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RdC Awards 2019, tutti i vincitori

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Bilancio positivo per il Tertio Millennio Film Fest. Tra i grandi momenti, il ricordo di Bresson e il dialogo tra Tornatore e Ravasi.

ph: Luca Marinelli in “Martin Eden” di Pietro Marcello

Roma, 16 dicembre 2019 – Si è conclusa venerdì 13 dicembre, con la cerimonia di consegna degli RdC Awards – il riconoscimento che la Rivista del Cinematografo attribuisce ai protagonisti del mondo del cinema, della televisione e della cultura – la XXIII edizione di Tertio Millennio Film Fest, il festival del dialogo interreligioso.

Organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura, del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede, dell’Ufficio Nazionale per le Comunicazioni Sociali CEI, dell’Assessorato alla Crescita Culturale del Comune di Roma e della Regione Lazio, il festival si è svolto sotto la direzione artistica di Marina Sanna (vicedirettore della Rivista del Cinematografo) e di Gianluca Arnone (coordinatore editoriale della Fondazione Ente dello Spettacolo).

Dalla serata di pre-apertura – inserita nel programma European Cinema Night, promosso dal Programma MEDIA della Commissione Europea – tenutasi il 3 dicembre al Cinema Farnese, con la proiezione di “Master Cheng” di Mika Kaurismäki, al gran finale del 13 dicembre, il festival ha registrato la partecipazione di oltre duemila spettatori. Un riconoscimento che attesta il favore del pubblico nei confronti della ricca proposta: un concorso con nove lungometraggi inediti in Italia, tre eventi speciali, un contest con dieci cortometraggi diretti da registi emergenti, incontri con cineasti e personalità del panorama culturale.

L’apertura del 10 dicembre è stata impreziosita dal dialogo tra Mylène Bresson, vedova del grande Robert Bresson (di cui il 18 dicembre ricorre il ventennale della scomparsa), e Gianni Amelio, onorato nel 2007 con il Premio Bresson, il riconoscimento che la Fondazione Ente dello Spettacolo assegna ogni anno a un regista in grado di dare una testimonianza, significativa per sincerità e intensità, del difficile cammino alla ricerca del significato spirituale della nostra vita.

“La meraviglia più grande – ha dichiarato la Mylène Bresson – è stata godere della neutralità delle sue opere. Mi sono resa conto che poteva permettersi di fare tutto ciò che voleva. Ci sono voluti quindici anni per produrre Au hasard Balthazar“, ha aggiunto, introducendo il restauro del film, “appena vedevano che il protagonista era un asino, i produttori davano del pazzo a Robert. Lo era? Forse”.

“Io amo Bresson – ha rivelato Gianni Amelio – ma non sarei capace di fare un film come lui, con lo sforzo ostinato e coerente di farlo da solo. La sua grandezza è in quello che nasconde”.

Un altro incontro straordinario è stato quello, avvenuto il 13 dicembre, tra Giuseppe Tornatore, primo vincitore del Premio Bresson, e il card. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura e fondatore del Cortile dei Gentili. Attorno al tema del cinema come esperienza spirituale, il dialogo – moderato da Maurizio Crippa, vicedirettore de Il Foglio – ha offerto l’occasione per esplorare la prassi religiosa del fare cinema.

Tornatore ha citato Tonino Guerra, sostenendo che “se dicessi di credere in Dio direi una bugia, se dicessi di non crederci ne direi una più grande”. Riflettendo sugli effetti del cinema, ha affermato: “nella solitudine, i film aiutano le esistenze delle persone. La vera aspirazione di un cineasta è fare un film o un pezzetto di un film che sia un miracolo per qualcuno”.

Il card. Ravasi – che, ironizzando, ha dichiarato che “il patrono dei registi è Dio stesso” – si è speso in un percorso tra cinefilia e spiritualità ricordando alcuni registi del suo Pantheon personale: Ermanno Olmi, Carl Theodor Dreyer, Andrej Tarkovskij, Robert Bresson, Ingmar Bergman.

Un altro intervento da segnalare è stato quello di Nello Scavo di Avvenire, che ha introdotto uno dei nove film in concorso, “The Remains”, documentario sui migranti di Nathalie Borgers. In seguito alle minacce ricevute dopo l’inchiesta che ha svelato la presenza del feroce trafficante di esseri umani Abd al-Rahman al-Milad all’incontro di Mineo in Sicilia nel 2017 con le autorità italiane, Scavo è dal 18 ottobre sotto tutela della polizia.

“La cosiddetta emergenza migranti è la polvere che nascondi sotto il tappeto per non vedere l’enormità dei traffici illeciti – ha spiegato Nello Scavo, commentando l’inchiesta – L’Italia è la nazione che esporta più bombe in Africa. Mentre non abbiamo percezione diretta di quanto faccia fatturare la guerra, si litiga sul perché arrivino i migranti”.

Marta Serafini del Corriere della Sera e la fumettista Takoua Ben Mohammed hanno presentato “The Swallows of Kabul”, film d’animazione di Zabou Breitman e Eléa Gobbé-Mévellec che racconta una storia di resistenza femminile sotto il regime dei Talebani.

“È una società complicata, ma non ci sono solo la guerra e la sottomissione delle donne – ha dichiarato Serafini – Purtroppo le promesse di una società più giusta e paritaria ancora non sono state ancora realizzate”. Mohammed ha riflettuto sulla tendenza di molti film d’animazione contemporanei, che “non sono più solo stile Disney e per bambini, ma anche di denuncia e toccano veramente la società”.

La Giuria Interreligiosa, presieduta da Fariborz Kamkari, ha scelto “Un Traductor” di Rodrigo e Sebastián Barriuso come miglior film del concorso. Ispirato alla storia vera del padre dei registi, è il film che Cuba propone per la candidatura all’Oscar per il miglior film internazionale.

Il pubblico del festival ha apprezzato anche gli altri due film in concorso, la dark commedy israeliana “Born in Jerusalem and Still Alive” di Yossi Atia e David Ofek (che ha risposto alle domande del pubblico in sala) e l’italiano “I Nostri” di Marco Santarelli, introdotto dal regista con i ragazzi protagonisti del documentario.

Per la sezione dedicata ai cortometraggi, un’altra Giuria Interreligiosa, presieduta da Phaim Bhuiyan, ha attribuito il primo premio a “Milady” di Giulia Tivelli e Flavia Scardini. Secondo posto per “Cento metri quadri” di Giulia Di Battista. Terzi classificati, a pari merito, “Luis” di Lorenzo Pallotta e “La Gita” di Salvatore Allocca. Il corto “Milady” ha vinto anche il Premio Giovani, assegnato dalle scuole coinvolte nel progetto Nati nel Tertio Millennio.

Per la prima volta è stato assegnato il Premio Fuoricampo, riconoscimento conferito dai tre più importanti festival nazionali di cinema e spiritualità (Tertio Millennio Film Fest, Religion Today di Trento e Popoli e Religioni di Terni) al film italiano dell’anno che abbia saputo rilanciare il tema del sacro, del divino, del trascendente, dell’invisibile: ha vinto “Il Signor Diavolo” di Pupi Avati.

RdC Awards 2019, ecco i premi assegnati: Marco Bellocchio (Premio Speciale per l’insieme dell’opera); “Martin Eden” di Pietro Marcello (Premio Navicella Cinema Italiano); “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore” di Francesco Amato con Vanessa Scalera (Premio Navicella Tv); Andrea Farri per “Il Primo Re” di Matteo Rovere (Premio Colonna Sonora); Francesco Di Leva per “Il Sindaco del Rione Sanità” di Mario Martone (Premio Miglior Interpretazione); Ginevra Francesconi per “The Nest” di Roberto De Feo (Premio Rivelazione 2019); “Sole” di Carlo Sironi (Premio Opera Prima); Barbara Ronchi e Roberto De Francesco (Premio Bertorelli); “L’Italia agli Oscar” di Vincenzo Mollica e Steve Della Casa (Premio Diego Fabbri miglior libro di cinema).

 

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