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Dal 9 maggio al cinema “Che fare quando il mondo è in fiamme?” di Roberto Minervini

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Arriva nelle sale il 9 maggio “Che fare quando il mondo è in fiamme?” (What You Gonna Do When the World’s on Fire?), un film documentario di Roberto Minervini presentato in concorso alla 75. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Una produzione Okta FilmPulpa Film e Rai Cinema. Distribuzione Cineteca di Bologna Valmyn in collaborazione con MYmovies.it.

London Film Festival 2018 – Miglior Documentario; Viennale 2018 – Standard Publikumspreis; 33. Festival Internacional de Cine de Mar del Plata – Migliore Regia, Migliore Attrice, Miglior Montaggio.

Estate 2017. Una serie di brutali uccisioni di giovani afroamericani per mano della polizia scuote gli Stati Uniti. Una comunità nera del Sud americano affronta gli effetti persistenti del passato cercando di sopravvivere in un paese che non è dalla parte della sua gente. Intanto le Black Panther organizzano una manifestazione di protesta contro la brutalità della polizia. Una riflessione sul concetto di razza in America dal regista di “Louisiana” (The Other Side) e “Stop the Pounding Heart”.

“Nei miei film precedenti – spiega Roberto Minervini – ho raccontato storie del Sud americano che si sono svolte in forme inaspettate sotto i miei occhi. Ho documentato aree dell’America di oggi dove i semi della rabbia reazionaria e anti-istituzionale (cui il paese deve la presidenza di Donald Trump) erano già stati piantati, anche se in pochi si erano presi la briga di accorgersene. Questa volta ho voluto scavare ancora più a fondo, alle radici della disuguaglianza sociale nell’America di oggi, concentrandomi sulla condizione degli afroamericani. Lavorando con diverse comunità africane americane della Louisiana meridionale, siamo riusciti ad avere accesso a quartieri e comunità di New Orleans off-limits per i più. Mi sono presto reso conto che la maggior parte delle persone era stata segnata da due pagine drammatiche della storia recente – le conseguenze dell’uragano Katrina del 2005 e l’uccisione di Alton Sterling per mano della polizia nel 2016 -, riconducibili entrambe alla negligenza istituzionale, alle disparità sociali ed economiche, al forte razzismo endemico. Mossa dalla collera e dalla paura, la gente cercava un’occasione per raccontare a voce alta le proprie storie. La mia speranza è che il film susciti un dibattito necessario sulle attuali condizioni dei neri americani che, oggi più che mai, assistono all’intensificarsi di politiche discriminatorie e crimini motivati dall’odio”.

 

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