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Da Gipi a Terracciano, ecco i “docenti di cinema” del Napoli Film Festival 2011

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Cinque incontri con altrettanti registi, per capire davvero come nasce un’opera cinematografica. E’ questo “Parole di Cinema”, la consueta serie di incontri che il Napoli Film Festival propone durante la rassegna, che quest’anno si svolgerà dal 13 al 18 ottobre.

A Castel Sant’Elmo gli studenti dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli potranno quindi ascoltare una lezione di cinema di Maurizio Nichetti, Gipi (all’anagrafe Gian Alfonso Pacinotti), Cecilia Mangini, Sergio Staino e Vincenzo Terracciano.

A coordinare gli incontri, che si terranno alle ore 10 nell’auditorium del castello, sarà come di consueto Augusto Sainati, docente di storia del cinema al Suor Orsola.

La serie di lezioni sarà inaugurata da Maurizio Nichetti che proporrà agli studenti “Ladri di saponette” e poi lo analizzerà con loro al termine della visione. Stesso schema per Gipi che presenta “L’ultimo terrestre”, reduce dal successo di Venezia 68, poi toccherà alla documentarista Cecilia Mangini che presenta alcune opere sul tema delle periferie cittadini. Chiuderanno la settimana di incontri Staino (con “Cavalli si nasce”) e Vincenzo Terracciano con il suo “Tris di donne & abiti nuziali”.

Si è intanto conclusa la selezione per i concorsi Schermo Napoli Corti e Documentari, i due concorsi pronti anche quest’anno a valorizzare i giovani cineasti campani: i corti ammessi al concorso sono 42, mentre 20 sono le opere selezionate per Schermo Napoli Documentari.

Molto attive anche le scuole, che sviluppano insieme al Napoli Film Festival il progetto per coltivare la passione dei giovanissimi registi: saranno 19 i cortometraggi in concorso a Castel Sant’Elmo nella sezione Schermo Napoli Scuola, con opere provenienti da scuole di ogni ordine e grado di tutte e cinque le province della Campania.

Tra le iniziative collaterali al Napoli Film Festival spicca quest’anno la mostra “Wormhole / Buco di verme”, dell’artista napoletano Alessandro Cocchia. “Il titolo nasce dalla definizione data in fisica ai teorici tunnel capaci di collegare velocemente punti lontani dell’universo – spiega Cocchia – e io infatti cerco di collegare la mia natura a culture diverse, spesso lontane geograficamente, che si esprimono attraverso segni e simbologie simili”. La mostra sarà allestita nelle sale di Castel Sant’Elmo.

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