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“Interstellar”: un viaggio nello spazio alla scoperta dell’amore

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L’appuntamento con il suo cinema genera sempre un enorme attenzione, almeno da “Il cavaliere oscuro” in poi. Non che film come “Memento” e “The prestige” non fossero all’altezza, ma quel capitolo di Batman consacrò la sua fama senza mancare di spaccare l’opinione pubblica e ancor di più la critica. Se a questo aggiungiamo la sua tendenza al cinema “cervellotico” e la maniacale segretezza sui film a cui lavora (caratteristiche che lo accomunano al genio di Kubrick), Christopher Nolan è certamente uno dei registi capace di attirare attorno a se e ai suoi lavori una grande curiosità. A due anni di distanza da “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, il regista inglese torna nelle sale con il suo film più ambizioso: il fantascientifico “Interstellar”, basato su un trattato del fisico teorico Kip Thorne sulla possibilità di viaggiare tra vari sistemi solari attraverso un wormhole, ossia un buco nero.

In un futuro prossimo, in cui la crisi delle produzioni agricole ha messo il mondo in ginocchio, un gruppo di uomini parte per un’audace missione alla ricerca di nuovi mondi che permettano la sopravvivenza della razza umana. Nell’ottimo cast l’attore premio Oscar Matthew McConaughey (“Dallas Buyers Club”), Anne Hathaway, Jessica Chastain, Michael Caine, Matt Damon e Casey Affleck. Inizialmente affidato a Spielberg, che avrebbe dovuto curarne la regia, il film oltre che diretto, è anche scritto da Christopher Nolan assieme al fratello Jonathan e si avvale delle suggestive musiche del sempre ottimo Hanz Zimmer.

Il viaggo nello spazio con Nolan è impegnativo sia nei contenuti che nella durata (2 ore e 45 minuti) ma non privo di sorprese e profonde riflessioni sulla vita e sull’amore che a qualcuno suoneranno banali o retoriche. Dietro l’immensità dello spazio il regista nasconde temi molto più terreni: il rapporto tra genitori e figli e la salvaguardia della terra. Fin qui gli aspetti positivi dell’opera che, naturalmente, includono la parte più spettacolare del film (su tutte le scene dell’attraversamento del whormhole e del pianeta d’acqua). Uno spettacolo che però non riesce ad imprimersi nella mente dopo un film come “Gravity”, che sotto questo aspetto ha fatto davvero la differenza.

Nolan è chiaramente ambizioso ma questo non è un difetto come qualche critico vorrebbe farci credere, anzi, averne di registi che volano in alto per sollevarsi dal piattume su cui galleggia la cinematografia contemporanea, fagocitata da storie sui supereoi fatte con lo stampino. Il problema è che stavolta Nolan ci mette più sentimento ma non riesce a centrare l’obiettivo che si era probabilmente prefissato, ossia amalgamare scienza e cuore trovando in quest’ultimo risposte complesse. L’equilibrio e il ritmo del film risentono di un prologo decisamente troppo lungo ed ultima parte più affrettata che tenta di tirare le fila mettendo in ballo troppi elementi che ubriacano lo spettatore, lasciandolo più incredulo che persuaso o nel dubbio.

Tra i titoli più attesi dell’anno, “Interstellar” è una super produzione costata ben 165 milioni di dollari e distribuita da Warner Bros. in 600 sale cinematografiche.

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