggio di consegne attoriale e bisogna ammettere che questo “movimento” è compiuto con grande eleganza (…) Lars Von Trier riesce allo stesso tempo ad essere coerente con il suo dispositivo e ad essere assolutamente inventivo e libero.

Massimo Bertarelli, il Giornale
Che porcata. Quasi peggio del primo capitolo. La ninfomane Joe continua a raccontare le proprie perversioni (…) Ma è Tinto Bras? No, il grande Lars Von Trier.

Giancarlo Zappoli, MYmovies.it
(…) Quando un film viene diviso dal suo autore in due parti a causa della lunghezza il rischio che si corre è quello di non valutarlo come un’opera unica come invece è. Perché di fatto Von Trier prosegue il percorso iniziato con il Volume 1semmai forzando ancor più gli elementi già messi in gioco (…).

Daniela Catelli, ComingSoon.it
A ben guardare, tutta la filmografia di Lars Von Trier porta a Nymphomaniac, un’opera che, come si usa dire, è un compendio dei suoi temi e delle sue ossessioni. Alla fine del secondo e ultimo volume, è evidente che quello che troppi ottimisti si erano frettolosamente sbilanciati a ipotizzare era solo un (loro) pio desiderio: lungi dall’aver superato la depressione, Von Trier è ormai un nichilista convinto, che continua a scavare nel (suo) animo femminile con coerenza, dolore ed onestà (…).

 

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