Lidia Vitale, “Delfina mi ha cambiato i connotati”

Intervista a Lidia Vitale

Foto di Fabio Lovino

“Umana, ossessiva, sincera, logorroica, sfacciata, malinconica, iperattiva, solitaria”. Sono questi gli aggettivi che l’attrice Lidia Vitale ha usato per descriversi. La sua voce, quando la raggiungo al telefono, è calda e avvolgente, e non tradisce un temperamento calmo, ma determinato. E’ familiare, si mette a suo agio e risponde alle mie domande senza troppi giri di parole, con una sincerità disarmante. Sullo schermo, ha una luce negli occhi profonda e malinconica. Ha l’espressività di Anna Magnani.

L’abbiamo vista di recente in “La bellezza del somaro” di Sergio Castellitto, in cui interpreta Delfina, una donna anoressica e complessa. E’ stata Giovanna Carati in “La meglio gioventù” di Marco Tullio Giordana. Nel 2009 compariva nel cast di “Giulia non esce la sera” di Giuseppe Piccioni e “La doppia ora” di  Giuseppe Capotondi. Nel 2005 ha interpretato Livia in “Anche libero va bene” di Kim Rossi Stuart ed è stata Francesca in “Cose da pazzi” di Vincenzo Salemme.

Il tuo esordio nella recitazione risale al 2002, e da allora ti alterni quasi senza tregua tra cinema e fiction. Puoi raccontarmi la tua storia professionale? Come hai iniziato?
Senza tregua è la giusta definizione. Non ricordo quasi più quando sia iniziata; ero piccola, alle elementari, dove sul palco del dopo scuola interpretavo quasi sempre la protagonista, la televisione arrivò dopo. Avremmo dovuto realizzare “Grease”. Lì fui vittima della prima raccomandazione. Sognavo di interpretare il ruolo di Sandy, ma fu affidato alla figlia della maestra che aveva organizzato il tutto. A me toccò il ruolo di Rizzo, quella che “ha la pagnotta nel forno”. Il mio destino era segnato, da allora ho sempre inseguito questo sogno, nel bene e nel male, nella buona e cattiva sorte.

Come è nato l’incontro con Marco Tullio Giordana?
A un certo punto non ne potevo più di “inseguire” il mio sogno. Il cinema mi faceva pensare ad un fidanzato infedele e sfuggente. Faccio fatica a ricordare tutti i “NO” che ho collezionato dai 16 anni in su. Avevo avuto una figlia a 24 anni e l’università da finire. Mi arrangiavo con dei lavoretti ma facevo la fame (non è che ora navighi nell’oro, anzi). Mi dissero che Fabrizio Angelini stava preparando il suo primo film per la Bibi Film. Decisi che quelle sarebbero state le ultime foto che avrei depositato in una produzione cinematografica. Andai lì con mia figlia Blu e riuscii anche a scambiare due chiacchiere con l’aiuto regista che sembrò interessato a me. Prima di uscire dagli uffici mi fermò e mi disse “vai al quinto piano, stanno preparando un altro film”. Controvoglia feci le scale, quando entrai trovai Otello Ottavi ad accogliermi (meravigliosa creatura che ha deciso di lasciarci qualche anno fa). Gli consegnai il materiale, mi disse di aspettare che forse avrei potuto incontrare il regista, Marco Tullio Giordana (quasi neanche sapevo chi fosse). Mi fecero accomodare dentro.  Era davvero l’ultima chance che avrei concesso a questo lavoro. Rimasi in piedi e pensai “queste sono le ultime foto che lascio. Se non faccio questo film, l’Italia avrà perso una grande attrice!!”. Chissà come mi è venuta. Uscita dall’ufficio realizzai che davvero peggio non me la potevo giocare. Avevo i capelli lunghi a quel tempo e ormai non ci credevo davvero più, neanche ci pensavo a quell’incontro. Mi tagliai i capelli quasi a zero, decisa ad abbandonare per sempre il mio grande sogno. Dopo 6 mesi mi chiamarono per un provino. Senza aspettative lo preparai con rigore, come sempre con il coach che mi seguiva (e ancora mi segue), Michael Margotta. Ne feci tre di provini e ad uno ci arrivai con la gamba che mi sanguinava sotto i pantaloni per esser caduta dal soppalco prima di uscire di casa. Uscita dall’ultimo incontro mi chiamarono immediatamente: “Sei libera da gennaio a luglio?”. Mancava poco che svenissi.

Cinema, teatro, fiction. Qual è il tuo vero amore e quale ti lascia più libertà?
Cinema Amore Mio! Amo la macchina cinematografica nel suo insieme. Per anni ho fatto anche produzione e ho presentato una tesi sui sistemi produttivi dell’audiovisivo in Australia (un altro sogno ancora da realizzare). Per quanto riguarda il teatro, mi terrorizza anche se lo amo, una volta superata la soglia della quinta. La televisione quando è buona e fatta bene può assomigliare al cinema anche se si corre molto di più, ma trovo che la velocità sia un buon allenamento. Per la preparazione non faccio differenza, sono abbastanza scrupolosa nella costruzione dei miei personaggi anche perché altrimenti morirei dalla paura di sbagliare. La libertà cerco di ritagliarmela sempre!

Sei ancora buddhista? Ti aiuta nel tuo lavoro?
Credo che senza la mia pratica buddhista oggi il mio lavoro non avrebbe senso. Negli anni è stato l’unico strumento che mi ha sostenuto (insieme a tutti i membri che fanno parte della Soka Gakkai, che sono  una rete di supporto straordinaria) e mi ha permesso di superare con gioia e vitalità anche i momenti più bui. Ha contribuito a sviluppare le mie capacità (e continua a farlo), mi da la forza di credere sempre nei miei sogni e la possibilità di realizzarli anche quando tutte le circostanze esterne sembrano opporsi e negare ogni accesso. Di sicuro il lavorare su me stessa utilizzando questa pratica mi ha portata a comprendere sempre più a fondo me e l’essere umano in genere e questo allenamento mi viene in soccorso anche nell’esplorazione dei personaggi. Con la pratica ho potuto abbandonare l’ego  sempre di più (una svolta vera in quanto attore), e far sempre più spazio ad un grande “IO” che raccoglie anche tutti gli altri esseri umani intorno a me. E il viaggio continua incessantemente…

In “La bellezza del somaro” interpreti Delfina, una donna più adulta di te, anoressica  e complessa. Come ti sei preparata per interpretarlo?
Come sempre sono ricorsa ai miei insegnanti. Nello specifico mi sono fatta seguire da Doris Hicks che oltre ad essere una bravissima attrice austriaca, membro dell’Actors’ Studio, buddhista anche lei, è ad oggi anche una carissima amica! Mi sono ispirata ad Oriana Fallaci e le sue letture mi hanno accompagnata per tutta la durata del film. Di fatto ero spaventata da questo personaggio, lo sentivo distante da me e per questo non ne sono quasi mai uscita per tutto il periodo della lavorazione. Il dimagrimento è avvenuto naturalmente. Più mi avvicinavo a lei e più dimagrivo (assurdo, mi sorprendono sempre certi effetti della preparazione). L’ho amata, così com’era, dura com’era, stronza com’era, perché pure lei aveva tanto bisogno di qualcosa.

Hai dovuto sostenere un provino?
La mia agente, Maria Vittoria Grimaudo ha fatto di tutto affinché mi facessero un provino. Non c’entravo niente, ero emozionantissima tanto per cambiare.

Come ti sei trovata sul set con Castellitto, regista e attore?
Benissimo. All’inizio ero terrorizzata, ma è un attore e non può non esserlo anche quando dirige; sa benissimo quello che ci succede quando lavoriamo!

Ho letto che Castellitto vi ha consigliato sul set di “odiarvi tutti” per la riuscita dei personaggi. Come è andata? Ci siete riusciti?
Fondamentalmente ci siamo amati tutti o almeno io ho amato tutti! Però quando arrivavo sul set, Marco Giallini spesso mi prendeva in giro “Oddio questa me odia pure oggi davvero!”

Capita di portarsi a casa, fuori dal set, il peso di un personaggio complesso e come riesci a conciliarlo con la tua vita e il tuo quotidiano?
E infatti sono rimasta fuori il più possibile. Già quei capelli grigi mi cambiavano i connotati e mia figlia e il mio fidanzato  dovevano fare i conti con un’altra immagine, tutta secca, e poi mica tanto simpatica e dolce diciamocelo. Per quanto tenti di mascherare il lavoro qualcosa esce sempre! E’ per questo che preferisco sempre girare lontano da casa, semplifica la vita a me e a chi mi sta vicino. Nell’ultimo film che ho interpretato, “Prima della felicità”, ero stata un’infanticida in un passato recente. Mi piace addentrarmi,  vivermi i personaggi e non dovermi giustificare troppo.

Come passi il tuo tempo libero? Cos’è per te il relax o il divertimento?
Vado tanto al cinema, mi piace anche da sola, mi da gusto. Altrimenti smonto casa e mi dedico a realizzare cose manualmente, tipo mobili. Vedo gli amici ma mai in gruppi grandi, e ogni tanto mi piace starmene rannicchiata sul divano a leggere o a guardare un film, in netto contrasto con quando vado a pattinare per ore o in giro con la bici.

Un film o un regista di riferimento?
Troppi, ma uno Stephen Frears ci starebbe tutto in questa vita, uno Scorsese così di passaggio (ride, ndr).

Un film che hai visto troppe volte e ami ancora come la prima volta?
A parte il “Padrino”, uno stupidissimo “Flashdance”!

Un film per descriverti.
Lo devono ancora girare.

Come ti prepari per un provino?
Troppo, certe volte!

Quali aggettivi useresti per descriverti?
Umana, ossessiva, sincera, generosa, ti dico solo quelli belli altrimenti che gusto c’è (ride ancora, ndr), logorroica, timida, sfacciata, malinconica, iperattiva, solitaria.

Che progetti hai per il futuro?
Spero tanti altrimenti chi glieli garantisce  gli studi a mia figlia.

Un consiglio a chi vuole diventare attore.
Non mollare mai! Studiare, conoscere, essere disposti a sentirsi ridicoli. Lavorare anche quando non si lavora. Piangere, ridere, amare e soprattutto vivere. E avere fede che se si è fatto tutto e si continua a fare tutto, ma proprio tutto, per realizzare il proprio sogno, prima o poi si realizzerà.


Scritto da . Giornalista pubblicista esperta di musica e spettacolo. Inizia collaborando con varie testate del settore. Si laurea nel 2005 in Scienze della Comunicazione e da allora vanta collaborazioni con il quotidiano La Repubblica e con l'emittente televisiva Romauno in qualità di co-conduttrice del programma "Blog". Collabora con RB Casting dal 2008. Dal 2009 si occupa di management artistico e booking musicale. Pugliese di Manduria (Taranto), Ivana è anche una musicista.

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