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Venezia 69, sesto giorno: in concorso si sfidano il post ’68 e la mafia giapponese

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Dalla nostra inviata Marilena Vinci. Sesto giorno.

Sono la yakuza e le ribellioni giovanili dei primi anni ’70 i protagonisti della sesta giornata della 69esima Mostra del cinema di Venezia, giunta oggi al giro di boa. In concorso, infatti, passano “Outrage beyond” di Takeshi Kitano e “Après mai” di Olivier Assayas.

Il regista giapponese presenta al Lido il primo sequel (il precedente film è “Outrage” del 2010) della sua carriera, in cui i Sanno sono diventati un’enorme organizzazione criminale espandendo la propria sfera di potere anche sulla politica e sul mondo legale degli affari. “Non sono un cineasta particolarmente apprezzato in Giappone – ha dichiarato Kitano – ma quando girai ‘Outrage’, pensai sicuramente ad una continuazione. Ho pensato che se avessi fatto il primo capitolo in un certo modo avrei potuto girare una seconda parte. Confesso di aver già scritto la sceneggiatura del terzo episodio, vedremo se me lo fanno girare come voglio”, ha anticipato. Anche in questo nuovo lavoro, il regista torna ad affrontare il tema della yakuza, la feroce mafia giapponese e, in merito alla sua interpretazione nel film (di cui è anche attore) racconta: “Una volta avevo contatti con varie persone della yakuza e mi arrivavano voci in merito alla mia rappresentazione sulla scena. C’è chi mi diceva che era buona, chi al contrario lamentava che fosse incompleta. Poi una legge ha vietato ogni tipo di contatto con loro e da allora non so più nulla, non so cosa ne pensano”. Interpellato sulle conseguenze del terremoto in Giappone nel 2011, Kitano dice che “Lo Stato non sta ancora facendo abbastanza. Tutti quanti dicono che le persone sono sostenute dall’amore. In verità, a mio avviso, non stanno facendo nulla di reale ed ho pensato fosse giusto metterlo nel film”. A chi gli chiede cosa pensa dell’uso del 3D Kitano ironizza: “è utile solo per film erotici, altrimenti non serve”. “Outrage beyond”, che al momento non ha distribuzione, sarà presentata anche al prossimo Festival di Toronto.

Molto applaudito alla proiezione per la stampa “Après mai” di Olivier Assayas. Il film del regista francese racconta autobiograficamente la Parigi delle rivolte giovanili all’inizio degli anni Settanta attraverso un gruppo di ragazzi che cerca la rivoluzione tramite l’arte. “Il film parla di un gruppo di liceali che scopre il mondo, il cui impegno sociale era conseguente al periodo rivoluzionario del ’68. – spiega Assayas in conferenza stampa – Rappresenta un periodo della mia vita malinconico in cui c’era un forte amore per la vita e che impregna il film. E’ stata un’epoca molto seria e molto triste. Nella sinistra c’era tutto un atteggiamento violento che si rifletteva sulla personalità dei ragazzi. Tuttavia – precisa – il film non vuol dare messaggi, ho voluto raccontare un vissuto e sta ai giovani vederci qualcosa. Ho fatto un film raccontando degli eventi della mia gioventù con l’augurio che questi possano essere portatori di speranza. Non voglio dirigere lo sguardo dello spettatore. Il cinema non è un mezzo di informazione, sarebbe un inganno”. “Sono cresciuto durante gli anni Settanta, – prosegue – non li ho scelti ed è verso di loro che torno. Questo periodo violento, confuso, contraddittorio, sovrastato dall’ombra del maggio 1968, continua a essere oggetto di malintesi. Io l’ho vissuto, ne sono il peggiore testimone, il viso sull’asfalto, tributario di una prospettiva irrimediabilmente falsata. Ma forse non è il punto di vista più sbagliato per cogliere il caos di quegli anni”. Nel cast Clément Métayer e Lola Creton (vista recentemente come protagonista di “Un amore di giovinezza”). “Gli adolescenti di quegli anni erano molto impegnati – ha detto il protagonista maschile – mentre oggi in Francia hanno un modo diverso di vedere il mondo, in quegli anni la politica era fondamentale, era il modo di seguire il mondo stesso. Oggi sono altri gli elementi che intervengono, non siamo così impegnati”, ammette. “La politica non basta più, – afferma Lola Creton – forse bisogna trovare qualcosa di diverso per potersi esprimere”. “Après mai” uscirà nelle sale italiane in autunno distribuito da Officine Ubu.

A fare notizia oggi è stato anche “Acciaio” di Stefano Mordini presentato alle Giornate degli Autori. Tratto dall’omonimo romanzo di Silvia Avallone, il film è ambientato nell’acciaieria di Piombino e sull’isola d’Elba e tocca per questo l’attualissima questione Ilva di Taranto. “La fabbrica non uccide: – dice il regista in conferenza – ad uccidere è il contesto socio-culturale che le sta attorno”. Ad interpretare il film sono Michele Riondino, Vittoria Puccini e le esordienti Anna Bellezza e Matilde Giannini. Sono tante le coincidenze tra la Lucchini di Piombino e l’Ilva di Taranto sebbene, precisa Riondino – “’Acciaio’ non parla di ambiente, anche perché la Lucchini ha avuto un atteggiamento diverso sul rispetto del territorio a differenza dell’Ilva”. Sull’attuale situazione l’attore pugliese non esita a scagliarsi contro la fabbrica di Taranto e la politica: “E’ deprimente l’idea di trasferire le scelte sui lavoratori, mentre le responsabilità sono altrove, e nel completo disinteresse della politica. Nel frattempo, si deve sopravvivere respirando diossina e benzopirene. Quello che è cambiato ultimamente verso l’Ilva è l’attenzione dei media. Si parla di bustarelle o intercettazioni, ma in realtà sono cose che a Taranto tutti sanno bene. Non c’è politica che si interessi davvero del problema. – denuncia Riondino – La famiglia Riva si è schierata con ogni parte politica, con la chiesa e con i giornali così non ci resta che strappare la scheda elettorale” (cosa che ha fatto l’altra sera in diretta alla trasmissione “Piazzapulita”). “La classe operaia oggi cerca delle possibilità non corrisposte, – dice Mordini – il problema è che mancano i referenti con cui affrontare il discorso, se viene a mancare il dialogo questa classe muore”. Rispetto al libro (che vinse il Campiello) il tono è cambiato: “nel 2001 c’era ancora l’illusione di poter cambiare qualcosa, ora è stata tradita. – afferma la scrittrice Silvia Avallone – Oggi dobbiamo gestire un’incertezza epocale e non sappiamo cosa ci aspetta”.

Per quanto riguarda i film fuori concorso oggi è toccato al documentario sull’autismo “Anton’s right here” del russo Lyubov Arkus e “Disconnect” di Henry Alex Rubin. Quest’ultimo, che uscirà in Italia nel 2013 distribuito da Filmauro, affronta il tema delle relazioni virtuali sul web e dell’estraneamento dalla vita reale fatta di rapporti veri.

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