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“Un ragazzo d’oro” di Avati: dramma della perdita e delle occasioni mancate

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di Francesca Lisa

Dopo “Il cuore grande delle ragazze” del 2011, Pupi Avati torna sul grande schermo con “Un ragazzo d’oro”, film prodotto da Rai Cinema, Duea Film di Antonio Avati e Combo Produzioni di Flavia Parnasi, con un cast molto ricco, in cui figurano Riccardo ScamarcioCristiana CapotondiSharon Stone e Giovanna Ralli.

La storia è incentrata sulle vicende di Davide Bias (Riccardo Scamarcio), creativo pubblicitario che vive e lavora a Milano, il cui padre, Achille, sceneggiatore di film di seconda categoria, muore all’improvviso. Da questo momento in poi la sua vita prenderà un nuova piega, a partire dal viaggio a Roma per il funerale, dove rivedrà la madre (Giovanna Ralli), ripercorrendo la sua infanzia e i suoi ricordi, in particolare quelli relativi al rapporto difficile col padre, per lo più assente e anaffettivo. Quello di Davide è un percorso di analisi molto profonda, che lo conduce a riscoprire una figura paterna dai tratti controversi, una sorta di specchio della sua stessa esistenza, da lui sentita come fallimentare e priva di stimoli. In questo processo, una sceneggiatura inedita del padre rappresenta il motivo del suo incontro con un’editrice (Sharon Stone) intenzionata a pubblicare l’opera postuma, oltre che dell’insorgere di nuove inquietudini, che mineranno ulteriormente il suo rapporto con la compagna (Cristiana Capotondi), trascinandolo in una spirale dalla quale non riuscirà più ad emergere.

Dramma dei sentimenti imperniato sul rapporto padre-figlio, quest’ultima fatica di Avati riprende il tema a lui caro della famiglia e delle vicissitudini interne al suo nucleo, soffermandosi su questioni come l’assenza, il problema delle opportunità mancate e, uno su tutti, il fallimento delle aspirazioni personali. Un’impronta fortemente autobiografica (Avati ha motivato la sua scelta ricollegandola al rapporto con suo padre, venuto a mancare quando lui era ancora giovane) caratterizza tutta la pellicola che, nonostante le buone intenzioni e gli sporadici guizzi (buona la recitazione di Scamarcio e Capotondi, fuori luogo quella della Stone, malamente doppiata), non riesce a insinuarsi nei cuori di chi guarda, penalizzata da una troppo sbrigativa assoluzione di un contrasto e delle sue conseguenze. Così come definitiva e poco credibile risulta la soluzione finale, anch’essa ingenua come quasi tutto il resto della sceneggiatura. Nota di merito alla colonna sonora, composta da un’ottimo Raphael Gualazzi in collaborazione con la splendida voce di Erica Mou.

Il film è al cinema dal 18 settembre distribuito in 300 copie dalla 01.

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Maurizio Porro, Corriere della sera
(…) Avati s’imbarca quasi nel metacinema con un cast che non gli risolve i nodi: al pesce lesso Sharon Stone preferiamo le veraci rughe di Giovanni Ralli.

Maurizio Acerbi, il Giornale
Ci risiamo con il tema padre/figlio tanto caro a Avati, questa volta penalizzato da un ritmo lento e da alcune scene (la scoperta della password del pc paterno) involontariamente comiche.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
Con la sua penna di romanziere intimista prestato al cinema, Pupi Avati continua a imbastire storie sul filo di un’autobiografia più adombrata che reale. Come in Un ragazzo d’oro, centrato su un rapporto padre-figlio che per il regista, essendo suo padre scomparso quando era adolescente, è rimasto un «incompiuto» (…) Tuttavia, fra tanti intonati caratteri minori (la mamma Giovanna Ralli, la fidanzatina Cristiana Capotondi), il film soffre della presenza di una Sharon Stone che proprio non riesce ad appartenere ad alcun modo al crepuscolare mondo avatiano.

Massimo Giraldi, Cinematografo.it
Mai urlato e sguaiato, ma fragile in scrittura e psicologie: il 39esimo film di Pupi Avati non convince

Marzia Gandolfi, MYmovies.it
(…) Ma se lì la regia di Avati era classica ed efficace, qui colpisce per la sua inconcludenza. L’incedere da fiction e gli attori che sembrano leggere le battute invece di recitarle fanno il resto (…).

Tim_DarkShadows, BestMovie.it
(…) Sicuramente molto atteso, questo “Un ragazzo d’oro” può definirsi un ottimo film, seppur con qualche pecca, perchè Avati non gioca in tavola tutte le carte possibili, infatti la presenza della diva hollywooddiana, qui come sempre favolosa sia chiaro, non è del tutto sfruttata(…).

Francesco Alò, BadTaste.it
(…) Un ragazzo d’oro è la regia cinematografica numero 39 per il regista bolognese classe ’38, ex jazzista recentemente in cameo come uno dei poteri forti italiani in Benvenuto Presidente! di Riccardo Milani. Il suo film ha un potere forte? Assolutamente sì. È l’ennesima e coinvolgente storia di donne fatali, famiglie letali e uomini poco leali per questo eclettico cantore dell’amarezza e sconfitta maschile. (…) Scamarcio è bravissimo (…)

Francesco Lomuscio, Everyeye.it
(…) Dove è finito l’ispiratissimo cineasta che, dopo quarant’anni di intensa carriera, ha saputo regalarci un gioiellino del calibro di Una sconfinata giovinezza (2010).

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