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“Prometheus”: quando la ricerca dell’origine della vita porta alla morte

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Era il 1979 quando Ridley Scott diresse quello che divenne uno dei pilastri della fantascienza, “Alien”. Dopo quattro film, diretti da altrettanti registi, e tre spin-off con “Prometheus” Ridley Scott torna in cattedra e dirige quello che non era stato annunciato come il prequel di “Alien”, ma che lo è a tutti gli effetti. 

“Prometheus”, o Prometeo che dir si voglia, nella mitologia greca incarna il ladro del fuoco, colui che, ribellandosi contro i suoi stessi creatori, dona il fuoco agli umani, pagandone le amare conseguenze. La lotta dei creati contro i creatori e la voglia di rispondere, una volta per tutte, a quegli interrogativi universali che arrovellano le coscienze degli uomini di generazione in generazione sono la spinta propulsore di “Prometheus”.

Il film prende il nome dalla navicella spaziale che nel 2058 guida un gruppo di astronauti e scienziati nell’esplorazione di un pianeta simile alla Luna terrestre, ma posto ad una distanza siderale dal nostro. La missione è semplice, trovare i creatori della razza umana. Secondo quanto riportato negli anni d’indagini da Elizabeth Shaw (Noomi Rapace) e Charlie Holloway (Logan Marshall-Green) gli esseri umani sarebbero stati creati da una potente razza aliena residente proprio su quella luna inesplorata dove giunge Prometheus, dopo un peregrinare nel cosmo di oltre due anni. Durante il viaggio i membri della spedizione vengono seguiti dall’automa David (Michael Fassbender) che ha inoltre il compito di documentarsi sulla possibile civiltà aliena con cui la spedizione cerca un contatto.

La ricerca scientifica e la voglia di conoscenza rendono gli scienziati degli inguaribili ottimisti, ma dovranno fare subito i conti con la realtà, e su quanto siano disposti a sacrificare per giungere alla verità.

Costruito sulla falsa riga del primo “Alien”, “Prometheus” è un film particolare.

Una grande fotografia e uno stile registico impeccabile sono alla base del progetto, senza contare l’apporto eccezionale dei visual effects, capaci di rendere credibili operazioni davvero fantascientifiche. Il problema di base, o la sua forza (dipende dai punti di vista) è proprio la somiglianza con l’ “Alien” del 1979. Non è scritto da nessuna parte che un prequel debba differire dal film iniziale, ma è pur vero che molto spesso lo spettatore si aspetta qualcosa di diverso, soprattutto dopo una lunga serie di “make-and-remake” del film in questione.

Il film di per se è un thriller che, per fortuna, lascia poco spazio al lato horror, anche se non manca di spunti che delle volte rasentano l’assurdo, e disgustano incredibilmente (non riuscirete a mangiare calamari o seppie al sugo per molto tempo, siete avvisati).

Nota positiva per il cast. È pur vero che Noomi Rapace non potrà mai eguagliare Sigourney Weaver nell’immaginario collettivo, ma la sua interpretazione è davvero ragguardevole. Eccezionale invece Michael Fassbender nei panni di David, capello biondo platino a parte, l’attore tedesco riesce a convincere nella veste “robotica” e a rendere al contempo estremamente umano il suo personaggio.

“Prometheus” utilizza dunque paragoni mitologici e comparazioni su più livelli sul rapporto fra creato e creatore, suscitando delle riflessioni sul tema che però non attecchiscono sullo spettatore, bensì scivolano via come la sostanza viscosa che compone la materia Alien-a.

Tra gli interpreti anche Charlize Theron, Idris Elba, Guy Pearce, Logan Marshall-Green, Sean Harris, Rafe Spall.

“Prometheus” è nelle sale dal 14 settembre distribuito da 20th Century Fox.

Alcuni commenti della critica:

“Cercava la risposta al ‘Da dove veniamo?’, si limita a cambiare soggetto, ‘Da dove vengono (questi alieni)?’. Forse risponderà il sequel, ma questo Pormetheus ha già detto: noia, verbosità e presunzione. Alienante”.
Federico Pontiggia, Il Fatto Quotidiano

“Nonostante le numerose perplessità sulla sceneggiatura, il tanto atteso ritorno alla sci-fi di Ridley Scott rimane un’opera ricca di suggestioni visive e contenutistiche, purtroppo non sfruttate appieno”.
Roberto Castrogiovanni, Movieplayer.it

“Una messa in scena viva e potente in costante lotta contro una sceneggiatura sbrigativa”.
Gabriele Niola, MYmovies.it

“I due sceneggiatori, tra cui Damon Lindelof di Lost, sembra che lancino il sasso per nascondere la mano. Raccontare una storia sull’origine dell’umanità è uno stimolante esercizio creativo, ma affinché non resti un esercizio le domande non devono superare le risposte. A meno che non si stia guardando 2001: Odissea nello spazio. Il fascino del soggetto di Prometheus non arriva fino in fondo, complici anche Noomi Rapace e il suo personaggio che insieme soffrono del maggiore carisma degli altri attori, tra i quali l’ipnotico Michael Fassbender. È troppo poco godere soltanto di un’estetica a tempo determinato per il ritorno alla science-fiction di Ridley Scott, senza riuscire a portare con sé dopo i titoli di coda né l’etica filosofica di Blade Runner, né l’esperienza terrorizzante di Alien”.
Antonio Bracco, Comingsoon.it

“Nato da una costola di Alien, Prometheus non si avvicina nemmeno a reggere un paragone con il suo progenitore. Non che non ci provi, ma è proprio nel momento in cui il regista va a caccia del mito, che il film precipita. Non resta dunque che godersi uno spettacolo fatto dagli ormai tradizionali parametri di Ridley Scott: dimensioni sproporzionate, inquadrature perfette, sequenze futuristiche composte da effetti speciali efficaci e un cast di grandi nomi. Peccato che nessuno di loro faccia gioco di squadra: tutti hanno il proprio grande momento in scena, tutti però sono limitati da una sceneggiatura che li trasforma in mere funzioni narrative. Non esiste alcun coinvolgimento emotivo, ad eccezione di alcuni momenti con Fassbender che ormai, come Neo in Matrix, ha capito di essere l’eletto, la star del momento che può permettersi di esagerare in quanto a carisma, sensualità e gigioneria”.
Pierpaolo Festa, Film.it

 

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