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Dal 1° giugno al cinema “Free to run”, quando la corsa diventa un atto di libertà per le donne

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“Free to run”, il film documentario di Pierre Morath con la voce di Linus, uscirà nelle sale italiane il 1° giugno distribuito da Kitchenfilm

Fino al 1967 alle donne era vietato correre ma nel momento stesso in cui la storia dello sport incontrò la rivoluzione sociale al femminile correre divenne un atto di libertà e di auto espressione per la donna, grazie ad alcune pioniere e campionesse che ritroviamo in “Free to run”.

“Free to run” è stato presentato con successo sabato 6 maggio al Festival dei Diritti Umani dove è stata organizzata una corsa notturna come naturale prosecuzione “outdoor” del film. Presenti il regista ed ex atleta Pierre Morath e dei ragazzi richiedenti asilo del Centro Accoglienza Straordinaria che hanno corso assieme all’associazione NoWalls, al Gruppo Sportivo Tassisti milanesi e ai preparatori atletici di Almostthere, il cui progetto corale li ha recentemente portati a partecipare alla Milano Marathon. Presente alla corsa dedicata a “Free to run” anche Danilo Goffi, maratoneta azzurro plurimedagliato ad Olimpiadi, Mondiali ed Europei.

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SINOSSI

Dalle strade di New York ai sentieri delle Alpi svizzere, da Sao Paulo a Parigi, Pechino o Sydney, la corsa è uno sport che unisce milioni di persone in tutto il mondo.

Solamente 50 anni fa, la corsa era considerata un’attività bigotta, riservata esclusivamente agli uomini. Qualsiasi persona che correva all’aria aperta era considerata, nella migliore degli ipotesi eccentrica e nel peggiore dei casi pericolosamente sovversiva.

Molti pionieri della corsa a lunga distanza raccontavano con divertimento: “Se la polizia vedeva qualcuno correre per strada, lo arrestava con la presunzione che fosse o un delinquente o un criminale che scappava”.

Gli anni sessanta sono stati anni di proteste. Correre divenne un atto di libertà e di auto-espressione. Nel 1967 l’americana Kathrine Switzer partecipò illegalmente alla maratona di Boston ma fu vista dal direttore che cominciò a inseguirla con l’intenzione di strappare il numero di pettorale e farla ritirare dalla gara. Difesa dal fidanzato lei riuscì a finire la gara. Fu un vero shock, ma Switzer divenne il simbolo femminile per i diritti di uguaglianza nello sport.

Le donne hanno dovuto lottare persino per ottenere il semplice diritto di correre. Da Bobbi Gibb e Kathrine Switzer (le prime donne a partecipare alla maratona di Boston) a Fred Lebow (l’inventore della maratona di New York) e Steve Prefontaine (il James Dean delle piste), un inno al grido di Liberté, Égalité, Course à lied.

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POSTER

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