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Kaspar Capparoni: “Del nostro cinema e delle nostre fiction non interessa niente a nessuno”

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Intervista a Kaspar Capparoni

Pragmatico, ambizioso, esigente e critico, con se stesso e con gli altri. Stiamo parlando di Kaspar Capparoni, noto ai più per il suo ruolo ne “Il Commissario Rex” che, giunto alla sua quarta edizione, ha deciso di abbandonare. “Il motivo è molto semplice. Io e la produzione non eravamo d’accordo su alcune questioni e io cerco sempre di non fare cose di cui non sono convinto”.

Kaspar ha un opinione piuttosto severa nei confronti della situazione cinematografica e dello spettacolo attuale, e non ne fa un mistero. Sincero e senza peli sulla lingua, si dice molto perplesso e rassegnato: “Siamo in un Paese in cui le idee e le novità sono rare. Pensiamo che il nostro cinema vada bene, che lo spettacolo vada bene. Si parla di ripresa del cinema italiano, parlano di attori e della fiction italiana che va bene però non guardiamo al di là del nostro naso e non vogliamo avere termini di paragoni, a parte noi stessi. Neanche il Festival di Venezia ha più voce in capitolo. Il nostro cinema non va oltre le Alpi. E’ oggettivo”.

Reduce dall’inaspettata (a sua detta) vittoria a “Ballando con le stelle”, lo vedremo prossimamente impegnato in due progetti: la fiction “Il Cavaliere di Cristallo”, una storia d’amore e di vita tratta dall’omonimo libro della zia, Lucilla Capparoni. L’altro progetto, nato da un suo soggetto, è “Una coppia quasi perfetta”, commedia sull’avventura di due personaggi opposti, costretti a lavorare insieme.

Come stai? Sei felice in questo periodo?
Meglio di così non può andare. E’ un periodo eccezionale. Sembra che qualsiasi cosa faccia e qualsiasi cosa tocchi vada bene. Sembro una sorta di Re Mida (ride, ndr) e non so se devo preoccuparmi o essere semplicemente felice. Io sono una persona positiva, in questo periodo sono felice e sto cercando di prolungare il più possibile questo stato d’animo.

Parlami subito dei tuoi prossimi progetti. So che sei impegnato su due versanti.
Mi sto dedicando a due progetti ben precisi. Uno è “Il Cavaliere di Cristallo” e l’altro è “Una coppia quasi perfetta”. Il primo è un lavoro Endemol e credo sia indicato per la Rai, mentre “Una coppia perfetta” è un lavoro Mediaset. Quest’ultimo tra l’altro è un mio soggetto, sviluppato insieme ad altri co-autori. Se tutto va bene, dovremmo iniziare a girare già in estate. E’ un grande progetto a cui tengo molto che si avvale anche di produzioni straniere. Sto cercando di ripercorrere quello che ho fatto con Rex, ovviamente con diverse modalità, ma su quella linea. E’ un progetto molto importante, in via di definizione proprio in questi giorni. Non posso citarti ancora i nomi dei protagonisti, sia per una questione scaramantica che perché stiamo appunto definendo. Magari ne riparleremo più in là, in un’altra intervista.

Per quanto riguarda la tua uscita di scena da “Il Commissario Rex”, puoi dirmi qualcosa?
La motivazione del mio abbandono è molto semplice, non avevamo gli stessi punti di vista con la produzione. Non eravamo d’accordo su certe questioni e non posso pretendere che le persone vengano tutte nella mia direzione. E siccome sono una persona coerente, cerco sempre di non fare cose di cui non sono convinto. E se non sono convinto, cambio strada. E’ successo tante volte e non è detto che poi una scelta del genere non si riveli positiva. Anzi, fino ad ora il mio fiuto non ha sbagliato.

Come si è rivelata l’esperienza di “Ballando con le stelle”?
Eccezionale, anche perché essendo una cosa molto lontana dal mio mestiere, l’ho vissuta così come veniva, non ho mai messo in atto strategie e non l’ho mai vissuta con troppe aspettative. Ho trovato amici e compagni eccezionali e mi sono divertito molto, ho trovato una produzione che mi ha sorretto per tutto il percorso, una presentatrice e conduttrice che è un caterpillar (Milly Carlucci, ndr), un esempio di professionalità che fa paura, come pochi se ne trovano qui in Italia. Tutto quello che vedete e tutto il successo della trasmissione è dovuto a lei e a tutte le persone che sono in studio dalle 8 di mattina alle 2 di notte.

Hai mai pensato di mettere in pratica le tue “nuove” doti di ballerino con un musical, o comunque di farle entrare di più nel tuo mestiere?
Questo non dipende da me ma, purtroppo, da qualcuno che deve avere un’idea. Siamo in un Paese in cui le idee e le novità sono rare, io rimango molto perplesso. Non è la prima volta che mi cimento nel ballo, ho fatto degli spettacoli a teatro in cui si ballava e si cantava però non credo che questo abbia smosso qualche pensiero al di fuori di quel contesto. Io dubito molto delle persone a livello intellettuale. Siamo in un contesto di globalizzazione del pensiero in cui però non si esce da determinati schemi. Non si tratta di coraggio, mancano proprio le idee. In fondo è sempre stato così e io sono convinto che non cambierà e non succederà niente. Io continuerò a fare le mie fiction in cui il mio personaggio sarà coinvolto sentimentalmente, e così via. Purtroppo quello che manca è la materia grigia. Non sono ottimista, ho già dato al riguardo. Anche perché credo che a noi manchi il senso dell’autocritica per poterci riprendere. Un malato, per potersi riprendere, ha bisogno della coscienza della sua malattia. Pensiamo che il nostro cinema vada bene, che lo spettacolo vada bene. Si parla di ripresa del cinema italiano, parlano di attori e della fiction italiana che va bene però non guardiamo al di là del nostro naso e non vogliamo avere termini di paragoni, a parte noi stessi. E, a parte Rex, non mi sembra di vedere molte fiction italiane in giro per il mondo. E questo significa che del nostro cinema e delle nostre fiction non interessa niente a nessuno. Neanche il Festival di Venezia ha più voce in capitolo. Il nostro cinema non va oltre le Alpi. E’ oggettivo.

In questo contesto, qual è la tua paura più grande?
Premesso che oggi un attore non lavora per suo demerito ma perché c’è qualcuno che all’improvviso decide che sei fuori. Credo che succederà prima o poi. Grazie a Dio vivo di teatro e di tante altre cose ed ho la possibilità di continuare a fare quello che mi sento di fare. Non tutti ne hanno la possibilità ed è un problema perché in questo modo non si rigenera il panorama dello spettacolo. Noi abbiamo avuto il grande cinema italiano nel dopoguerra che poi si è esaurito con la dipartita di tutti i grandi attori del periodo. Sembra non ci sia altro e il problema è nostro perché non abbiamo creato nulla che gli dia continuità. Ci siamo tagliati fuori da tutto. Dopo Mastroianni, Sordi non abbiamo attori internazionali tali da dire “Mamma mia”.

Non c’è un regista o un attore contemporaneo che apprezzi?
Ci sono tantissimi bravi attori italiani, tantissimi bravi registi italiani, tantissimi autori italiani, quello che manca è il mercato italiano. Non può esistere qualcosa senza un mercato. Creare una possibilità per gli attori di essere vendibili e venduti anche all’estero. I francesi l’hanno fatto così come gli spagnoli, anche i tedeschi lo stanno facendo. Bisogna sperare che un regista americano faccia un film in Italia per recitare 10 battute e approdare all’estero come comparsa speciale. Bisogna imparare a definire le cose. Noi siamo sempre i più belli del mondo ma poi nessuno si accorge di noi. Intanto, iniziamo a togliere la politica dal mondo dello spettacolo. Come diceva il grande Eduardo “Ignorateci, se potete”. Iniziamo ad allontanare i politicanti perché sono loro che creano i clan di tutti gli affiliati, con le loro tesserine. A me non interessa niente della Destra, della Sinistra o del Centro. Io voglio sentire “qualcosa”, poi deve essere il pubblico a decidere se quel qualcosa ha un valore. E’ inammissibile che io riesca a lavorare solo perché ho la tessera di partito. E’ un errore sovvenzionare il mondo del cinema. Nessuno ha mai sovvenzionato nessuno, se si ha qualcosa da dire. La politica deve stare fuori dal mondo dello spettacolo. Solo così tornerà la meritocrazia.

Passando ad argomenti più frivoli, cosa fai quando non lavori?
Ho tante cose da fare e a cui pensare, alla mia famiglia, alla mia casa, ai miei 8 cani e ai campi, al golf. Tempo da dedicarmi ne ho pochissimo ma lo ottimizzo al massimo e insomma non mi faccio mancare niente (ride, ndr).

Come reagisci quando ti definiscono un sex symbol?
Non mi ci sento assolutamente. Penso al povero Mastroianni, che tutti definivano un sex symbol e invece lui se ne stava tanto per i fatti suoi. Se mi vedessero a casa, quando sono in libertà, in pantofole, mi viene da sorridere. Posso capire che piacciano queste cose, ma io sono piuttosto pragmatico, penso al mio mestiere che amo tanto e cerco di farlo nel migliore dei modi. In qualunque cosa io cerco di impegnarmi al 100%. Mi piace pensare che la vita ti premia se c’è impegno.

 

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