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“Il ragazzo invisibile”, il primo esperimento di supereroe “europeo”

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Gabriele Salvatores torna al cinema e sperimenta con la nuova pellicola “Il ragazzo invisibile”. Il protagonista è Michele, un adolescente come molti, che non eccelle nello studio né in popolarità ed alcune volte è vittima di bullismo da parte dei suoi compagni. Il suo grande desiderio è quello di poter parlare con Stella, la sua compagna di classe, che ammira, e ama, da lontano. Una vita normale quella di Michele fin quando un giorno non si specchia e scopre di essere invisibile. Michele dovrà così fare i conti con il suo superpotere e con il suo passato, in pieno stile “spideriano”.

Le buone intenzioni c’erano. Portare un genere ancora poco sfruttato dal cinema italiano, quello dei cinecomics, prendere attori emergenti, quasi sconosciuti come il protagonista Ludovico Girardello, affiancandoli ad attori di comprovata esperienza, come Valeria GolinoFabrizio Bentivoglio, Christo Jivkov e Ksenia Rappoport. Nonostante le premesse, l’impegno e il lavoro fatto soprattutto sulla sceneggiatura, le aspettative non vengono comunque soddisfatte.

Non è solo una questione di budget. Durante la conferenza stampa una delle sceneggiatrici del film ha ricordato che i fondi a disposizione erano 8 milioni di euro, più o meno quanto un minuto del film “Guardiani della Galassia”, la pellicola di punta dei Marvel Studios per questo 2014.

Avere soldi a disposizione inevitabilmente aiuta. Aiuta a costruire scenari efficaci e plausibili grazie all’utilizzo dei visual effects ad esempio. Ma il problema di fondo è la struttura della storia. Lo studio e l’analisi di ogni singolo personaggio è eccellente e si nota il lavoro fatto, ma il problema è nella costituzione degli stessi. Ad esempio i cattivi sembrano uscire fuori direttamente da un film anni ’80, con un accento russo che fa sorridere invece di infondere timore.

Tanti piccoli “errori” che fanno collassare le buone basi di partenza. Da oltre quindici anni i Marvel Studios e la DC Comics forniscono il paradigma, le basi, per la trasposizione cinematografica dei fumetti. Questo non significa che hanno sempre fatto bene, né che lo faranno in futuro, ma sono i pilastri di partenza da cui iniziare per gettare le fondamenta di un buon lavoro di adattamento, perché sono fra le poche realtà convincenti e “fan approved” sotto questo punto di vista. Trascurare uno studio approfondito di queste realtà genera una serie di problemi, non ultimo il collasso di un buon progetto in partenza come “Il ragazzo invisibile”.

“Il ragazzo invisibile” è nelle sale dal 18 dicembre distribuito da 01 Distribution in 400 copie.

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TRAILER

Il Ragazzo Invisibile di Gabriele Salvatores - Trailer ufficiale

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 POSTER

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA

Roberto Nepoti, la Repubblica
(…) spiace un po’ dover constatare che il film, delizioso per tre quarti, tende a sfumare, nell’ultimo, un po’ a coda di pesce (…).

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
Con le dovute differenze, Gabriele Salvatores ha da tempo infilato una strada analoga a quella di Luc Besson che – prima di lui, e con più disinvolto cinismo –  ha scelto di accostarsi al cinema di genere. Passando dal sci-fi Nirvana al pulp Amnesia, Salvatores non ha tuttavia rinunciato a esprimere una corda autoriale che risuona quando sono in gioco tematiche adolescenziali. Come nel caso di Il ragazzo invisibile (…) Siamo a Trieste, città di magica bellezza la cui posizione sui confini orientali autorizza a immaginare l’infiltrazione di spie russe, rapimenti di ragazzini e misteri annidati nel passato. Salvatores conduce il racconto in una divertita chiave di fantasy che ogni tanto sul filo delle emozioni scivola nel realismo: una dicotomia non sempre calibrata che costituisce insieme la ricchezza e la debolezza del film.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero
(…) racconto di formazione dalle tinte quasi intimiste, incrociato a una storia quasi fantastica con tanto di (ottimi) effetti speciali. Servito da un cast insolito e poco azzardato (…) Gli adulti vorrebbero più sentimenti. I ragazzi un’azione più complessa e strutturata. Bel dilemma. Il ghiaccio comunque è rotto. Staremo a vedere.

Massimo Bertarelli, il Giornale
Ardito, temerario tuffo di Gabriele Salvatores nel fantastico. Uno strano film, godibile nella tenera (e buffa) prima parte e troppo pasticciato nella seconda.

Paola Casella, MYmovies.it
(…) Una scommessa vinta per una sfida coraggiosa e infinitamente più complessa di quanto la sua superficie children friendly lasci intuire.

Federico Gironi, ComingSoon.it
È bene che gli spettatori siano preparati: “Il ragazzo invisibile” non è la risposta italiana alla grande fascinazione contemporanea per i cinecomic.
Non lo è perché sarebbe stata un’operazione un po’ folle e suicida, sbagliata da un punto di vista non tanto produttivo quanto culturale e geografico; non lo è perché la dimensione superoistica guarda (fortunatamente) assai di più ad una serie tv vagamente revisionista comeHeroes che non alle grandi avventure classiche a fumetti firmate Marvel o DC Comics (…).

Antonio Maria Abate, Cineblog.it
Gabriele Salvatores passa al fantasy adolescenziale. “Il ragazzo invisibile” è una scommessa importante, ma encomiabile più quanto ad ambizione che a risultato, che mostra tutti i limiti del nostro cinema in relazione a certi generi.

Gabriele Niola, BadTaste.it
Avevamo tutti un’idea di cosa dovesse essere “Il Ragazzo Invisibile”, cosa volevamo fosse: da chi sperava in un blockbuster americano in tutto e per tutto, a chi si augurava una via italiana al genere, a chi infine, visto il coinvolgimento di Salvatores, auspicava qualcosa di più alto, più vicino a Lasciami entrare. Il film invece, benchè cerchi di trovar casa tra una vita italiana e un prodotto più d’autore che commerciale, non è niente di tutto ciò e forse in questa sta la sua maledizione peggiore (…).

Tiziana Morganti, Movieplayer.it
Chiunque creda che il genere fantasy/comic non appartiene al nostro cinema commette un errore, anche se comprensibile è perdonabile. A dimostrare il contrario ci pensa Gabriele Salvatores che, continuando a portare i suoi personaggi altrove, in luoghi imprevisti, questa volta costruisce la genesi di un super eroe adolescente, rafforzato dalla sua immaginazione e da un mondo esterno che, invece di opporsi a questa, la riconosce e l’esalta. Anche al pubblico, dunque, per una volta non rimane che cedere alla possibilità dell’impossibile.

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