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“Sorelle Mai”, Bellocchio racconta la sua famiglia

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Video conferenza stampa e interviste a Marco Bellocchio, Donatella Finocchiaro, Alba Rohrwacher, Pier Giorgio Bellocchio

Per il suo ultimo film Marco Belllocchio torna in Val Trebbia, a Bobbio, dove è nato e dove la sua famiglia conserva le radici. La grande casa che fa da set a “Sorelle Mai”, prodotto con il contributo di Rai Cinema e distribuito da Teodora in quaranta coraggiose copie, è la stessa di quella rivoluzionaria opera prima, “I pugni in tasca” (1965), all’epoca accolta come un manifesto anticipatore della contestazione sessantottina.  Se pur in modo diverso, anche questa pellicola è rivoluzionaria: prima di tutto perché spiazza lo spettatore che si aspetta un intreccio tradizionale e poi perché si respira, sin dall’inizio, la voglia del regista di raccontare in assoluta libertà, lasciandosi trasportare dal pulsare delle emozioni e senza badare alle ragioni del botteghino.

Nato dai corsi estivi che Bellocchio organizza ogni anno per gli studenti di cinema, “Sorelle Mai” è in realtà la somma di sei piccoli film, girati tra il 1999 e il 2008. Non si tratta di storie staccate: si parla di avvenimenti che riguardano una stessa famiglia, i Mai (per il regista è un omaggio alle sorelle, chiamate così per finzione e con riferimento a quelle “circostanze” familiari che le ha costrette a rimanere nella protezione di un benessere di provincia), mentre con il passare degli anni assistiamo alla crescita, fisica ed emotiva, dei personaggi-attori. Ci sono dunque le zie (due ottuagenarie interpretate dalle sorelle di Bellocchio, Letizia e Maria Luisa); c’è il nipote Giorgio (il figlio Pier Giorgio Bellocchio), sempre più insicuro sul proprio futuro; c’è sua sorella Sara (Donatella Finocchiaro), che pur di inseguire il sogno di attrice si trasferisce a Milano lasciando al paese la figlioletta (Elena, l’altra figlia del regista). A completare il quadro, ecco l’amico di famiglia e amministratore dei beni (Gianni Schicchi Gabrieli), e un’insegnante di liceo (Alba Rohrwacher) contesa tra pene amorose e responsabilità professionali.

Tanti gli spunti riflessivi: lo scorrere del tempo (percepito attraverso la crescita di Elena, che vediamo dai quattro ai quattordici anni), l’incertezza del futuro oltre la provincia, la certezza-prigione dei legami familiari. E però i fantasmi che infestavano la casa de “I pugni in tasca” sono spariti: “adesso e ormai da tempo – assicura il regista – non c’è più sarcasmo nel tornare a quei luoghi, tutto è ormai pacificato”. Da notare la bella interpretazione degli attori: dai professionisti Bellocchio junior, Finocchiaro e Rohrwacher, ai non professionisti, le zie (tenere e comiche, ma soprattutto autentiche), Elena con la sua spontaneità, e l’amico Gianni, a cui tra l’altro è affidato un finale immensamente poetico. Chiaramente si tratta di una storia autobiografica, un racconto personalissimo fatto di epifanie: se solo Bellocchio l’avesse sviluppato un po’ di più sarebbe potuto diventare qualcosa di universale. Un piccolo grande film per intenditori, insomma, non per tutti.

Alcuni commenti della critica:

“Non è da tutti trasformare un’esercitazione scolastica in un film d’autore. Marco Bellocchio c’è riuscito, con i rischi che un’operazione di questo tipo comporta. (…) Sorelle Mai non è un tradizionale film di finzione. Racconta sì una ‘storia’ ma lo fa con una libertà che potrebbe anche disorientare lo spettatore che si aspetta la tradizionale struttura di un film. Alla fine non ci sono risposte certe. (…) Tutto è solo accennato, fatto intuire, suggerito”.
Paolo Mereghetti, Corriere della Sera

“E’ come se il regista ci facesse entrare, come un artista rinascimentale, nella sua bottega, mostrandoci al tempo stesso l’inconscio dei suoi film. (…) Sorelle Mai sarà per gli spettatori un’esperienza spiazzante, ma è un gioiello, profondamente personale”.
Alberto Crespi, l’Unità

“E’ un’occasione da non mancare per immergersi nel flusso, dalla seduzione ipnotica, di un vero autore. Un film dal respiro che non ansima, ma si rivela poco a poco, così che i piccoli tocchi dei segmenti si legano poi nel disegno corale. (…) Impressiona la bravura delle interpreti improvvisate, le due zie ed Elena, quella di Gianni Schicchi Gabrielli, di Donatella Finocchiaro e di Alba Rohrwacher. Ma è Pier Giorgio Bellocchio il magnete della bussola dinastica”.
Natalino Bruzzone, Il Secolo XIX

“Sorelle Mai è un’(in)fedele autobiografia e, soprattutto, il piccolo film di un grande regista. (…) Inquieta l’alchimia di pubblico e privato, urgente e poetica la messa in scena, più che a Mann piacerebbe a Duchamp: è un sorprendente ready-made”.
Federico Pontiggia, il Fatto Quotidiano

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