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Un vero viaggio non è mai un semplice viaggio

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Un vero viaggio non è mai un semplice viaggio. Generalmente dentro ci sono almeno tre percorsi: quello prettamente “geografico” che si decide di visitare; quello interno ad ogni viaggiatore perché ogni emozione se pur provocata dallo stesso scenario, genera effetti diversi dentro ognuno di noi visto che ad accoglierle c’e’ un personalissimo background cognitivo ed emozionale; ed infine il percorso relazionale con tutte le persone con le quali si decide di condividere il proprio viaggio.

 

 

La dicotomia polveroso/patinato voleva proprio caratterizzare questa triplice valenza del viaggio: erano polverosi e patinati sia i percorsi geografici che i nostri caratteri. Con questo ultimo e conclusivo post abbiamo deciso di parlarvi del viaggio del “terzo tipo”: vi parliamo di noi e di come siamo riusciti a polarizzare (termine caro ai fotografi) le nostre emozioni.

 

 

L’atmosfera era tesa. Il giorno prima avevamo vissuto una delle esperienze più belle della nostra vita tra le strade desertiche che portano allo Utah, ma nonostante questo c’era qualcosa tra noi due che non andava. Complice la stanchezza, ma la discussione che abbiamo avuto in un polverosissimo locale gestito dai nativi, tra la cornice della Monument Valley, era destinata a tirar fuori definitivamente tutti i sassolini raccolti in una settimana di viaggio. Le motivazioni non le raccontiamo, essendo personali, ma ci piace qui sottolineare il finale di questa esperienza di viaggio, che prima o poi deve inesorabilmente accadere.

 

 

Siamo tutti diversi, e in queste occasioni fisiologicamente stressanti (alzarsi presto la mattina, macinare centinaia di chilometri, cercarsi un motel di notte senza aver prenotato nulla, etc etc non è uno scherzo) le diversità possono diventare cancelli alti e con il filo spinato tutto attorno. I motivi di litigio sono generalmente stupidi, insignificanti, ma hanno la spietata capacità di speculare tra le pieghe e le piaghe dei nostri animi, di colpire nelle nostre debolezze rendendoci allo stesso tempo vulnerabili dentro e forti fuori.

 

 

Alla fine abbiamo vinto noi: la nostra volontà di capire l’altro nonostante la sofferenza provocata dal contrasto. Non ci siamo accontentati del “va bene, siamo differenti, amen”. Abbiamo voluto capire le ragioni, le paure, le sensazioni dell’altro con il dovuto e necessario distacco. Sono le distanze che fanno male e noi che avevamo percorso centinaia di chilometri da un ristoro all’altro ne sapevamo qualcosa.

 

 

 

 

 

Le lunghissime strade americane – sia quelle con le cornici da sogno come i canyon o quelle che si limitano, tra il vuoto più assoluto, ad unire due agglomerati urbani – questo ci hanno insegnato: ad avere pazienza, ad apprezzare anche il percorso più noioso e faticoso, perché può regalarti un inaspettato quanto gradito doppio arcobaleno.

 

 

In questo contesto si capisce la funzione delle innumerevoli bandiere americane: il territorio americano è così vasto che si rendono necessari tanti ripetitori di segnale “di appartenenza”, come si fa nella fisica con i ponti radio. Cosa vuol dire essere “americani” in paesini sperduti e distanti centinaia di chilometri uno dall’altro, separati magari da un paio di canyon?

 

 

Il giorno dopo la (nostra) tempesta, c’era una luce bianca e rarefatta che ci permetteva di godere della maestosa bellezza del Grand Canyon. Questi sono posti che rendono il dialogo assolutamente inutile: bisogna stare zitti e contemplare. Contemplare l’orizzonte intervallato da così tanti altri orizzonti diversi ma uguali, in una sorta di vista frattale, da provocare un disturbo simile alle vertigini, ma che vertigini non sono. Bisogna provarlo per capirlo.

 

 

E allora fai pace con dio, chiunque esso sia. E quando fai pace con dio, il viaggio di ritorno diventa più dolce, tristemente inevitabile e fortemente desiderato.

 

 

 


 

Questo che avete appena letto è l’ultimo degli articoli dedicati al progetto “Stereotipi” la cui presentazione potete leggerla qui. Mentre qui troverete l’intero blog dedicato a questo particolare viaggio. Gli autori (nonché fotografi e collaboratori di RB Casting) Emiliano Pecis e Nino Guarnacci stanno lavorando su un video fotografico che racconterà, il loro triplice viaggio polveroso e patinato del nord America. Per l’occasione organizzeremo un evento pubblico.

 

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