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Sesso, potere, denaro e Richard Gere

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Video conferenza stampa con Richard Gere.

Esce in Italia “La Frode – Sesso, potere e denaro sono il tuo miglior alibi”, il nuovo film con Richard Gere diretto da Nicholas Jarecki.

Una famiglia perfetta, due figli, un maschio e una femmina, una moglie amorevole, una lussuosa casa a Manhattan e un conto in banca stellare, in aggiunta anche una giovane pittrice (Laetitia Casta) come amante. Che cosa può volere di più Robert Miller (Richard Gere), imprenditore a capo di un impero finanziario? Semplicemente niente.
La sua vita perfetta sta però per cambiare alla luce di un investimento sbagliato e un pericoloso crack finanziario da evitare ad ogni costo. La soluzione è frodare, ovvero vendere il suo impero ad una banca truccando la cifra del bilancio nascondendo, momentaneamente, l’ammanco finanziario. Ma i problemi non rimangono legati solo a quest’aspetto. Quando una tessera del domino casca porta con se anche le altre, e lo stesso accade nella vita perfetta di Miller che si sfalda così tassello dopo tassello.

“La Frode” è un film ben costruito, che riflette tematiche attuali, quali gli sconvolgimenti e fallimenti economici e finanziari, sotto una luce non propriamente etica. Unica pecca del film è un eccessivo perbenismo e presunzione che caratterizzano il personaggio della figlia di Miller, CEO della società di cui il padre è Presidente. Senza svelare troppo della trama il suo personaggio riflette una mentalità puritana, e potremmo dire poco realistica, su una tematica piuttosto attuale nel contesto economico globale.

Da non sottovalutare invece la presenza nel cast di Tim Roth, instancabile poliziotto che per incastrare Robert Miller gioca con la legge a suo piacimento.

Il film è un thriller avvincente e ben scritto, che intrattiene lo spettatore e lo coinvolge in maniera originale. Fino la fine infatti l’esito dell’operazione, e della vita stessa di Robert Miller, rimangono in sospeso. La tensione rimane costante, alimentata da avvincenti cliffhanger e inaspettati colpi di scena.

“La Frode – Sesso, potere e denaro sono il tuo miglior alibi” esce in Italia il 14 marzo distribuito da M2 Pictures.

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ALCUNI COMMENTI DELLA CRITICA:

Dario Zonta, l’Unità
Gere, comunque, riesce a dare al film la sua ragione di essere, portando la sua spavalderia e sicurezza nel cuore dell’impero finanziario americano e tratteggiando un personaggio amabilmente ambiguo, capace di grande efferatezza, quando capo della sua impresa e di qualche sentimentalismo, quando amante e padre. Il ritratto è inquietantemente verosimile.

Maurizio Acerbi, il Giornale
Gere, a suo agio, strizza gli occhietti che è un piacere; ma questa volta, almeno, la trama gliene dà pieno diritto. Oltretutto, per meglio evidenziare lo stato psicologico del suo personaggio, lo vediamo dapprima liscio nel volto nelle prime scene e poi, man mano, tirar fuori rughe e borse sotto gli occhi. Meravigliosa la frase che pronuncia alla figlia, suo direttore finanziario: “Tu lavori per me, tutti lavorano per me”. Il capitalista non ha affetti. Ottimo il cast, sceneggiatura alchemicamente perfetta, regia solida.

Fabio Ferzetti, Il Messaggero
Come costringerci a tifare per un tipo che non ci piace ma che segretamente invidiamo. E’ la sfida con cui si fanno i grandi film, o almeno le grandi storie (…) odioso, abilissimo, accurato, irresistibile: come il suo “anti eroe” il genere di film con cui Hollywood domina il mondo.

Alessandra Levantesi Kezich, La Stampa
La Frode rientra in quel filone Usa sull’ ”Economia della truffa”, che la crisi ha reso tanto attuale (…) Gere si conferma validissimo interprete e divo di intramontabile fascino.

Peter Debruge, Variety
Tra questo cast e le idee che Jarecki porta a tavola, il film rende incredibilmente soddisfatti per essere un’opera prima.

John DeFore, Hollywood Reporter
Nulla nella trama sembra romanzo, ma il film mantiene facilmente un fuoco lento che si palesa nell’atto finale. Miller deve lottare per mantenere la sua personale nave che affonda.

Peter Travers, Rolling Stone
Interpretazione di Richard Gere in la frode, peccaminosamente divertente…troppo bello per essere ignorato. A 62 anni, è al top.

Boris Sollazzo, MYmovies.it
Jarecki ha l’efficacia di chi non si perde in rivoli narrativi inutili e la sensibilità per raccontare la ferocia gentile di un’aristocrazia economica che non ha regole. Lo afferma proprio Miller-Gere nel dialogo cruciale con la figlia, sua dipendente (è il direttore finanziario della sua società). Lui è “il patriarca, è dio. E tu lavori per me, tutti lavorano per me”. Il denaro e il potere sono le colonne d’Ercole oltre cui il mondo non può andare, se non fa parte di un club esclusivo e plaudente che può considerare un assegno di due milioni di dollari come una manciata di spiccioli. Nulla conta più del cerchio magico di questa comunità di eletti: persino quando si fa largo la questione razziale, in verità, tutto si fonda solo su un rapporto di sudditanza che con il colore della pelle non c’entra nulla. E il taglio sulla scena finale, che arriva con qualche secondo di troppo, non lascia consolazioni ma solo riflessioni.
Un buon film La frode, che, come da un po’ accade al cinema (questo nuovo trend, forse, è iniziato con Margin Call) svela le ombre del capitalismo e dei valori di questi anni: ottimo il cast, solida la sceneggiatura, intelligente e umile la regia. Non un capolavoro, ma un film di genere che si guarda con interesse. E di cui inevitabilmente si discute fuori dalla sala.

Carola Proto, ComingSoon.it
Anche noi ci divertiamo, ma è da Richard Gere che veniamo sedotti e catturati, non da Robert Miller, che di fondo rimane uguale a se stesso.
A nulla vale, poi, l’introduzione di un subplot che dovrebbe mostrarci il lato umano e filantropico del personaggio né il tentativo di cambiare tono attraverso un Tim Roth che, nei panni di uno strafottente detective, cita troppo il se stesso tarantiniano. Restano una buona dose di tensione legata all’esito della vicenda e l’idea che, laddove la giustizia e la legge non arrivano, intervengono i legami familiari, che minacciano seriamente di dissolversi. Non è cosa da poco, visto che nemmeno il più cinico fra gli individui alla fine può bastare a se stesso.

Tiziana Morganti, Movieplayer.it
Dopo molti anni dal successo di Wall Street con cui Oliver Stone ha raccontato i retroscena di un mondo esclusivamente maschile, ne La frode l’elemento femminile entra in “affari” rappresentando la variabile più imprevedibile.

 

 

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