Home Articoli Tiziano Terzani, 30 anni di Clic!

Tiziano Terzani, 30 anni di Clic!

995
1
CONDIVIDI

Video e foto della mostra

Fotografie. Tantissime fotografie in bianco e nero che raccontano la storia contemporanea di una parte del nostro mondo e contestualmente, la vita di un uomo che la storia amava viverla, conoscerla, capirla, digerirla ed infine raccontarla. Stiamo parlando di Tiziano Terzani.

Tiziano Terzani Clic! 30 anni d’Asia. La mostra
La mostra fotografica è stata inaugurata il 22 marzo e raccoglie un centinaio di foto in bianco e nero. Un percorso attraverso i Paesi dell’Asia dove Terzani ha vissuto e viaggiato: il Vietnam, la Cina, le Filippine, il Giappone, l’India.

L’esposizione curata dal figlio, Folco Terzani, apre al pubblico dal 23 marzo al 29 maggio 2011 a Palazzo Incontro di Roma ed è promossa dalla Provincia di Roma-Progetto ABC, organizzata da Civita in collaborazione con Fandango.

La mostra si svolge in concomitanza con l’uscita in sala, distribuito da Fandango, del film “La fine è il mio inizio”, tratto dal bestseller di Tiziano Terzani edito in Italia da Longanesi, regia di Jo Baier con Bruno Ganz, Elio Germano, Erika Pluhar, Andrea Osvart.

Tanti clic, una mostra, due viaggi
Il viaggio raccontato da queste foto è duplice, come una storia innestata nell’altra: c’è il mondo visto da Terzani e il mondo che vede Terzani;  dove a prendere il sopravvento sono le emozioni che Terzani sapeva trasmettere con i suoi scritti, ma anche con la sua personale, sempre presente, macchina fotografica. E’ la puntualità della Storia ad emozionare, perché Terzani aveva l’incredibile capacità di stare nel punto giusto, al momento giusto, qualche giorno prima che il fatto accadesse, come se riuscisse in qualche modo a fiutarla. Ma ad emozionare è anche questo uomo di origini umili, con i suoi baffetti (come ama ricordare il figlio) e la sua voglia di capire, di conoscere e di esserci.

Terzani non era imparziale nei suoi racconti, perché prima di raccontarla la storia, voleva viverla fino in fondo: era la sua naturale empatia con le persone, con gli animali e persino con le cose, a governare le sue scelte. Ma il suo non essere imparziale, era bilanciato da una incredibile onestà intellettuale.

Terzani si concedeva passione, divertimento, piacere e compartecipazione con la storia che poi avrebbe raccontato, ma quella stessa storia l’avrebbe poi inseguita per capirla, analizzarla a freddo, senza mai concedergli alcun tipo di sconto. Ecco che allora il più grande esperimento di ingegneria sociale, come amava chiamare la rivoluzione cinese, l’aveva entusiasmato così tanto da trasferircisi, ma una volta capita, vissuta (e subita!) ne raccontava tutti i suoi limiti, così tanto da farsi sbattere fuori per sempre, dal regime cinese. O come quando si era appassionato del Giappone, forte, agguerrito e produttivo, per poi accorgersi che la popolazione si era seppellita da sola in un mare di infelicità, tra le tristi luci al neon degli uffici sempre aperti.

Le foto riescono proprio ad esprimere l’entusiasmo del prima e l’analisi, spesso delusa e spietata, del dopo. E’ proprio questo susseguirsi di passione e studio, cuore e cervello a travolgere lo spettatore. Potrebbe essere questa una inedita lezione di giornalismo? Con l’onestà intellettuale di chi si innamora, ma non si sposa con l’ideale che la storia insegue, ci si può permettere di farne parte e allo stesso tempo di essere più autorevole di chi, ipocritamente e falsamente, si professa super partes.

E allora, Clic!, Terzani si trova proprio tra i vietnamiti a festeggiare la loro liberazione…

Clic!, è nei luoghi nei quali si consuma la fine dell’URSS…

Clic! è in Cina nel pieno della loro rivoluzione…

Ma nella mostra sono presenti anche scatti molto più introspettivi, dove – Clic! – probabilmente Terzani si vede proiettato in un futuro molto vicino.

Un Terzani che alla fine smetterà di fare giornalismo, preoccupandosi piuttosto di fare il “perennialismo”, come scherzava dire lui, occupandosi cioè delle “cose perenni”, piuttosto che della politica quotidiana per la quale aveva perso ogni forma di interesse.

Terzani racconta Terzani
La mostra è a cura del figlio Folco, ed è lui che l’ha inaugurata in una sala gremita di giornalisti, spiegandone la genesi, insieme al produttore cinematografico Domenico Procacci (Fandango) e al Presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

Si riconosce subito in Folco la passione e lo sguardo attento e dolce del padre,  ma si intuisce altrettanto immediatamente da quello che dice e da come lo dice, che c’è qualcosa in più: un percorso assolutamente personale, una maturazione che non deve essere stata facile, di quello che il padre ha voluto raccontargli, soprattutto alla fine dei suoi giorni, trascorsi ad Orsigna vicino ai suoi cari.

Parlando del film che uscirà nelle sale il 1° aprile, “La fine è il mio inizio”, tratto dal bestseller del padre, ha confessato di aver visto un Elio Germano (che interpreta appunto lui, il figlio Folco) bravissimo, più bravo di lui nei rapporti con il padre. Aggiunge, Folco: “L’unica cosa che gli ho consigliato (ad Elio), è di stargli dietro e di chiedergli tutto il possibile a mio padre”, mimando, con un gesto di rabbia, la presa per il bavero di una giacca di uno spettatore della mostra. Non si è capito quanto lo dicesse al Folco attore, o al Folco figlio, come se in qualche modo fosse ancora forte e vivido il rimpianto di non essere riuscito a farsi raccontare tutto.

 

 

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here