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“Un fidanzato per mia moglie”: la crisi di coppia nell’ultima commedia di Marengo

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Dal 30 Aprile nelle sale “Un fidanzato per mia moglie”, commedia agrodolce di Davide Marengo con Luca e Paolo, Geppi Cucciari, Dino Abbrescia e Ale e Franz.

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di Francesca Lisa

Parafrasando Nada, la vita senza amore è un albero privo di foglie, una pianta senza linfa intirizzita da un vento freddo che trascina via tutto, speranze incluse. La colonna sonora di “Un fidanzato per mia moglie”, oltre al celeberrimo brano sopracitato, include anche “Is this the time”, dei meno noti ma altrettanto bravi Francesco Forni e Ilaria Graziano, che con le loro voci armoniose trasportano lo spettatore in una dimensione meno individuabile, ma per questo più originale. Ed è forse nella coesistenza, non solo a livello musicale, tra due componenti in antitesi (quella stracollaudata della commedia romantica condita da cicliche crisi di coppia e quella, di contro, della sperimentazione, soprattutto a livello registico), che quest’ultimo lavoro di Davide Marengo pare trovare la più consona collocazione. La storia è il classico intreccio in cui due coniugi, Camilla e Simone (rispettivamente Geppi Cucciari e Paolo Kessisoglu) vivono una crisi che tra le tante ragioni annovera la depressione da disoccupazione di lei e l’immaturità di lui. La scelta di Simone di rivolgersi a un playboy in declino, “il Falco” (Luca Bizzarri), per sedurre Camilla, così da indurla a lasciarlo, fa scattare un meccanismo per cui quella che sembrava la soluzione più efficace per svincolarsi da un rapporto insostenibile, finisce per rivelarsi una scelta gravosa e non senza ripensamenti.

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Remake di “Un novio para mi mujer”, pellicola dell’argentino Juan Taratuto, il film di Marengo (apprezzato per “Notturno bus” e le regie televisive de “Il commissario Manara” e “Boris 3”), resta sospeso tra la riproposizione di formule oltremodo abusate (in tal senso ancora più incomprensibile risulta l’operazione “remake”, che nulla aggiunge persino al più consumato panorama della commedia nostrana), e il flebile accenno a un’uscita dal seminato, sia attraverso una regia che rivendica lo sguardo personale del regista (come nella ricostruzione di una Milano non stereotipata), che nella scelta di una recitazione misurata, evitando parossismi che avrebbero inevitabilmente affossato il già controverso equilibrio di fondo. Proprio come nella dissonanza tra una hit anni ’70 e un duetto con ukulele, l’incapacità di andare fino in fondo, superando la soglia del già detto e visto, condanna inevitabilmente questo film al limbo della medietà, dove nemmeno la presenza di un cast “forte” (oltre ai già citati Cucciari, Kessisoglu e Bizzarri, anche Ale e Franz, Dino Abbrescia, Pia Engleberth, Corrado Fortuna e Brenda Lodigiani) riesce a risollevare le precarie sorti.

Il film, prodotto dalla IBC Movie di Beppe Caschetto in collaborazione con Rai Cinema, è nelle sale dal 30 Aprile distribuito da 01 in 300 copie.

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TRAILER

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 ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Maurizio Porro, Corriere della Sera
Fosse un fiore sarebbe anonimo, fosse un viso sarebbe pallido, questa anemica e prevedibile commedia di Davide Marengo, dichiarato remake di un film argentino (ma c’è anche un po’ di Divorzio all’italiana), è gentile e onesta ma persa in uno stile cabaret (…) Senza nulla togliere alla simpatia di Geppi Cucciari e Luca e Paolo.

Paolo D’Agostini, la Repubblica
(…) Commedia svelta, non priva di soluzioni brillanti, ma il dato saliente è che la protagonista, cabarettista e intrattenitrice tv dallo spirito pungente e scontroso, rivela notevoli potenzialità di recitazione.

Massimo Bertarelli, il Giornale
Gradevole commedia rosa, fragile nella trama, ma piuttosto spiritosa nel suo umorismo surreale (…) Geppi Cucciari, maestra d’ironia, funziona nel ruolo della moglie depressa ma con buffe velleità da vamp.

Dario Zonta, MYmovies.it
Un prodotto anodino e senza carattere, frutto di pensieri e azioni immaginate e agite a tavolino.

Daniela Catelli, ComingSoon.it
(…) Anche se non tutti gli snodi narrativi vengono al pettine e alcune evitabili digressioni appesantiscono un film che è godibile soprattutto nella parte centrale, sono difetti che ci sentiamo di perdonargli. Davide Marengo, che vorremmo ritrovare alle prese con un progetto originale, sa trarre il massimo dall’ambientazione milanese e dagli elementi a sua disposizione (…).

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