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Teresa Romagnoli: “I social sono un alter ego. È tutto pubblico, meglio non abusarne”

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La nostra intervista alla giovane attrice figlia di Giallini e Gassmann in “Beata Ignoranza”

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di Ivana Calò

Si sta parlando molto di lei in questi giorni. Teresa Romagnoli ha 25 anni e il suo primo film arriva ora nelle sale. È “Beata Ignoranza” di Massimiliano Bruno che la vede al fianco di tre grandi nomi del cinema italiano: Marco Giallini, Alessandro Gassmann e Carolina Crescentini. Il suo ruolo è quello di figlia: Giallini è il padre che l’ha cresciuta, Gassmann il genitore biologico. Due padri che si detestano e hanno due visioni opposte dei social network: il primo li odia, l’altro no.

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Parlami di Nina.
Nina è una ragazza forte e determinata, molto più matura della sua età. È un personaggio interessante perché si evolve e trasforma, fa dei passi avanti anche nelle sue dinamiche emotive legate al rapporto con i genitori. È una ragazza con la testa sulle spalle che compie un grande gesto di maturità.

Cosa puoi dirmi di questa esperienza?
Sono stata fortunata, perché nella mia prima prova cinematografica ho conosciuto attori straordinari, per me molto stimolanti, e persone interessanti. Mi porto dietro un bagaglio carico di emozioni e insegnamenti, come il rigore di Alessandro Gassmann, è preciso e metodico, elastico al contempo. Ed è proprio bello vederlo lavorare. Di Marco Giallini mi ha colpito la prontezza, anzi reattività, ecco la parola giusta. Quando lui recita, colora la scena e devi essere pronta a coglierla e a rispondere di conseguenza. È istintivo, sente tutto.

Com’era l’atmosfera sul set?
Sono due professionisti, sono prima di tutto persone, e mi sono trovata benissimo. Hanno due attitudini diverse e insieme creano la giusta sinergia. Hanno una comicità che travolge il set. Massimiliano Bruno ha il potere di creare un ambiente disteso in cui è proprio bello lavorare, e si nota la sua enorme generosità. Questa esperienza per me è stata davvero formativa e serena. E ho legato molto con Emanuela Fanelli e Luca Angeletti: hanno strutturato personaggi molto comici. È bello quando c’è professionalità, leggerezza e serietà. Sono state tante le occasioni in cui si rideva di gusto. È fantastico, insomma, lavorare con lui. Io poi ho amato “Nessuno mi può giudicare”, quel film è un gioiellino. Speriamo che “Beata Ignoranza” conquisti la stessa stima, anche se io sono di parte.

Parlando del tema del film, qual è il tuo rapporto con i social?
Sono attiva e li uso, prevalentemente Instagram, ma dentro c’è poco di troppo personale. È un alter ego e non bisognerebbe abusarne. È tutto pubblico.

Qual è il cinema che ti piace?
Tra i primi film di cui mi sono innamorata c’è “Ovosodo” e da lì in poi ho sempre seguito Paolo Virzì. Avevo 13 anni, che tenerezza! E tra i registi stranieri mi piacciono Woody Allen e Quentin Tarantino.

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