“Là-bas”, piccolo mondo nero nell’inferno criminale di Castel Volturno

Storia cruenta di immigrazione africana, ispirata anche alla Strage di Castel Volturno del 2008 dove persero la vita sei ragazzi di colore, “Là-bas. Educazione criminale” è diverso dai tanti film sui migranti, visti nell’ultimo anno. Questa bella opera prima che ha vinto il Leone del Futuro all’ultima Mostra di Venezia, non solo è girata in inglese, francese, napoletano, italiano e ghanese (le 15 copie distribuite dall’Istituto Luce–Cinecittà sono in lingua originale con sottotitoli), ma è diretta da un regista/sceneggiatore, Guido Lombardi, che si è annullato quasi del tutto per far posto al protagonista Yussouf e al mondo che gli gira intorno. In concreto si parla di quei disperati che partono con il cuore pieno di speranze, per ritrovarsi a scegliere tra guadagnare 10 euro in un giorno e 100 in un’ora, tra miseria onesta e benessere criminale, nella città che Roberto Saviano ha definito “la più africana tra le città europee”.

Per amore di verità il film è stato girato sulla Domiziana, tra Castel Volturno e il villaggio Coppola, luoghi di confine dove lo Stato non ha voce. Segue la vicenda di Yussouf (il sorprendente Kader Alassane), giovane ghanese venuto in Italia per realizzare il suo sogno di artista. Lo zio Moses (Moussa Mone) è partito tanti anni prima: ha raccolto pomodori e poi si è fatto una posizione “rispettabile”. Yussouf capirà che quella rispettabilità è sporca di sangue, che lo zio controlla un traffico milionario di cocaina e adesso gli chiede di scegliere tra vendere fazzoletti ai semafori e aiutarlo nell’impresa malavitosa. Il ragazzo decide per la via più semplice, quella che gli permetterà di mettere da parte i soldi in fretta e con maggior facilità, anche se non ha il cuore del criminale e vorrebbe salvare la sua Suad (Esther Elisha) dalla prostituzione, portarla in Africa e magari sposarla. La vita, però, non è un sogno e Yussouf si ritrova a nascondere la droga nelle scarpe, a bastonare i connazionali che l’hanno aiutato, ad assistere al recupero degli ovuli imbottiti di polvere bianca nel ventre squarciato di una giovane donna. Fino a quando non accade l’impensabile. Un commando di camorristi travestiti da poliziotti irrompe in una sartoria di immigrati africani e uccide sei ragazzi, ferendone gravemente un altro.

Il resto è cronaca. Grazie alla testimonianza dell’unico sopravvissuto, Joseph Ayimbora (morto pochi giorni fa per un aneurisma), gli esecutori della “Strage di San Gennaro” saranno tutti arrestati, mentre gli inquirenti accerteranno che nessuna delle vittime era legata alla camorra locale o alla mafia nigeriana. Semplicemente erano ragazzi di colore che si trovavano lì per caso, ucciderli significava mandare un chiaro messaggio alla comunità africana. Il massacro è avvenuto quando “Là-bas” era in fase avanzata di scrittura ed è stato naturale, per Lombardi, aggiungerlo alla sceneggiatura. Nella storia è l’unico fatto realmente accaduto: tutto quel che si vede prima è un misto di fiction e documentario, o come spiega il regista, “il racconto del dramma che gli immigrati vivono in quelle terre”.

In effetti “Là-bas” – che in francese vuol dire “laggiù”, ma gli africani lo usano per indicare l’Europa, terra di fortuna e disperazione – è la descrizione mai vista di un piccolo mondo nero fatto di sogni (spesso infranti) e di tragedie. Un’umanità raccontata dall’interno e senza salvare nessuno, né bianchi né neri: un film coraggioso e di forte impatto emotivo, magari un po’ acerbo, ma tanto tanto vero. Onore al regista esordiente (ma con una lunga gavetta al fianco di Abel Ferrara e Matteo Garrone), che nel soggetto come nella cifra stilistica ha rischiato tanto. E onore ai produttori – Dario Formisano, Gianluca Curti e Gaetano Di Vaio – che ci hanno creduto fino in fondo, nonostante il Ministero della Cultura non abbia versato un solo euro.

Alcuni commenti della critica:

“Là-bas è un film atipico, scostante, a tratti ingenuo ma impavido nella sua prospettiva ‘all black’. (…) Non agita solo un problema, descrive una condizione umana, tra paure e illusioni, in una chiave di spettacolo a forti tinte”.
Michele Anselmi, il Riformista

“Tra antropologia a mano armata e darwinismo criminale, un film piccolo ma necessario, imperfetto ma urgente: il budget non è alto e si vede, la drammaturgia s’inceppa tra lo spontaneismo della presa sul reale e una poetica naif, ma in ‘Là-bas’ c’è qualcosa da scoprire. Davvero”.
Federico Pontiggia, il Fatto Quotidiano

“Lombardi si concentra sulla storia da narrare, e lo fa bene: è da lì che nascono le emozioni, dalla ferocia mostrata senza mediazioni sullo schermo, e da quella disperata voglia di riscatto, trattenuta ma più che mai da tener viva, che accomuna bianchi e neri, residenti e immigrati”.
Marco Minniti, Moviepayer.it

“Ciò che differenzia il film di Lombardi da molti film-inchiesta sulla camorra prodotti in tempi recenti è la grande attenzione riposta sulla componente psicologica del racconto e che rappresenta anche il tratto distintivo di un protagonista davvero efficace, il quale apporta un fondamentale valore aggiunto a una pellicola che si fa apprezzare grazie soprattutto a una grande sincerità di fondo”.
Francesco Manca, Everyeye.it

Scritto da . Giornalista professionista, collabora con RB Casting dal 2008. Dal 2005 è redattrice del programma Rai "Porta a Porta". Abruzzese di Penne (Pescara), ha collaborato con diverse testate locali ("TVUno", "Rete 8", "TVQ", "Abruzzo Oggi") e ha svolto uno stage all'ANSA. E' laureata in Lingue e Letterature straniere.

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